[don Paolo Alliata]
Buon giorno! Benvenuti …
Il senso di questa mattinata è che volevamo rivederci, in tutti i modi possibili, con tutti quelli che hanno avuto il coraggio di venire … vederci, poterci dire: ripartiamo!
Dico una cosa introduttiva, poi P. Gianfranco brevemente ci introduce al Libro del Siracide, poi Luca ci introduce al percorso delle schede ….
ma soprattutto questa mattina vorrebbe essere l’occasione per raccontarci un po’ com’è andato il tempo della chiusura per i nostri gruppi, se abbiamo elaborato strategie per poterci ritrovare nonostante le limitazioni, per poter camminare nonostante gli inghippi, se ci siamo immaginati qualcosa nei gruppi di ascolto per il futuro, se abbiamo qualcosa da raccontarci … un momento di condivisione.
Poi avrò ancora qualcosa da raccontarvi sull’Apostolato Biblico per quest’anno …
Entriamo nella mattinata.
Nel nome del Padre ………….

Ci introduciamo alla mattinata e vorrei proporvi un racconto africano.
FIABA AFRICANA:
Un padre amoroso, sentendo prossima la sua ultima ora, desiderò trasmettere al proprio figlio ciò che aveva di meglio, il patrimonio di tutte le preziose esperienze acquisite nel corso della vita.
Perciò lo chiamò al capezzale per comunicargli le sue estreme volontà. Disse così: “Figlio mio ascolta le mie parole, quando sarò morto desidero che tu mi tagli un dito della mano destra, l’indice, e che lo seppellisca nell’orto; così facendo spero di salvaguardare la proprietà magica di un tesoro che si dice incomunicabile e che invece io desidero trasmettere a te.”
Detto questo, chiuse gli occhi e morì.
Il giovane eseguì puntualmente i dettami del padre.
Dopo qualche tempo nel punto preciso in cui il dito era stato sepolto crebbe un magnifico albero con ricco fogliame e fiori profumatissimi: era di una specie nuova nel paese e nessuno riusciva a immaginare da dove provenisse la pianta singolare. Ma la cosa più bella era questa: i frutti che produceva oltre ad essere fragranti e squisiti, bastavano da soli a saziare la fame, in modo che chi se ne nutriva ogni giorno rimaneva sazio, né più occorreva provvedere al proprio sostentamento.
Oh, sarebbe da credere che una simile pianta dovesse riscuotere un plauso universale …!! E invece no!
“Che ci importa dei frutti di quella pianta ???” diceva la gente.
“A noi sembrano insipidi, privi di sapore …” “Vogliamo cibarci dei frutti dell’orto nostro, non di quello degli altri!!”
Non volendo però tagliarsi un dito da vivi, presero a piantare in terra zampe di galline morte, che non produssero frutti di sorta!
Persino il figlio del padre amoroso poco per volta venne a pensare a quel modo!
“Ma perché devo adattarmi a seguire l’indice di mio padre?” pensava.
“Eh, un dito indice ce l’ho anch’io.”
Come ebbe accolto in sé questo pensiero, volse lo sguardo all’albero magico …. ma era avvizzito di colpo!
Più nessuno avrebbe mai assaggiato i suoi frutti; più nessuno, ormai.
E il figlio degenere dovette imparare a ricostruire per conto proprio, giorno per giorno, la pianta preziosa e incomunicabile dell’esperienza.

Bella, no …!! Interessante!!!
In una cultura in cui la trasmissione della sapienza è fondamentale per la vita, l’immagine meravigliosa di un albero i cui frutti comunicano il tesoro incomunicabile dell’esperienza …
Qui c’è il tema della difficoltà di trasmettere la sapienza, cioè il frutto delle proprie esperienze elaborate ….
Ognuno di noi fa esperienze per elaborarle in sapienza, in una visione del mondo …
Qui c’è il dramma di chi dice: “E’ difficile per una generazione trasmettere la sua sapienza alla generazione successiva … è difficile … perché i giovani vengono su e non capiscono, pensano di dover ricominciare a riscoprire le cose … ma noi abbiamo vissuto, abbiamo un carico di esperienza, ve lo trasmettiamo … “
Il padre chiama il figlio e gli dice: “Mi dicono che è incomunicabile l’esperienza … beh, io invece te la voglio comunicare perché è il tesoro che posso lasciarti, quello che ho imparato della vita, quello che ho capito essere importante e fondamentale nella vita ….!”
Gesù non fa così con gli amici nell’ultima cena? Con gesti e parole dice ciò che ha imparato della vita!
Il dito indice, il dito che indica, che dà una direzione …
Quindi sono quei temi che le grandi tradizioni sapienziali hanno elaborato, su cui hanno lavorato.

Quindi anche il Siracide!
II° secolo a.C.
Quest’uomo, ormai anziano, si guarda indietro, guarda la propria vita e dice: “Allora, io cos’ho imparato dalla vita? Che cosa voglio consegnare ai miei studenti, ai miei figli, nipoti e alla generazione che sorge? E come faccio a trasmettere tutto questo? Non c’è un albero dell’esperienza, non ci sono frutti che magicamente possono comunicare tutto questo. Devo elaborare una strategia, un modo, un linguaggio, delle immagini ….
E così sorge il Siracide!
Allora in questo flusso di trasmissione entriamo anche noi.
Il nostro Arcivescovo ci esorta quest’anno a camminare nel grande giardino del Siracide, dove ci sono tante piante, tanti frutti … e noi con fiducia, con gratitudine ci entriamo. Entriamo per nutrirci.
E ora P. Gianfranco ci accompagna oltre la soglia, dal punto di vista storico-letterario, in questo libro affascinante.

[p. Gianfranco Barbieri]
Pochi minuti per tentare di introdurre in un libro all’apparenza semplice ma, sia per il contesto storico sia per la sua veste letteraria, non così semplice come appare.
Il testo che noi possediamo, che abbiamo posseduto a lungo e che la Chiesa per quasi 20 secoli ha seguito è già una traduzione, cioè è il frutto del nipote – non del figlio, per stare alla favola – del nipote che raccoglie l’esperienza del nonno, la rielabora traducendola in greco, cioè nella lingua del popolo per il quale lui scrive.
Il nipote era un giudeo emigrato in Egitto: in Egitto non conoscevano più l’ebraico e stavano perdendo di vista la Sapienza di Israele. Il nipote raccoglie questo insegnamento del nonno, lo traduce in greco e, mentre lo traduce – ecco perché vi racconto questa cosa, mi sembra importante – non si limita a fare una traduzione tecnica (come fanno i nostri computer oggi …) mentre traduce rilegge quell’insegnamento alla luce della situazione che si è creata. In pratica la traduzione dei LXX è – non dappertutto – quasi un commento, un approfondimento del testo del nonno.

Perché il nonno scrive? (riagganciamoci alla difficoltà di trasmettere una Sapienza). Il nonno scrive questo libro in un momento – il contesto storico – in cui i nuovi padroni del mondo di allora tentano di imporre una cultura omologata, che noi chiamiamo semplicemente Ellenismo. Quindi un modo di pensare secondo la cultura greca, secondo la filosofia greca e tragicamente anche secondo la religione dei greci.
Questo viene imposto: chi di noi non ricorda … in questi giorni la Liturgia ci presenta il Libro dei Maccabei … chi non ricorda le persecuzioni: chi si ribella alle imposizioni di Antioco IV, Epifane, rischia la morte.
Di fronte a questa invasione, a questo tentativo di imporre una cultura omologata:
– c’è chi la abbraccia in toto, entusiasta … che bello !!! che novità !!! … il teatro, le piscine, i giochi … cose che il giudaismo non conosceva …
– c’è chi la respinge completamente, vedi il martirio dei Maccabei …
– il nonno, invece, di nome Ben Sira – figlio di Gesù, dice: “No, noi non dobbiamo temere di dialogare con la cultura, non abbiamo nulla da temere … anzi se dialoghiamo impariamo che quei valori che l’Ellenismo ci propone tante volte li abbiamo già noi e migliori!”.
Quindi il Libro del Siracide diventa un esempio concreto di come, anche di fronte alla nostra cultura di oggi che tenta di omologarci su molti fronti e di fronte alla quale siamo tentati di lasciarci omologare …, noi siamo invitati invece a riscoprire che la Sapienza cristiana, dell’Antico Testamento prima e poi del Nuovo, non ha nulla da temere.
Ecco, questo mi sembra un primo atteggiamento da avere quando si accosta questo testo.
Ci insegna a non temere la cultura, ma a dialogare sinceramente.

Secondo insegnamento che mi pare molto bello e interessante è quello della traduzione del nipote di Ben-Sira. Traducendo, approfondisce e ci invita a comprendere come nella cultura giudaica la Parola non era una lettera ingessata, scritta una volta per sempre, ma era una Parola che si aggiornava nei suoi approfondimenti con la vita. Dio si rivela nella storia.
E quindi il nipote di Ben-Sira – traducendo – ci dice: “Non aver paura a continuare anche tu a riscrivere la Parola di Dio, a ridirla con parole tue!”.
(C’era una bella trasmissione radiofonica una volta, che io amavo moltissimo: “Con parole mie” di Broccoli, che mi è rimasta impressa.)
Ridire questa Sapienza, quindi leggere, accostare, per ridirla con parole nostre, per saperla spiegare agli altri, ai figli, per saperla tramandare, per restare quell’indice che produce l’albero meraviglioso – per stare alla fiaba africana – e non invece considerarla lettera morta.

Un’ ultima cosa: la difficoltà ad accostare questi testi. Chi di voi ha già provato, si sarà accorto che per es. il messale ambrosiano numera i versetti diversamente dalla Bibbia; nella Bibbia ci sono in alcuni capitoli due numerazioni:
– una segue il testo ebraico antico, che è stato recuperato … (v. pag.11)
– l’altra, quella ambrosiana, segue la traduzione dei LXX e quindi talvolta si trova un po’ di confusione.
Questo può servire per rileggere, per confrontare, per scavare. Non fatevi prendere dal panico, ma imparate anche qui ad entrare nel gioco meraviglioso della formazione biblica. Il Libro della Bibbia non è nato come un romanzo … è nato come una rilettura continua dei testi e questo è quello che ci invitava a fare il card. Martini (“ogni volta che leggiamo la Parola di Dio dobbiamo cercare di ricomprenderla alla luce della nostra esperienza di vita e aiutati da altri testi dell’A.T.”)

Vi invito poi a leggere – perché mi sembra importante – il finale della presentazione (pag.19) dove ho fatto una lunga citazione di un bravo biblista di Bergamo – Facchinetti – che dice un po’ così: “chi legge il Libro del Siracide ha l’impressione di leggere cose ovvie, di buon senso “ (e in questi giorni trovo su internet un accanimento contro Papa Francesco, che è accusato di dire cose di buon senso e di non parlarci più del Signore … per dire il clima in cui siamo …).
Ecco, Facchinetti, anni fa – prima ancora che diventasse papa Francesco-, diceva: “ma la vita non è fatta solo di cose straordinarie, la vita è fatta anche di cose ordinarie e il Libro del Siracide aiuterà a scoprire la presenza di Dio nelle cose umili e semplici di ogni giorno!”.

[Luca Crippa]
Abbiamo anche noi il nostro primo giorno di scuola … lo dico anche per ringraziarvi della presenza e farvi un complimento. Quando abbiamo deciso questo incontro in questa data, ancora due mesi fa e più, non sapevamo se si sarebbe potuto fare … chi se la sarebbe sentita di venire, come ci saremmo sistemati … invece, eccoci, siamo pronti e disponibili a scomodarci! forse anche un po’ a rischiare il contatto … con buon senso … ma è bella questa disponibilità a muoverci e anche la voglia di riprendere a incontrarci, a vederci.
Infatti poi vogliamo dedicare un momento in cui, con calma, ci raccontiamo com’è andata questa cosa del lockdown, come sono andati i gruppi, se ci sono quelli che si sono scoraggiati e dispersi, cosa vogliamo fare nell’anno che comincia.

Bene, oggi, siamo qui, nel momento in cui vogliamo introdurre il percorso di quest’anno. Non so chi di voi ha già acquistato il libretto, che diventa di anno in anno sempre più importante, anche come misura perché è molto ricco e, come succede quando si vuole essere generosi, è anche troppo ricco nel senso che ci sono tantissimi spunti, tantissimi materiali ….
E quindi una delle difficoltà – ma è una bella fatica – è quella di scegliere alcuni argomenti, scegliere alcuni punti su cui concentrare l’attenzione del nostro gruppo, perché se volessimo fare tutto, tutto, tutto … ci vorrebbe il doppio degli incontri oppure incontri di 4 ore … e penso sia difficile!
Questo quindi il primo consiglio: leggere attentamente il materiale e seguire anche il percorso di formazione – che anche quest’anno faremo – passo, passo, scheda per scheda, serata per serata, in modo da concentrarci sull’essenziale, in vista di ogni incontro. Aiutarci all’essenziale.
Questo consiglio ci dice una prima verità su questo Libro: ed è che si tratta di un libro ricchissimo.
Giustamente p. Barbieri ci ha detto che in questo Libro del Siracide – come in tutti i Libri Sapienziali – a parlare è Dio e la vita degli uomini.
E la vita degli uomini è una vita ricca. A volte questa ricchezza diventa anche complicazione, diventa anche fatica a orientarsi, a prendere le scelte giuste, a esaltare i valori che sono più importanti rispetto all’apparenza del bene o delle cose, a individuare le cose che contano di più. Quello è un esercizio che fa l’esperienza della vita, che rende sapienti.
Partirei da questo fatto: forse lo sapete, ma ce lo ripetiamo, leggeremo insieme quest’anno alcune parti del Libro del Siracide. Quindi è stata fatta una scelta di alcune pagine; non è un Libro che possiamo leggere per intero, è molto lungo e molto ricco, e nel fare questa scelta abbiamo deciso che ogni serata ha un tema prevalente, un argomento prevalente.
Ora vi descriverò la serie di questi argomenti.

Su ciascuno di questi argomenti reagiremo con la nostra esperienza di vita, noi e il gruppo che guidiamo, che aiutiamo, perché – lo ripeto ancora – qui è la vita che parla.
A chiederci questo esercizio è stato l’Arcivescovo stesso; mons. Delpini ha chiesto a ciascuno dei diversi ambiti e settori della Pastorale della Diocesi – e lui per primo ha impostato il suo piano pastorale intorno al Libro del Siracide e intorno al tema della Sapienza, perché sembra proprio che la nostra società, la nostra epoca, la nostra vita anche personale abbia bisogno di tanta, tanta sapienza in più. Perché sono tante le sfide, tanti i temi aperti, tante le incertezze, tanti anche i timori e le paure, quindi cerchiamo sapienza per sapere come orientarci e fondare la nostra vita.
La cosa migliore che possiamo fare è percorrere l’itinerario di quest’anno, tappa per tappa.

Se avete il libretto, aprite pure all’inizio della prima tappa, del primo incontro. Si trova a pag.21. Il titolo è “La Sapienza: il profumo di Dio nel mondo”.
Ascoltiamo la lettura del testo – cap. 24. ………………….
Questo brano, questo testo è stato scelto per questo motivo: è giusto che nel primo incontro noi ascoltiamo un inno alla bellezza, alla forza, alla potenza della Parola di Dio.
È come se rispondessimo alla domanda: “perché anche quest’anno facciamo il gruppo di ascolto?”. Perché si tratta di ascoltare e cercare di fare entrare dentro di noi, nella nostra coscienza, nel nostro cuore, nella nostra mente la forza e la bellezza della Parola di Dio.
E possono domandarci: “ma perché è poi così importante, addirittura così indispensabile ascoltare la Parola?”.
Qui c’è la risposta in tutte le sue dimensioni: la Parola è bella, la Parola è luce, la Parola è feconda, porta frutti …. Vedete per esempio quanti alberi vengono enumerati: la natura esplode di vita, la Parola di Dio, la Sapienza di Dio porta, sostiene, inventa la vita e la porta a frutto, a compimento e la rende bella, nutriente, accogliente. Noi leggiamo la Parola perché vogliamo abitare il mondo sapendo da credenti – ed essere credenti significa prima di tutto questo: da dove vengono le cose belle, le cose sante … vengono da Dio, sono pensate e volute da Dio – e così la Parola è come acqua che irriga la terra, che permette alla vita di sprigionarsi.
E così la Parola come rinnova il mondo, rinnova ciascuno di noi. Quando leggiamo la Parola – è l’esperienza che abbiamo fatto anche negli anni precedenti, che fosse s. Paolo, che fosse l’Esodo o un Vangelo … – ci sentiamo a casa nostra, ci sentiamo di respirare con più vigore, arriva l’ossigeno, arrivano idee, arriva luce, arrivano a loro volta parole che ci aiutano a interpretare e leggere la vita.
Dunque, la prima serata è veramente dedicata – potremmo dire – alla Contemplazione e alla Condivisione della Gioia. Se noi dopo aver letto questo brano dicessimo al nostro gruppo: “guardate, tutto quello che dobbiamo pensare stasera è un bel Grazie! … Grazie Signore che ci parli; grazie Signore che in mille modi rivolgi ancora a noi oggi, adesso, la tua Parola! … Mandi ancora in mezzo a noi – e non solo a casa mia, ma nel mondo, in questa società, in questa storia – ordini alla tua Sapienza di fare una tenda … come è ben descritto al v.8 “Fissa la tenda in Giacobbe/e prendi eredità in Israele” … Cioè non restare nel cielo, e neanche a mezza altezza, non sorvolare il mondo, ma dai il tuo indirizzo per farti trovare: Giacobbe, Israele e gli eredi di Giacobbe e di Israele, i figli di Abramo e la chiesa di Gesù Cristo, di cui noi siamo fieri, contenti, consolati di far parte …
Quindi, Grazie Signore che ci parli, Grazie Signore che ci raduni, Grazie Signore che ci illumini e Grazie che fai di noi tramite la tua Parola una comunità. Una comunità di persone che non hanno ancora capito tutto, che non hanno ancora risolto tutti i loro problemi, ma hanno un dono grande, più grande di loro, più grande di noi, che è il dono della Parola.
Questo più grande di noi lo dice anche – se vogliamo – la lunghezza di questa pagina.
Questa è una caratteristica del percorso di quest’anno: sono pagine lunghe. Potrei quasi dire, immaginando come fosse il primo giorno di scuola: quest’anno la cosa è bella, è interessante … magari si fa un po’ fatica, ma vedrete che impariamo cose importanti … non voglio sentire nessuno che dica “ma che roba è questa qua!!!” … se succede, sarà magari colpa mia che mi spiego male … mi raccomando, partiamo con la voglia di scoprire qualcosa di grande, questo qualcosa di grande è più grande di noi …
E allora se già cominciamo a dire “questa Parola il Signore ce la dà in abbondanza … la leggiamo in abbondanza!!!”
Non facciamo lo sforzo di capire tutti i versetti, tutti i passaggi, tutte le parole … perché altrimenti avremmo fatto un anno intero sul capitolo che abbiamo appena letto. Ma ci lasciamo servire: come se andassimo ospiti a cena in una famiglia dove sanno fare tanto bene da mangiare, si divertono e soprattutto hanno il piacere di essere accoglienti … e ci presentano una tavolata meravigliosa … chiaramente noi mangeremo quello che riusciamo.
Perciò faremo questo esercizio di accoglienza dell’abbondanza e della bellezza della Parola di Dio.
Questa la prima serata.
Poi preparandoci a ciascuna delle tappe, sceglieremo gli elementi su cui concentrare la nostra attenzione.
Un’ultima cosa su questa prima serata, che vale per tutte le successive: nel commento, nella lectio, l’ultimo punto è dedicato — > a Gesù che legge il Siracide.
Gesù, come sappiamo bene, è grande conoscitore della Scrittura (quasi ci emoziona dirlo .. perché Lui è la Parola stessa che viene in carne ed ossa), … è stato anche lettore della Sapienza e per ogni tappa chiediamo a Gesù di darci qualche dritta, qualche indicazione per leggere con lui il testo del così detto Antico Testamento, che in realtà è vivo nel momento in cui lo leggiamo … (come noi siamo vivi) … ed è vivo perché il Signore Gesù è il compimento della Parola ed è vivo per sempre e la legge con noi.

Seconda serata – pag.39. Il tema è “Vivere con la Sapienza: la dimensione contemplativa della vita”.
Non è un caso che abbiamo ripreso il titolo di una celebre Lettera Pastorale del card. Martini, la prima lettera pastorale. La dimensione contemplativa della vita …
Allora in questa seconda serata parliamo della Preghiera.
Abbiamo visto nel primo incontro la parola di Dio che scende sulla terra e decide di abitare in mezzo agli uomini, perché non ci sia nessuno che dica “mah, … non sapevamo … il Signore non ci ha parlato …”
In questa seconda serata, accompagnati dal Siracide, riflettiamo insieme su cosa significa rispondere alla Parola di Dio, alla Sapienza di Dio con la nostra fede, coi nostri sentimenti, con il nostro cuore, anche con le nostre domande e le nostre parole, nella dimensione della preghiera.
È una serata nella quale chiederci esplicitamente “com’è la nostra preghiera?”
Ciascuno dei presenti, sempre nella libertà che rispettiamo, è invitato a dire con molta serenità e franchezza, quando, come, con quali parole, tradizioni … prega.
La preghiera è la parola dell’uomo che dialoga e risponde alla Parola di Dio. Questo fa la dimensione contemplativa. Il Signore parla e tante volte nella Bibbia si vede che il Signore parla a Mosè, a un profeta, a un patriarca, a un re, oppure a una persona semplice … poi quando arriva Gesù parla con tutti, Gesù parla proprio con tutti, non si tira mai indietro.
E, quando capiamo che l’altro capisce qualcosa di quello che Dio gli ha detto, gli ha chiesto, gli ha regalato, gli ha spiegato? — > quando lo vediamo rispondere!
E questa risposta non è mai scontata:
– c’è il profeta che dice “Signore, lasciami in pace … non parlarmi più, mi metti nei guai …”
–  c’è Mosè che dice “scegli un altro …”
–  c’è il re Davide che ascolta una parabola e capisce troppo tardi che quella parabola parla di lui … e svela il suo peccato e allora si vergogna e riconosce che il Signore non gli ha mandato un profeta per esaltarlo o per ringraziarlo, ma per correggerlo …
Quando inizia il dialogo, allora la Parola è viva e il primo atto di sapienza che siamo invitati a riconfermare con forza è il metterci disponibili in dialogo con il Signore, perché la preghiera richiede umiltà, disponibilità.
In questa seconda serata leggeremo dal Libro del Siracide alcune Parole di Preghiera, momenti di meditazione. Il Signore ha parlato e allora io vedo questo, capisco questo, cerco anche di capire meglio e gli parlo di me, della mia vita.
Abbiamo immaginato – prendendoci la libertà di riscrivere un po’ anche noi il testo, di rispondere in modo creativo al testo – una piccola scuola di preghiera, per punti: gli atteggiamenti della preghiera, uno dopo l’altro come possono essere ripassati, in modo che riprendiamo con impegno questa dimensione comune dei credenti.

Terza serata – pag.55. Titolo: “Imparare la sapienza: la sfida educativa per chi vuole trasmettere la fede”
Abbiamo già capito molto bene nella stessa genesi del testo, nell’origine del testo, che qui abbiamo una trasmissione della fede e della sapienza di Dio sulla vita, quindi una fede incarnata, di generazione in generazione.
Non a caso è stata usata più volte giustamente la parola nonno e la parola nipote; e da che mondo e mondo è la grande sfida non solo dei cristiani ma di tutta l’umanità: come fa una generazione che ha commesso i suoi errori, ha fatto le sue scoperte, ha superato i suoi limiti per quanto poteva … e ha capito qualcosa della vita … e forse ha anche ascoltato qualcosa di Dio, qualcosa del nostro destino, qualcosa di fondamentale, di bello, sul creato, sul mondo, su tutto …come fa una generazione, che ha il suo bagaglio di esperienza, a trasmetterlo ai figli e ai nipoti … perché questo tesoro arrivi ???
Questo è il tema che il Siracide affronta con molto impegno.
Ascoltiamo alcuni passi … dal cap.6,18-37.
L’elemento che appare subito, ascoltando questi versetti, queste parole, è l’ottimismo.
Il Siracide – come del resto tutta la Bibbia, che in sé stessa è tutta quanta TESTAMENTO, trasmissione, eredità – il Siracide in particolare non ha dubbi che il giovane possa imparare. Non ha dubbi, non si ferma scoraggiato a dire “ma i giovani hanno in mente tutt’altro … ma i linguaggi sono diversi … non c’è dialogo … i giovani non vogliono far fatica, non hanno pazienza, non si interessano delle cose importanti, sono superficiali, vogliono avere il risultato tutto e subito …”.
Di tutto questo il Siracide non si occupa. Sembra parlare con un giovane ideale, un giovane che non esiste o ne esistono troppo pochi così …
Dice “figlio, ascolta, fermati, rifletti, anche se fai fatica ma è una fatica feconda e lo capisci anche tu … unisciti agli anziani, individua una persona saggia … e quando ne hai individuata almeno una, seguila … e credile e troverai conferme costanti nei tuoi progressi e diventerai uno che capisce la vita, che si orienta, che non si lascia ingannare, che non si lascia menare per il naso qui e là …
Il Siracide crede che la trasmissione della Sapienza, l’educazione, l’educazione morale, l’educazione della fede, la trasmissione della fede, l’educazione alla bellezza, l’educazione sopra ogni cosa all’amore siano possibili e siano realizzabili per un motivo fondamentale. Uno può essere anche vecchio e l’altro invece giovane e pieno di energie, ma sono entrambi figli di Dio, creati per il bene, per il bello, per il vero, per l’amore. Il giovane che pure si disperde, scalpita, ha fretta, è egoista, è preoccupato di sé perché cerca il suo posto nel mondo, che ha tutti questi atteggiamenti … ma ha dentro un desiderio universale bellissimo, fortissimo, delle cose vere, delle cose buone, delle cose giuste, delle cose grandi.
Allora questo appello ottimista del Siracide interroga … noi stessi per primi … e nel gruppo avremo i nostri amici che sono nonni, genitori, magari catechisti, insegnanti, adulti che in qualche modo stanno facendo questo sforzo, stanno lavorando su questo e vorrebbero anche vedere dei frutti … invece magari hanno delle delusioni, hanno dei dolori, delle incomprensioni.
Allora, come nella seconda serata ci siamo raccontati reciprocamente la nostra preghiera, come preghiamo, cosa vuol dire per noi pregare … in questa terza serata ci raccontiamo le nostre ferite, mostriamo le fatiche, mostriamo anche i lividi.
“non riesco a capire perché mio nipote ha fatto quella scelta … non riesco a capire perché mio figlio appena è diventato grande ha smesso di andare a messa … non riesco a capire perché per mio figlio che pure è sposato, ha un lavoro, ecc. però l’unica cosa importante sembrano essere i soldi, l’unica cosa importante sembra il successo, proprio non c’è verso di fargli apprezzare la bellezza della fede, la bellezza della Parola di Dio e l’importanza di certe scelte …
Ci diciamo la verità e scopriamo che il Siracide, passo … passo, vuole entrare nella vita vera, nella vita reale. Non si parla di angeli … in cielo – come ci hanno insegnato tutti i mistici o basta leggere il Paradiso di Dante – Dio esplode di luce e tutta un’armonia si espande e tutti sono contenti e si abbeverano in uno scambio d’amore totale e incondizionato …. Quello si chiama paradiso!
E noi desideriamo tanto di arrivarci insieme, con tutti i nostri piccoli e con tutti quelli cui vogliamo bene, cioè con tutta l’umanità.
Allora, il Siracide non parla in cielo, non parla agli angeli, parla agli uomini e allora capite anche il motivo di questa ripetitività, di questa insistenza. Ce l’ha insegnato Manzoni, nel meraviglioso capitolo in cui parla delle “grida”, delle leggi che, tanto più sono inefficaci e inascoltate, tanto più vanno ripetute e insistite. E questo sforzo delle leggi umane è tante volte inutile.
Beh, qui è Dio che parla e certo ripete l’appello al giovane: “fermati, ascolta, abbi pazienza, fidati, apriti, confrontati …” e lo ripete e insiste, insiste perché ci crede, insiste perché sa che è vero, insiste perché sa che non c’è altra via.
E noi anche in questa serata rinnoveremo, dopo esserci detti tutta la fatica che facciamo a trasmettere ai più giovani la nostra esperienza, la nostra fede, il nostro entusiasmo per Dio e per la bellezza del mondo, rinnoveremo il nostro impegno educativo. Decideremo in compagnia del Siracide, trovando nel Siracide un compagno di strada, di riprendere quel cammino.

Quarto incontro – pag. 71. Titolo: “Vivere secondo sapienza: consigli per una vita equilibrata”
Questo sembra il titolo di una rivista di salute o di cucina o di psicologia … e c’è un senso anche in questo!
In questa serata ascoltiamo una serie di consigli che il Siracide ci dà per una vita rispettosa di noi e degli altri.
Facciamo un esempio:
– cap.37 “31molti sono morti per ingordigia, chi invece si controlla vivrà a lungo … “
– cap.31 “16mangia da uomo frugale ciò che ti è posto dinanzi, non masticare con voracità per non renderti odioso … 37sii il primo a smettere per educazione, non essere ingordo per non incorrere nel disprezzo … 25non fare lo spavaldo con il vino, perché il vino ha mandato molti in rovina …”
Ma nelle stesse pagine leggiamo anche:
– cap.31 “27che vita è quella dove manca il vino? Fin dall’inizio è stato creato per la gioia degli uomini …”
Il Siracide, che è Parola di Dio, dice “se c’è il vino buono, ricordati che è stato creato per la gioia degli uomini … non esagerare … perché la misura fa la qualità della gioia e fa la qualità della vita”.
Anche questo è Sapienza!
In questa riflessione sul mangiare in un certo modo, sul bere in un certo modo, c’è un rapporto con la creazione, c’è un rapporto con Dio: anche questo è Siracide, anche questa è Sapienza!
E il credente vive la sua fede – vi ho fatto questi esempi – in tutte le dimensioni della vita, davvero in tutte. Quindi la cura del proprio corpo, la cura della salute, la cura della qualità dei rapporti con gli altri, la qualità dell’ascolto, la qualità della festa, la qualità del riposo …
Se diciamo che la vita è dono di Dio e poi non siamo capaci di viverla bene … e vivere la vita vuol dire fare le cose da persone vive, da persone che usano dei beni rispettando il creato, vivendo con un certo tipo di sobrietà, ma anche pieni di gioia.
Ricordiamoci sempre che il cristianesimo se è una religione, è una religione che apprezza tutto, cioè le proibizioni alimentari per il cristianesimo non esistono.
Questo significa tante cose, tante cose, significa che non c’è nessun aspetto della vita che non sia santo, sacro, che non sia manifestazione del dono della vita di Dio, che sia la sessualità, che sia l’estetica, il bello, l’amicizia …
Una serata dedicata alla saggezza del vivere.
Anche qui, se qualcuno ci spiega una bella ricetta intorno alla quale la domenica fa comunità con la sua famiglia, coi suoi parenti … ci sta parlando del dono di Dio, ci sta parlando della Sapienza di Dio.
E questo è bello.

Quinto incontro – pag.89. Titolo: “Amare secondo sapienza: uomo, donna, famiglia”
Parlando di concretezze, parlando di vita reale, il Siracide si occupa dei sentimenti, della vita di famiglia. Nel rapporto tra uomo e donna, i testi che leggeremo li troveremo segnati sicuramente da un po’, da un po’ più di un po’, di maschilismo.
L’uomo è il re della casa, l’uomo deve scegliere bene la moglie, che deve essere una donna onesta, appassionata però anche esperta nella gestione della casa, non deve fargli mancare niente, deve rispettarlo, deve fare bene da mangiare, deve gestire bene i soldi … insomma ‘sta donna deve avere 7 o 8 lauree per stare bene in famiglia e con il suo uomo.
L’uomo sembra che non debba fare niente.
Ovviamente oggi noi ci diremmo. “beh, ma insomma … oggi non la pensiamo così, soprattutto non la viviamo così!!! … la convivenza, soprattutto la convivenza d’amore tra un uomo e una donna … c’è una corresponsabilità, c’è una parità, c’è un aiutarsi, c’è una solidarietà …”.
Abbiamo suggerito – lo troverete nella lectio del brano – di fare un piccolo e semplicissimo esercizio: voi prendete quelle pagine e dove c’è scritto “la donna deve fare, la donna deve dire …” si sostituisce “donna” e si mette “uomo o marito” e si scopre (sempre a proposito di riscrittura e di vitalità della Parola) che quella pagina diventa equilibrata, meravigliosa e veramente parla a tutti e due.
Verrebbe proprio da dire così: invece di prendere queste pagine dell’Antico Testamento e dire: “ah, che maschilismo … l’uomo padrone … l’uomo re della casa …” non resta che fare questo esercizio: la donna legge questa pagina all’uomo e l’uomo legge questa pagina alla donna. Ecco, risolto!
Come anche quando s. Paolo dice “la donna …”.
E si scopre che l’importante è l’amore e a quel punto diventa molto bello che il Siracide dica “se tu ami veramente la tua famiglia … tieni pulita la tua casa …”.
Non dice che “l’amore è tutta una cosa così, rose e fiori … “ C’è tutto: ci sono i fiori, c’è la cucina, la pulizia della casa, ci sono i lavori insieme, gestire i soldi, prendere insieme le scelte che contano …
Allo stesso modo quel che riguarda i rapporti con i figli. Direi che anche qui funziona abbastanza l’idea che i figli leggano queste parole ai genitori e i genitori leggano queste parole ai figli.
“Rispetta tuo figlio … correggi tuo figlio … correggi tuo figlio …” e raccomanda anche una certa fermezza, una certa severità, perché all’epoca si usava. Benissimo, oggi abbiamo un altro modo di essere fermi, ma la fermezza ci vuole.
E tutto sommato anche i giovani, anche loro possono pian piano crescendo correggerci, aiutarci, sgridarci.
Una bella dialettica. Interessante.
E qui ci possiamo raccontare le esperienze vive, vere, in casa, in famiglia, nella coppia.

Sesto incontro – pag. 107. Titolo: “Costruire il mondo secondo sapienza: amicizia, comunicazione, economia, politica”.
Il Siracide e tutta la Sapienza, tutta la Parola di Dio, non sta in cielo, non è per gli angeli, è per gli uomini e per gli uomini in tutte le dimensioni e le dinamiche della loro vita.
In questa serata leggiamo delle pagine che ci parlano di potere, ci parlano di governanti, ci parlano di lavoro, di onestà nel rispettare i patti, nel rispettare i contratti, nel rispettare i poveri, nell’aiutarli veramente e non occasionalmente … dimenticandoci che si tratta di intervenire anche e soprattutto sulla società, sui rapporti economici …
È come se il Siracide, dopo esserci entrato in casa nell’incontro precedente, apre le porte e ci porta per strada e ci invita ad occuparci della cosa pubblica, del bene comune.
Tutta la Bibbia sa benissimo le tentazioni del potere, dell’apparire, del possedere e sa benissimo che il mondo … – e vedrete la Lettera Enciclica che il Papa firmerà presto ad Assisi e che riguarda la fratellanza … – e il Siracide parla di questo.
Il mondo sarebbe già quella festa che Gesù sognava, raccontava nelle sue parabole, se la fratellanza fosse la regola universale, fosse lo sguardo di tutti, condiviso.
E il Siracide dice “bene, bene, la parola è bella, l’ideale è altissimo … ma allora fratellanza vorrà dire: non disprezzare il povero, ascolta, governa con giustizia, guarda al bene comune …”
Quindi cose concrete, anche qui.
Non sarebbe male in questa serata fare il punto fra noi con molta sincerità su come guardiamo davvero alle cose dell’economia e alle cose della politica.
Guardiamo per slogan, o anche se si fa fatica cerchiamo quello che si può costruire, quello che si può affermare e condividere anche nella nostra società, oggi, che contributo possiamo dare.
Una bella domanda.

Settimo incontro – pag. 125. Titolo: “La sapienza si rinnova … a contatto con le sue radici: facciamo ora l’elogio di uomini illustri”
Concludiamo tornando ad ampliare lo sguardo su tutta la Bibbia, su tutta la storia della Parola di Dio con gli uomini.
C’è tutta una parte di questo Libro, più capitoli, in cui anche questa volta non a caso, siccome si tratta di insegnare la vita, la Sapienza, la Parola di Dio … si vanno a raccontare di nuovo le grandi figure dei credenti, che sono modelli dei santi e dei credenti, che sono modelli per noi.
Si parla di Abramo, di Mosè, del profeta Elia. Noi in qualche modo concludiamo il percorso di lettura del Siracide facendoci raccontare le storie della Bibbia. E ascoltiamo due di questi esempi, due di queste storie: una che riguarda Mosè e una che riguarda il profeta Elia.

A tutto il percorso che come tutti gli anni è composto di sette serate, sette appuntamenti ormai abituali … aggiungiamo quest’anno una proposta libera, tranquilla, ma riteniamo interessante, di un possibile ottavo incontro di diversa natura.
Così, la Sapienza si racconta anche nella letteratura non religiosa.
Abbiamo ascoltato la Parola di Dio, abbiamo letto pagine e pagine del Libro biblico del Siracide e terminiamo con una serata in cui leggiamo insieme un racconto molto e molto curioso e ovviamente scritto benissimo … è un racconto di Guy de Maupassant – uno scrittore francese – e ha come protagonista un parroco molto coscienzioso, molto ligio al suo dovere, che fa bene il suo mestiere, ma che con l’andare degli anni ha perso un po’ di vista la bellezza del creato, potremmo dire anche la bellezza della carne, la bellezza dell’amore.
Si racconta una passeggiata notturna di questo parroco, sotto la luna … il parroco che dice “no, di notte non si va in giro, di notte si fanno solo peccati …” e c’è una piccola conversione di questo uomo di Dio, che Dio con un pretesto riesce a tirar fuori di casa e così si trova sotto la luna e capisce che lo sguardo sul mondo va rinnovato continuamente … se no diventiamo credenti da sagrestia (buia, chiusa!).
In questa serata si può leggere insieme il racconto e scambiarsi delle impressioni, proprio a pelle sul racconto.
L’idea è che la Sapienza ce lo insegna: la Parola di Dio è Parola di Dio, ma ogni racconto degli uomini, ogni racconto della nostra vita è interessante per Dio ed è interessante per i fratelli … è formativo, è provocante, è arricchente e – illuminato dalla Parola di Dio – diventa a sua volta un messaggio di Dio, da condividere.
Così possiamo augurarci un buon anno, un buon cammino insieme al Libro del Siracide.

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