Es 19,3-8; Sal 95; 2Cor 1,18-20; Gv 12,31-36a

Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte. (Es 19)

I testi della liturgia odierna insistono sul movimento: dall’uomo a Dio e da Dio all’uomo.
Siamo chiamati a salire, come Mosè, a lasciare le cose dell’ordinaria attività per guardare più alto, per ascoltare, per rispondere alla chiamata di Dio che ci innalza. “Ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me”, dice il Signore a Mosè. Dal’alto Dio indica agli uomini il senso e la vera consistenza del creato.
Ma Dio è sceso sulla terra per innalzare l’umanità dal regno del peccato al suo regno e lo ha fatto lasciando che il Cristo venisse innalzato sulla croce. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” dice Gesù alla folla che fatica a capire. Dio non vuole un’umanità prostrata, ma la chiama a salire il monte, ad ascolatare la sua parola: è il grande cammino dell’alleanza di Dio con il suo popolo e l’intera umanità.

 

Preghiamo col Salmo

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude,
davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

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