Domenica 21 maggio

 

 

At 4,8-14; Sal 117 (118); 1Cor 2,12-16; Gv 14,25-29

 

«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,25-26).  

 

Il Vangelo di Giovanni sottolinea fortemente il ruolo dello Spirito, chiamato «Paraclito», cioè «consolatore», «esortatore». Prima di introdurre il ruolo del Paraclito, le parole di Gesù suonano come un passaggio del testimone. Egli apre la strada al suo successore, lo Spirito, che approfondirà l’insegnamento dato da lui lungo tutto il suo ministero e impedirà che esso cada nell’oblio. Il Padre che ha mandato Gesù, manderà nel suo nome lo Spirito. Questo passo appare come la giustificazione dell’esistenza del Vangelo di Giovanni, dove questa intelligenza di Gesù può interiorizzarsi, approfondirsi e attualizzarsi. Il lettore del Vangelo, proprio per mezzo del dono dello Spirito che ha ricevuto, può diventare contemporaneo degli eventi narrati da Giovanni e penetrare il loro senso che istruisce la fede. Senza l’azione dello Spirito che persuade a credere, tutto si ridurrebbe a puro esercizio intellettuale; invece proprio lo Spirito permette di cogliere la qualità di dono che è la fede e il cammino che l’accompagna.

 

Preghiamo

 

Signore Gesù,

il dono del tuo Spirito c’introduce nella verità della fede.

Effondi su di noi il Paraclito

che ci ricordi quanto hai compiuto

e ci faccia penetrare nel tesoro della tua Parola.

 

 

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