Gen 21,1-4.6-7; Sal 118 (119); Pr 9,1-6.10; Mt 6,16-18

 

 

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. ( Mt 6,16-18)

 

 

 

Nella vita cristiana e in particolar modo in questo tempo di Quaresima il digiuno è una pratica da ricercare. Un digiuno che coinvolga tutta la nostra persona, la nostra corporeità, i nostri pensieri e sentimenti. È quella sobrietà del cibo, degli affetti, del possesso e dell’uso delle cose che restituisce alla vita le sue priorità. C’è un altro cibo che alimenta la nostra esistenza e dà senso alla vita: la Parola stessa di Dio. Gesù ci fa compiere un altro passo in avanti o, meglio, in profondità. Ciò che gli sta a cuore è l’intenzione, la motivazione di ciò che facciamo: non per gli uomini, ma per Dio. Possiamo anche noi compiere piccoli sacrifici d’amore nel segreto e nell’umiltà, garanzia di gratuità.

 

Preghiamo

 

Signore Gesù, tu sei i miei giorni, non ho altri che te nella mia vita.

Tu, o Signore, mi basti.

Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore;

Tu sei la mia casa, la mia dimora,

il mio vestito, il mio cibo, Tu sei il mio desiderio.

 

(Luigi Serenthà)

 

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

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