È conosciuta come la via più multietnica di Milano, anche se naturalmente l’incontro tra culture ha vissuto e vive tutt’ora fasi differenti. Nell’ultimo triennio è stato è stato il progetto «Parrocchie e Periferia» – promosso dalla Caritas e dalla Fondazione Oratori Milanesi proprio per favorire una naturale apertura delle parrocchie al territorio – a rilanciare anche il dialogo interreligioso, di cui già le comunità erano protagoniste.

Il tavolo con l’Islam
Giacomo Crespi – già missionario fidei donum, insieme a sua moglie Silvia, nella zona amazzonica del Perù, ed ora educatore impegnato, tra le diverse realtà della Diocesi, anche in via Padova – sarà tra le voci che nel convegno di martedì 27 dedicato a «Fede e accoglienza» racconteranno come queste dimensioni sono declinate nelle realtà locali, in uno scambio concreto con tutte le comunità che abitano il territorio, a maggior ragione dal tessuto così denso come quello di via Padova. Qui la presenza degli educatori di «Parrocchie e Periferia», insieme naturalmente alla volontà dei parroci e delle comunità, ha permesso nell’ultimo anno di riprendere attivamente lo scambio, già avviato in passato, con la comunità che fa riferimento alla Casa della Cultura Musulmana, dando vita a un tavolo per il dialogo interreligioso, che ora si vuole rendere permanente, animato non solo da sacerdoti e imam, ma dagli stessi fedeli. Sulla scia di quanto già vissuto l’anno scorso, il desiderio è organizzare, il 2 novembre, un momento comune di ricordo dei defunti. L’intenzione, poi, è estendere la commissione anche alle altre confessioni religiose della zona.
Alla scoperta del buddhismo
Tra gli ultimi momenti intensi di incontro, a marzo la parrocchia di San Giovanni Crisostomo ha ospitato la comunità islamica per la cena di fine Ramadan. Mentre a San Giuseppe dei Morenti, l’altra grande parrocchia che si affaccia su via Padova, l’iniziativa di suor Leidiane, giovane responsabile dell’oratorio (il nome svela le sue origini brasiliane), ha portato quest’estate i ragazzi delle medie e degli ultimi due anni delle elementari a visitare il centro buddhista Dharma Nikethanaya, punto di riferimento in particolare per parte della comunità srilankese.
Curiosità da stimolare
«Insieme alle classiche gite dedicate al divertimento, questa è stata una delle occasioni in cui abbiamo voluto che i ragazzi potessero scoprire il nostro territorio anche in qualcuno dei suoi aspetti culturali», sottolinea il parroco don Martino Rebecchi. Che nota come gli incontri, vissuti in un clima di grande accoglienza, abbiano incuriosito i ragazzi, probabilmente anche per l’occasione di conoscere una realtà di cui sentono parlare meno rispetto ad altre confessioni religiose. Una curiosità che va naturalmente tanto stimolata quanto accompagnata. Motivo per cui, sottolinea Giacomo Crespi, è importante l’iniziativa in prima persona degli adulti per condurre i ragazzi nell’incontro con l’altro.





