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Anniversario

Mattarella a Seveso: «Dopo un dramma incancellabile il futuro è tornato nelle vostre mani»

A 50 anni dal disastro all’Icmesa, il Presidente della Repubblica è intervenuto alla cerimonia commemorativa al Bosco delle Querce, simbolo della ricostruzione, denunciando «reticenze e occultamenti gravissimi» che accompagnarono l’incidente e sottolineando: «Con l’impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita»

di Ylenia SPINELLI

10 Luglio 2026
Il Presidente della Repubblica con i ragazzi protagonisti del flash-mob al Bosco delle Querce (foto Lombardia Notizie)

Sono passati cinquant’anni dall’incidente industriale dell’Icmesa, la “fabbrica dei profumi” nel Comune di Meda, al confine con Seveso, da dove il 10 luglio 1976 fuoriuscì una nube tossica, tristemente nota come diossina. Eppure, per gli abitanti di quelle zone della Brianza, il ricordo della tragedia che sconvolse le loro vite è ancora bene impresso nella memoria.

Lo testimonia la grande partecipazione di cittadini e istituzioni politiche, civili e religiose, alla commemorazione del 50° anniversario, svoltasi questa mattina al Parco delle Querce di Seveso, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un luogo significativo, perché quest’area verde di 43 ettari è sorta nel 1983 proprio sul terreno maggiormente inquinato dalla nube tossica, la cosiddetta zona A, tra i Comuni di Seveso e Meda.

Un momento del flash-mob (foto Lombardia Notizie)

Il flash-mob sotto il pioppo

A custodire il dolore, ma anche la voglia di rinascita della popolazione colpita è un grande pioppo, unico albero sopravvissuto alla tragedia della diossina e per questo recentemente insignito del titolo di Albero monumentale d’Italia. Proprio all’ombra dei suoi rami il presidente Mattarella è stato accolto con un flash-mob, al quale hanno partecipato tanti bambini e ragazzi, dal titolo «Io sono la risposta». Così si è voluto rappresentare la speranza in un futuro migliore, fatto di rispetto per l’ambiente e le persone, in cui certe tragedie non possano accedere più.

Il Capo dello Stato, il governatore Fontana e il sindaco di Seveso Alessia Borroni (foto Lombardia Notizie)

Il ricordo del Sindaco

La commemorazione si è poi spostata all’interno di una tensostruttura, dove il Capo dello Stato, preceduto da due Corazzieri, è stato accolto dagli applausi e dai saluti dei presenti e poi dall’Inno nazionale, eseguito dal Corpo bandistico La Cittadina e dal Coro degli alpini.

L’arrivo del Presidente della Repubblica

A fare gli onori di casa il sindaco di Seveso Alessia Borroni che così si è rivolto al Presidente: «Le parlo con cuore di cittadina, porto nel cuore ricordi, ferite e speranze dei miei concittadini». Il Sindaco ha ricordato come alle 12.37 di quel sabato 10 luglio di cinquant’anni fa la vita della sua comunità sia cambiata per sempre: «Arrivarono paura, incertezze, il trauma degli sgomberi e poi la cloracne sulla pelle dei bambini». Al dolore e alla disperazione si aggiunse l’isolamento: «Le nostre merci venivano respinte perché etichettate come contaminate, negli alberghi non ci volevano e io, bambina sempre in giro con la mia biciclettina, venivo fermata da uomini con le tute bianche e militari che mi chiedevano dove andassi».

Il Sindaco ha richiamato le «cicatrici che fanno parte della nostra identità», ma anche il coraggio e la solidarietà della popolazione e la Direttiva Seveso. «Il nome della nostra città – ha detto – è legato a quello di una legge che oggi tutela milioni di cittadini in tutta Europa». E poi il Bosco delle Querce, che non è solo un’area verde, ma «l’anima stessa di Seveso e la prova di un cammino di rinascita». Sopra le due vasche impermeabilizzate, dove venne depositato il materiale contaminato, compresi resti di case, oggetti personali e animali, è rifiorita la vita: «Siamo contagiosi di vita» ha concluso tra gli applausi e l’emozione.

Fontana: «Dalla memoria un futuro più giusto»

Nel suo intervento il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha voluto ribadire che «Seveso ci ha insegnato  che l’ambiente non è un elemento separato dalla vita delle persone, ma una casa comune e dunque proteggere l’ambiente significa proteggere le persone», e ha aggiunto: «Quanto fatto non è un traguardo, dobbiamo costruire un modello di sviluppo capace di guardare lontano, rinnovando quel patto tra istituzioni e cittadini», perché «dalla memoria condivisa può nascere un futuro più giusto e umano».

I presenti alla cerimonia nella tensostruttura (foto Lombardia Notizie)

Narrazione e testimonianze

Ai saluti istituzionali è seguita una toccante narrazione teatrale che ha ripercorso, con immagini e musica, la storia dell’incidente dell’Icmesa e di quanto avvenne nei mesi e negli anni successivi, con testimonianze dei cittadini.

Ha commosso tutti, compreso il presidente, quella di Giuliana Zorzi, che il 10 luglio 1976 festeggiava il suo diciottesimo compleanno. La donna ha raccontato del suo gattino che si ammalò, del bambolotto Marcello che ha dovuto abbandonare e soprattutto delle lacrime del padre, che volle assistere alla demolizione della casa che lui stesso aveva costruito con tanti sacrifici. «Oggi al posto della mia abitazione c’è il bosco delle Querce – ha concluso -. Un posto bellissimo, ma quando cammino una parte di me continua a cercare la strada di casa».

L’intervento del Presidente della Repubblica (foto Lombardia Notizie)

Mattarella: «Un punto di svolta»

La cerimonia di commemorazione si è conclusa con le parole del Presidente della Repubblica che ha ribadito come il disastro di Seveso sia uno degli eventi tra i più drammatici della storia del nostro Paese e dei più gravi a livello globale. «Nessuno dei testimoni diretti potrà mai dimenticare – ha affermato -, nessuno potrà cancellare dalla memoria collettiva la paura. Quanto avvenne è inammissibile, ma è stato un punto di svolta per la cultura della sicurezza e della prevenzione».

Mattarella ha voluto ringraziare e ricordare gli uomini e le donne di solidarietà che prestarono soccorso alla popolazione, i Vigili del fuoco, i medici, gli operatori sanitari che si prestarono con coraggio nell’emergenza e in particolare la figura di Carlo Galante, medaglia d’argento al valor civile. «Questo operaio dell’Icmesa – ha detto – proteggendosi con solo una mascherina, riuscì ad azionare la valvola di raffreddamento riducendo il danno».

Mattarella ha parlato di «reticenze e occultamenti gravissimi e imperdonabili ritardi», ma ha concluso: «La vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani. Con l’impegno di tutti, hanno vinto la speranza e la vita. Auguri di buon futuro!».

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