Domenica 14 maggio – V di Pasqua

 

 

 

At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Sal 65 (66); Fil 2,12-16; Gv 14,21-24

 

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14,23-24).

 

Gesù risponde a una domanda di Giuda, non l’Iscariota, e precisa le condizioni della sua venuta con il Padre. L’amore del Figlio e l’osservanza/custodia della Parola sono il segno che caratterizza i credenti. Si comprende perché nel Vangelo di Giovanni l’amore separa i credenti dagli altri uomini. Ciò non significa che essi si isolano, come se fossero un gruppo settario, in quanto l’amore è il segno di appartenenza alla comunità, un segno identitario che essi ricevono da Gesù stesso. Nonostante i modi di incarnare il messaggio di Gesù siano differenti, essi hanno in comune il comandamento dell’amore, che si radica nell’amore del Padre per il Figlio. «Amare come» Gesù è amare con lo stesso amore del Padre per il Figlio, quindi manifestare la presenza dell’amore trinitario. Il segno più importante e determinante dell’identità cristiana è proprio l’amore, nella modalità che Gesù ha rivelato al mondo per mezzo della sua vicenda, attraverso la sua morte e risurrezione.

 

Preghiamo

 

Signore Gesù,

noi spesso parliamo di amore

ma intendiamo una realtà molto umana, improntata su di noi.

Tu ci insegni un amore più grande,

lo stesso che ti unisce al Padre.

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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