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Seveso

Bressan: «Pellegrini al Bosco delle Querce, una memoria che parla al presente»

Il Vicario presenta la serata che, a 50 anni dal disastro dell’Icmesa e nel Tempo del Creato, si svolgerà il 15 settembre tra il Centro pastorale ambrosiano e il luogo-simbolo della rinascita dopo la diossina, con l’intervento dell’Arcivescovo e alla presenza di altre Chiese cristiane

11 Settembre 2026
Uno scorcio del Bosco delle Querce

Un pellegrinaggio alla memoria, ancor più significativo perché collocato nel Tempo del Creato. Così monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale, definisce la serata in programma martedì 15 settembre a Seveso, tra il Centro pastorale ambrosiano e il Bosco delle Querce, nel 50° del disastro della diossina. Sarà presente l’Arcivescovo, all’epoca dei fatti giovane professore in Seminario proprio a Seveso.

Una lettura cristiana

«Sarà un cammino di rilettura della memoria che le comunità di Seveso, Cesano Maderno e Meda hanno fatto per l’anniversario, anche col momento struggente vissuto con il Capo dello Stato in luglio proprio nel Bosco delle Querce – spiega Bressan -. Noi vogliamo farne una lettura cristiana: da una parte un momento penitenziale, per non essere stati all’altezza del compito di custodire il creato, come l’enciclica di papa Francesco ha evidenziato; dall’altra, un momento di ringraziamento, perché da persone libere non ci siamo fermati a quel disastro, ma grazie alla presenza dello Spirito dal male è nato un bene, concretizzatosi anche in direttive che hanno migliorato l’attenzione alla salute nel mondo del lavoro e all’ambiente».

Quella di Seveso è una ferita non ancora del tutto rimarginata. «La costruzione della Pedemontana, che proprio in questi mesi tocca anche Seveso e le località limitrofe, ha messo in luce che la presenza della diossina è ancora attuale e comunque richiederà decenni per essere smaltita – sottolinea Bressan -. A dimostrazione della grande responsabilità che abbiamo quando operiamo nel creato, toccando elementi e particelle con effetti di durata inimmaginabile».

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Monsignor Luca Bressan (Agenzia Fotogramma)

Le tappe della serata

La serata, a partire dalle 20.30, sarà articolata in diverse tappe, che il Vicario illustra: «Il ritrovo sarà al Centro pastorale ambrosiano, che allora era il Seminario e dove, il 17 settembre di 50 anni fa, la comunità locale, chiamata dai suoi preti e dal cardinale Colombo, si riunì in preghiera, per raccogliere energie e risorse in un momento in cui non si sapeva nulla del futuro (si parlava anche di un possibile esodo della popolazione). In quel luogo e a distanza di 50 anni, un po’ come fu per il popolo di Israele nel deserto, grazie a due testimonianze cercheremo di capire cosa accadde effettivamente e che tracce ha lasciato». Poi sarà la volta del momento penitenziale: «Ci dirigeremo verso il Bosco delle Querce, dove il Comune ha collocato un’edicola in ricordo di San Francesco nell’ottavo centenario della sua morte: lì ricorderemo la sua capacità di unire le persone al creato attraverso il Cantico delle creature e l’Arcivescovo pregherà con un testo molto bello di Giovanni Paolo II, che mette in luce questo aspetto».

Ecumenismo e pace

I giovani del territorio e i loro canti guideranno il ritorno al Centro pastorale ambrosiano. «Lì ascolteremo il dottor Dario Fossati, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, l’ente che ha gestito il dopo-diossina – continua Bressan -. Ci racconterà i passi fatti in questi 50 anni, che cosa abbiamo imparato, le prospettive e le responsabilità che ci vengono consegnate». Conclusione con l’Arcivescovo, «nella duplice veste di nostro Pastore e di persona presente all’epoca. Con lui torneremo nella cornice del Tempo del Creato, che è anche un tempo ecumenico: per questo abbiamo invitato le comunità delle altre Chiese cristiane del territorio e con loro faremo la preghiera finale di ringraziamento e di benedizione». Ricordando inoltre che, in un luogo diventato simbolo come il Bosco delle Querce, il Tempo del Creato è anche un’occasione per costruire la pace: «Proprio così. Se il Bosco delle Querce rimane da solo non parla a nessuno; l’idea è quella di trasformarlo in un luogo antropologico e in una memoria che parla al presente».

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