Seveso ha fatto memoria, a cinquant’anni dal disastro ambientale dell’Icmesa, con la fuoriuscita di diossina dallo stabilimento chimico della Givaudan che provocò il più grave disastro ambientale della storia del nostro Paese.
Accompagnato dai ministri delle altre confessioni religiose, l’arcivescovo Delpini ha raggiunto il Bosco delle Querce, che sorge nel cuore delle terre che furono contaminate, attraversando strade che cinquant’anni fa erano bloccate e case che molti abitanti furono costretti ad abbandonare. Lo smarrimento e la paura di quei giorni sono ormai un lontano ricordo, ma la memoria è occasione per comprendere come da una tragedia possa rinascere la vita.

Le testimonianze
Nel primo momento svoltosi al Centro pastorale ambrosiano il dottor Ambrogio Bertoglio, operatore sanitario che fu in prima linea nel gestire l’emergenza, ha ricordato l’autentico miracolo che la comunità di Seveso riuscì a compiere, rimanendo unita, senza cedere agli allarmismi seminati da media spesso superficiali, e trovando le risorse umane e spirituali per non disgregarsi di fronte alla paura.

Furono giorni difficili, soprattutto per i più giovani e per le donne in attesa di un figlio, che vennero invitate ad abortire per evitare possibili malformazioni dei loro feti. Elisa Fumagalli, allora giovane mamma, ha raccontato come ci fu la forza di contrastare questa ideologia di morte, con il sostegno dell’intera comunità cristiana, che non abbandonò Seveso e riuscì a far sì che si guardasse con fiducia al futuro.
Al Bosco delle Querce
Dal Centro pastorale il cammino silenzioso dei fedeli arrivati a Seveso si è diretto al vicino Bosco delle Querce, memoriale ambientale del disastro, per l’occasione arricchito di un’edicola votiva dedicata a San Francesco, benedetta durante la serata dall’Arcivescovo.
Nel suo intervento la sindaca di Seveso Alessia Borroni ha ricordato il grande significato di un luogo di bellezza che sorge sui terreni un tempo contaminati ed è un richiamo alla responsabilità di tutti per l’impegno alla custodia del creato.

Le parole del Cantico delle Creature hanno accompagnato l’inizio della seconda parte del cammino, che ha condotto alla riflessione dell’Arcivescovo. Monsignor Delpini ha sottolineato come l’allarmismo, la stupidità umana e le previsioni drammatiche sul futuro hanno rischiato allora e rischiano oggi di togliere la speranza per il futuro e di promuovere una cultura di morte, all’insegna di un’ideologia che contrasta la vita (il riferimento all’aborto è stato esplicito). Secondo l’Arcivescovo serve al contrario sapienza, ed è quello l’insegnamento che ci giunge dal disastro di Seveso e dalla reazione positiva della comunità cristiana e civile, che hanno dimostrato di poter andare oltre il male affidandosi alle relazioni comunitarie e alla sapienza che giunge come dono di Dio.

Percorsi di responsabilità
Dal disastro della diossina sono nati anche percorsi di maggiore consapevolezza e responsabilità, come ha raccontato il presidente del Comitato scientifico della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, ente nato proprio dopo le vicende di cinquant’anni fa e che ora gestisce anche il Bosco delle Querce. Nel suo intervento Fossati ha sottolineato i grandi progressi compiuti nella gestione delle produzioni chimiche e ha ricordato come la stessa Unione Europea, attraverso tre regolamenti denominati proprio Seveso, abbia costruito un riferimento legislativo forte per prevenire futuri possibili disastri ambientali.
Nella notte di Seveso il cammino di memoria e riflessione è diventato così un cammino di sapienza, di gratitudine e di responsabilità nella custodia della comunità e della bellezza di un creato che l’uomo mette spesso in discussione, ma che è prezioso dono di Dio.









