Ger 7,1-11; Sal 106 (107); Zc 8,10-17; Mt 16,1-12

 

 

«I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo… “Sapete dunque interpretare l’aspetto dei cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?”»  (Mt 16,1.3b)

 

Che senso ha chiedere un segno quando già lo abbiamo? Forse non siamo ancora capaci di vedere? La gente del tempo che vede Gesù non si accorge e quindi non lo riconosce come segno che ha significato e valore. Ma perché non ci si accorge? Forse non c’è ancora la disponibilità per lasciarsi incontrare.

Forse, anche per noi oggi, come per i farisei, Gesù è un segno a parole e non un segno che ci “segna” veramente, che traccia in noi una strada, uno stile, un segno che fa succedere qualcosa di importante! Proviamo a riflettere: che cosa potrebbe succedere in me quando Gesù mi segna la vita? Che senso ha per me l’incontro con Gesù, oggi? So accogliere Gesù come segno, affinché tutto divenga significativo e significante?

 

 

Preghiamo

 

Il popolo che camminava nelle tenebre

ha visto una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

Hai moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete

e come si esulta quando si divide la preda.

            (Is 9,1-2)

 

[da: “La Parola ogni giorno.Gesù verità della storia. Avvento e Natale 2016”, Centro Ambrosiano, Milano]

 

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