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Teatro

Hamnet, il potere di una buona storia per alleviare il dolore

La regista Chloé Zhao sceglie di raccontare (con poca fedeltà storica, ma con molto cuore) i “dietro le quinte”, come la vita privata in cui il poeta trova le sue muse e i suoi tormenti

di Gabriele LINGIARDI

13 Febbraio 2026
Una folla cupa vestita con abiti storici si raduna stretta dietro una ringhiera di legno. La donna al centro, con le mani giunte, appare ansiosa e trasmette tensione.

I dettagli fanno la differenza, al cinema soprattutto. Hamnet – Nel nome del figlio è un biopic su William Shakespeare e, soprattutto, su sua moglie Agnes (detta Anne) impossibile da immaginare prima di vederlo.

La trama

La regista Chloé Zhao (Nomadland, Eternals) adatta il romanzo di Maggie O’Farrell in un film così universale che, fino agli ultimi – straordinari – minuti ci si dimentica che parli del Bardo. Il centro è infatti occupato dall’amore che il poeta e sua moglie condividono e dall’affetto verso i propri figli. Uno di questi, Hamnet, muore a soli 11 anni. Il dolore dell’assenza genera una ferita lancinante che i due proveranno a rimarginare, ciascuno a proprio modo. Anne con la sua capacità, quasi magica, di essere in contatto con la natura, William attraverso le sue parole.

Due persone in abiti medievali si esercitano nel combattimento con la spada usando dei bastoni in un giardino. Una persona si accovaccia in posizione difensiva, mentre l'altra si lancia in avanti. La scena è tesa ma giocosa.
Il protagonista, Paul Mescal

Eccoli qui i dettagli che fanno la differenza: nella prima sequenza di racconto, con il mito di Orfeo ed Euridice narrato nel bosco, i più attenti possono notare la natura, le fronde e il vento, produrre rumori in armonia con le parole del poeta.

Non osserviamo la scena, ma gli spettatori

Hamnet sceglie di raccontare (con poca fedeltà storica, ma con molto cuore) i “dietro le quinte”. La vita privata in cui il poeta trova le sue muse e i suoi tormenti. La regia, un po’ troppo impegnata a cercare la scena madre, riesce però a lavorare con gli attori come nessun film ha saputo fare quest’anno. Le performance di Jessie Buckley e Paul Mescal sono di incredibile trasporto. La cosa inaspettata è però la qualità recitativa delle comparse.

Una persona è in piedi su un palco di legno e osserva un grande e dettagliato fondale raffigurante una foresta. La scena trasmette un senso di contemplazione e immersione artistica.
Una scena del film

In una sequenza di teatro, la prospettiva è prevalentemente ribaltata. Noi, spettatori, osserviamo il pubblico della rappresentazione. I loro occhi sono rapiti, tutti respirano all’unisono come di fronte a un rito meditativo. Si vede in loro il desiderio empatico di poter saltare su e toccare gli attori. Se vedete il film al cinema, noterete che, probabilmente, tutta la sala sarà nello stesso stato di trance. È questo il punto di Hamnet: una buona storia può metterci in contatto con i nostri desideri più profondi.

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La scheda del film

Regia di Chloé Zhao. Con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot.

Genere Drammatico, USA, 2025, durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 5 febbraio 2026 distribuito da Universal Pictures

 

Temi: lutto, famiglia, teatro, amore, identificazione, fantasia, empatia

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