Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

“Io sono il pane vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo”. (Gv 6,51)

Molte sono le indicazioni che ci vengono dalla solennità del Corpo e del Sangue del Signore; innazitutto il messaggio di fondo che ci viene dalle odierne letture: la comunione con Dio e con i fratelli. Il pane e il vino consacrati ci parlano di un Dio che si fa dono, di un Dio che diventa cibo per noi, di un Dio che prnde l’iniziativa, di un Dio che liberandoci vuol fare un’alleanza con noi.

L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. I nostri rapporti con Dio sono avvolti nel mistero: ci vuole un gran coraggio e una grande fede per dire: “Qui c’è il Signore!”. Se guardo a me stesso, mi trovo sempre piccolo, imperfetto, peccatore, pieno di limiti. Eppure Dio mi ama, come ama tutti gli uomini, fino a farsi nostro cibo e bevanda per comunicarci la sua vita divina, farci vivere la sua vita di amore.

L’Eucaristia non è credibile se rimane un rito, il ricordo di un fatto successo duemila anni fa. È invece una “scuola di vita”, una proposta di amore che coinvolge tutta la mia vita: deve rendermi disponibile ad amare il prossimo, fino a dare la mia vita per gli altri. Secondo l’esempio che Gesù ci ha lasciato.

 

Preghiamo

 

“Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore.

Chi mangia di questo pane vivrà in eterno;

e il pane che io darò e’ la mia carne per la vita del mondo”. (Gv 9)


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