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Costruire la nuova terra

Mercoledì della III settimana di Pasqua

17 Aprile 2024

At 8,18-25; Sal 32; Gv 6,1-15

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. (Gv 6,14-15)

La grandezza sfolgorante della Pasqua, la forza sprigionata dalla vittoria sulla morte, l’eternità spalancata dal Figlio di Dio nella sua morte e nella sua risurrezione non hanno i toni e la visibilità che spesso nel nostro mondo cerchiamo. Anche dopo quella inattesa vicenda, in cui i cinque pani e i due pesci di un ragazzino hanno potuto sfamare i cinquemila, Gesù preferisce un profilo dimesso, silenzioso, nascosto. Se lo cercano per farlo re, vuol dire che non hanno capito, non ancora. Del resto, non era possibile comprendere i gesti e le parole di Gesù prima della sua consegna, della sua morte in croce; e prima della Pasqua. La vera grandezza sarà quella espressa dal perdono nell’ingiusta condanna; dalla condiscendenza di Dio verso l’umanità perduta e di nuovo salvata. La vera regalità del Cristo, «il profeta» atteso, risiede in questa dedizione senza confini e senza condizioni. Se non lo cerchiamo in questa direzione, non lo troveremo, non sapremo salire sul monte del suo silenzioso amore che si dona.

Preghiamo

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

dal Salmo 32