Sabato, Settimana della XII Domenica dopo Pentecoste

Dt 7,6-14a; Sal 95; Ef 2,19-22; Mt 15,21-28

“Fratelli, voi non siete più stranieri nè ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”. (Ef 2)

Mosè dice al suo popolo di non dimenticare la propria condizione di ‘popolo consacrato al Signore’, e l’apostolo Paolo lo ribadisce dicendo che siamo tutti ‘familiari di Dio’. Questa non è una riduzaione di libertà, ma un vincolo di Dio nei nostri confronti: “Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti”. A noi dunque sta di riconoscere questo impegno che il Signore si è assunto verso coloro che egli stesso si è scelti.
Una scelta dettata non da decisione di discriminazione, nè per farne un poolo potente o numeroso, ma per ricordare a tutti e sempre il giuramento fatto da Dio ai padri: l’amore di Dio è fedele, libera dalla schiavitù e riscatta da ogni condizione servile. Una fedeltà che dura per sempre e che costruisce la famiglia di Dio, con quanti lo ricoonoscono e a lui si affidano.

 

Preghiamo col Salmo

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

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