Gen 37,2-28; Sal 118 (119), 121-128; Pr 28,7-13; Mc 8,27-33

 

 

Per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. (Mc 8,27-30)

 

A ridosso della settimana più importante dell’anno per il cristiano, Gesù ci costringe ad una presa di posizione nei suoi confronti e ci rivolge la domanda decisiva, quella centrale della nostra vita: «Ma voi, chi dite che io sia?», «per voi che vi professate miei discepoli, che vi dichiarate cristiani praticanti… chi sono io?».

Questa domanda ha una valenza esistenziale perché capire chi è Gesù è capire cosa siamo chiamati a fare nella e della nostra vita. La risposta è certamente compromettente e coinvolge la libertà di ciascuno: quanto sono disposto a mettermi in gioco per lui? Nella mia vita come esprimo concretamente il fatto che lui è il mio Signore? Il Figlio di Dio?  

 

Preghiamo

 

Chi è Gesù per me?

La parola che devo dire.

La vita che devo vivere.

L’amore che deve essere amato.

Gesù è il mio Dio, è la mia vita. 

Gesù è il mio unico amore, Gesù è tutto per me. 

Gesù, per me, è l’unico.

(Santa Madre Teresa di Calcutta)

 

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

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