XI DOMENICA DOPO PENTECOSTE

1Re 18, 16b-40a; Sal 15; Rm 11,1-15; Mt 21,33-46

“Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua nel canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: ‘Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!’”. (1Re 18)

Elia punisce i falsi profeti che vorrebbero orientare il popolo verso il culto di Baal e manifesta la vera identità del Signore che cancella ogni traccia del loro sacrificio. Il Dio d’Israele è il Dio della storia della salvezza, di Abramo, di Isacco e Giacobbe, che si manifesta al suo popolo e l’atto di fede espresso dai presenti “Il Signore è Dio” è la vera risposta ad ogni dubbio. 
Anche Gesù nella parabola dei vignaioli omicidi sottolinea il dramma dell’infedeltà che li porta ad eliminare persino il figlio del padrone della vigna. Si rivolge ai capi dei sacerdoti e ai farisei imputando loro la mancanza di fedeltà alla loro missione e preannunciando la rovina. Voler scardinare gli insegnamenti e il rispetto alla verità porta inevitabilmente alla caduta di ogni valore e questo è già il primo aspetto del castigo che la caduta comporta. Il regno di Dio – promette Gesù – sarà tolto al popolo infedele e sarà dato a chi ne produca i frutti.

 

Preghiamo col Salmo

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore:
“Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene”.

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