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Si tratta della nostra risurrezione

Giovedì della II settimana di Pasqua

11 Aprile 2024

At 4,13-21; Sal 92; Gv 3,7b-15

Il Signore Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». (Gv 3,13-15)

Nel Vangelo secondo Giovanni, troviamo queste parole di Gesù a Nicodemo proprio all’inizio del suo ministero pubblico, come un annuncio di quanto poi accadrà, una chiave di lettura del suo percorso di predicazione, fino alla morte di croce. Perché la risurrezione che in questo tempo celebriamo ci ricorda che il dono della vita, il sacrificio di sé per amore è la strada dell’eternità, è strumento di salvezza. E se questo dono è quello della vita del Figlio di Dio, significa per noi che l’ira di Dio è superata, il perdono è possibile, la salvezza ha una strada aperta per tutti e per tutta la storia. Seguire questo percorso, che Giovanni ci indica sin da subito (come già fatto nel suo Prologo) è l’invito che possiamo raccogliere perché possa appartenerci il futuro che Dio scrive per la sua creazione, di cui facciamo felicemente parte. La strada per il «cielo» è Gesù, lui quello da seguire, i suoi passi quelli da fare nostri.

Preghiamo

Quando uscisti, Dio,
guidando il tuo popolo,
aprendogli la strada
e stando in mezzo a lui,
la terra si agitò
e le acque sgorgarono dal cielo, alleluia.

dalla liturgia del giorno