Ger 31,1-7; Sal 104 (105); Zc 14,1-11; Mt 23,1-12

 

«Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra guida, il Cristo».  (Mt 23,8-10)

 

Il Vangelo di oggi ci aiuta a mettere in evidenza una modalità un po’ particolare che abbiamo di vivere le nostre relazioni: sentirsi maestri e guide di altri o chiamare padre colui al quale vogliamo riconoscere una particolare importanza. Sono modalità molto comuni e non ci sembrano sbagliate; possono essere pericolose e quindi da evitare. La tentazione di possedere le persone, di esercitare un potere particolare su di loro, trasforma le relazioni in un tentativo di predominio. Anche nella Chiesa esistono ruoli e responsabilità diverse: coloro che li svolgono devono saperli realizzare come servizio alla comunità secondo il modello di Gesù che si fa esempio di relazione con gli uomini. Egli agisce in modo autorevole, carismatico, a volte anche seduttivo, ma soprattutto si pone sempre in atteggiamento di sevizio, in ginocchio per lavare i piedi ai suoi discepoli.

 

Preghiamo

 

Custodisci, o Padre, la tua Chiesa

con la tua continua benevolenza,

e poiché, a causa della debolezza umana,

non può sostenersi senza di te,

il tuo aiuto la liberi sempre da ogni pericolo

e la guidi alla salvezza eterna.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

[da: “La Parola ogni giorno.Gesù verità della storia. Avvento e Natale 2016”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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