Domenica 30 aprile – III di Pasqua

 

 

At 19,1b-7; Sal 106 (107); Eb 9,11-15; Gv 1,29-34

 

Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”» (Gv 1,29-30).

 

La relazione di Giovanni Battista con Gesù è raccontata dall’evangelista con sorprendente sobrietà. Il narratore non dice se uno è stato il maestro dell’altro e nemmeno specifica la circostanza del loro incontro. Giovanni identifica Gesù come «l’agnello di Dio». Che cosa significa questa espressione? Essa evoca la figura del servo sofferente di cui aveva parlato il profeta Isaia (cfr. Is 53,7): Gesù sarebbe dunque quel servo che prende su di sé la condizione peccatrice del mondo. Si evoca pure la figura dell’agnello pasquale (cfr. Es 12), il cui sangue era posto sugli stipiti per la salvezza dei primogeniti d’Israele. Questi riferimenti permettono di comprendere la pregnanza di un’immagine che, mentre evoca la tradizione biblica, delinea la missione di Gesù nei confronti dell’umanità. La liturgia latina ridice queste parole nel momento in cui il sacerdote mostra all’assemblea il pane eucaristico. Nutrirsi di quel pane è entrare in comunione con il sacrificio della croce.

 

Preghiamo

 

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

liberaci dai peccati!

Agnello di Dio,

che hai preso su di te i peccati del mondo,

fa’ che percepiamo il grande dono della salvezza.

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

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