Giovedì 15 marzo

Gen 35,9-20.22b-26; Sal 118 (119); Pr 25,1; 27,9-11a; Mt 7,21-29

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.» (Mt 7,21)

La parola di Gesù oggi è sorprendente. Ieri si parlava di un albero buono che può essere riconosciuto dai frutti che produce. Dire “Signore, Signore”, cioè pregare, profetare nel suo nome, scacciare i demoni, compiere prodigi e miracoli, non sono frutti buoni che dovrebbero rivelare la bontà dell’albero? Come può allora Gesù definirle “opere di iniquità”, compiute da chi lui non conosce? Forse – possiamo provare a rispondere – ai suoi occhi non conta solo ciò che si fa, ma come lo si fa. Lo stile e il cuore che si manifestano nelle nostre opere. Si possono fare anche cose buone e belle, ma con uno stile che contraddice il vangelo, come ad esempio accade quando cerchiamo lo sguardo ammirato degli altri o la loro ricompensa. Costruire la casa sulla roccia della parola di Dio significa vigilare sull’intenzione del cuore che anima il nostro agire.

Preghiamo

Vieni, o Santo Spirito,
purifica le nostre labbra
perché dicano con verità:
“Signore, Signore”.
Purifica i nostri gesti,
perché siano obbedienti al Vangelo.

[«Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?» Lc 12,57 – LO SPIRITO, MAESTRO INTERIORE –
Quaresima e Pasqua 2018 -Centro Ambrosiano]

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