MERCOLEDÌ 12 APRILE – Mercoledì della Settimana Autentica

 

Gb 42,10-17; Sal 118 (119), 169-176; Tb 7,1a-b.13-8,8; Mt 26,14-16

 

Il Signore ristabilì la sorte di Giobbe, dopo che egli ebbe pregato per i suoi amici. Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. Ebbe anche sette figli e tre figlie. Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.   (Gb 42,10a.12a-13.16-17)

 

E’ difficile abituare il cristiano ad una dedizione continua per amore. Ma il cristiano non può andare alla Pasqua senza una responsabilità per il mondo e senza la comunione del soffrire. In questi giorni mi è chiesto di spingermi ad un amore più grande e ad un dono che va oltre il mio soffrire privato. Giobbe e Gesù stesso mi educano ad un soffrire che va oltre, che supera ogni possibile misura. Sarà necessario che in questi giorni non resti fermo troppo sulle mie crisi personali; il cammino verso Gerusalemme sono nuove pazienze ecclesiali, un rinnovato sforzo nelle relazioni e nel fare i primi passi verso nuove riconciliazioni. L’anonimato della folla è sempre carico di mistero, di sofferenze e di possibilità. Mi conceda il Signore di essere presente.

 

Preghiamo

 

Anche l’amico in cui confidavo,

anche lui, che mangiava il mio pane,

alza contro di me il suo calcagno.

Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,

che io li possa ripagare.           

          (dal Salmo 40)

 

[da: La Parola ogni giorno. L’esistenza “in Cristo”, Quaresima e Pasqua 2017, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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