Sabato 13 maggio

 

 

At 14,1-7.21-27; Sal 141 (145); 1Cor 15,29-34b; Gv 7,32-36

 

Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci?» (Gv 7,33-35).

 

L’evangelista Giovanni ama moltissimo utilizzare il malinteso: Gesù afferma qualcosa che viene compreso in malo modo dai suoi contemporanei; il lettore, tuttavia, è messo sulla buona strada per intendere quanto Gesù voleva comunicare. La partenza di Gesù viene interpretata come un possibile passaggio alla diaspora greca. In realtà Gesù intende dire che egli va verso il Padre. Tuttavia l’idea di andare verso il mondo greco non è del tutto errata, in quanto la buona notizia ha raggiunto, ai tempi dell’evangelista, tutto il Mediterraneo. Gesù allude pure al fatto che pur essendo cercato non sarà trovato. È questa una caratteristica tipica di Gesù: egli pare sottrarsi a una ricerca che lo vuole catturare. In altre parole, chi lo cerca deve mutare i propri criteri, i propri schemi, per poter trovare Gesù. Non ci è dato di possedere Gesù come fosse una cosa, ma ci è chiesto di continuare a cercarlo come un mistero che ci supera.

 

Preghiamo

 

Signore Gesù,

in qualche occasione vorremmo prenderti,

quasi possederti per noi.

Invece tu chiedi di mutare i nostri criteri

per aprirci al tuo mistero.

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

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