Mercoledì', Settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

S. Giacomo, apostolo

 

Sap 5,1-9.15; Sal 125; 2Cor 4,7-15; Mt 20,20-28

«Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”». (Mt 20)

Il discepolo è chiamato a condividere la vita di Gesù, senza ambire ai premi, ai primi posti, ma, come Lui, deve saper servire fino ad arrivare a dare la propria vita. Servire è mettersi al di sotto degli altri, quindi dimenticarsi, lasciare da parte i propri bisogni, le proprie esigenze, i propri desideri e soddisfare quelli altrui, e ciò richiede spesso una forte capacità di abnegazione.
Gesù dice a Giacomo e Giovanni che possono “bere il calice” ed è come se dicesse: “Certo, potete partecipare alle mie sofferenze, ma qual è il premio lo sa solo il Padre”. Noi cristiani siamo chiamati a dare con Gesù la vita, certi che se rimaniamo uniti a Lui, il traguardo finale sarà la vita eterna, la vita in Dio che è Amore.

 

Preghiamo col Salmo

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

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