Il percorso socio-politico si apre il 15 gennaio all’Ambrosianeum con un incontro sul lavoro: un dialogo tra sindacati, esperti e comunità per leggere le sfide della trasformazione digitale e riscoprire la dignità del lavoro

Il percorso socio-politico Custodire l’umano: terra, casa e lavoro si apre il 15 gennaio all’Ambrosianeum con un incontro dedicato al lavoro: un dialogo tra sindacati, esperti e comunità per leggere le sfide della trasformazione digitale e riscoprire la dignità del lavoro.
La Diocesi di Milano inaugura il nuovo percorso socio-politico partendo dal lavoro non per una scelta contingente, ma perché è proprio lì, nell’esperienza quotidiana di milioni di persone, che oggi si concentrano le tensioni più profonde del nostro tempo: tra innovazione e fragilità, tra crescita e disuguaglianza, tra efficienza e umanità.
Non è un caso che anche il discorso alla città dell’arcivescovo Mario Delpini, come pure il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abbiano richiamato con forza il lavoro come questione decisiva per la qualità della democrazia e della convivenza civile. Entrambi hanno insistito su un punto essenziale: senza lavoro dignitoso non c’è futuro condiviso, non c’è coesione sociale, non c’è speranza credibile.
È nel lavoro che si misura la dignità delle persone, la possibilità di progettare il domani, la capacità di sentirsi parte di una comunità. È nel lavoro che emergono le ferite della società — precarietà, sfruttamento, insicurezza, esclusione — ma anche le sue risorse più preziose: competenze, responsabilità, creatività, desiderio di contribuire al bene comune.
Per introdurre questa complessa realtà con uno sguardo concreto e radicato nella vita delle persone, il dialogo iniziale dell’incontro del 15 gennaio sarà affidato a Fabio Nava, Segretario generale CISL Lombardia, e Antonio Bonardo, Presidente di Manageritalia Lombardia. Il loro contributo offrirà una lettura immediata dei mutamenti in corso: la frammentazione delle carriere, le nuove vulnerabilità legate al lavoro digitale, le tensioni sociali generate da una transizione tecnologica sempre più rapida. Sarà una voce che nasce dall’esperienza quotidiana dei lavoratori e che pone domande urgenti sul senso del lavoro oggi.
Da queste domande prenderà avvio l’approfondimento di Mauro Magatti, sociologo ed economista dell’Università Cattolica, che guiderà il cuore della riflessione. Leggere ciò che sta accadendo come segno dei tempi significa riconoscere che non siamo di fronte a un semplice cambiamento economico, ma a un mutamento antropologico: un passaggio che ridefinisce il modo di pensare, di vivere, di relazionarsi e di credere.
Automazione, algoritmi, piattaforme digitali, intelligenza artificiale non stanno solo trasformando il mercato del lavoro; stanno rimodellando l’immagine stessa dell’uomo: la percezione di sé, il rapporto con il tempo, la possibilità di costruire legami e comunità, la qualità della vita interiore. È questa la posta in gioco più profonda.
Per orientarsi in una stagione così complessa, la riflessione torna inevitabilmente alle radici della Dottrina Sociale della Chiesa. Quando nel 1891 Leone XIII pubblicò la Rerum Novarum, la modernità industriale stava producendo sfruttamento, conflitti e nuove povertà. Quell’enciclica fu un atto profetico: affermò che il lavoro non è una merce e che la dignità del lavoratore è il criterio con cui giudicare l’organizzazione della società.
Da allora, la Chiesa ha accompagnato i passaggi critici della storia: dalla Populorum Progressio alla Centesimus Annus, fino alla Laudato Si’ e alla Fratelli tutti, che hanno unito lavoro, giustizia sociale, ecologia integrale e fraternità. Oggi questa tradizione incontra una nuova questione sociale: la rivoluzione digitale.
Papa Leone XIV, richiamando esplicitamente la continuità con Leone XIII, ha sottolineato fin dall’inizio del suo pontificato che la tecnologia non è neutrale: può ampliare le possibilità di libertà e di partecipazione, ma può anche produrre nuove forme di scarto, disuguaglianze radicali, isolamento e perdita di senso. È lo stesso allarme che attraversa le parole del Presidente Mattarella quando richiama l’urgenza di salari giusti, sicurezza sul lavoro, tutela delle persone più fragili, responsabilità collettiva verso le giovani generazioni.
Per questo la Chiesa propone criteri di discernimento essenziali:
– l’etica della tecnologia, perché non tutto ciò che è possibile è anche giusto;
– la centralità della persona, perché nessuna innovazione vale se sacrifica la dignità umana;
– la solidarietà, anche nel mondo digitale, perché il progresso non diventi privilegio di pochi.
In questo contesto, il lavoro torna a essere una lente decisiva: una cartina di tornasole che rivela se stiamo costruendo una società capace di custodire l’umano o se stiamo cedendo a una logica impersonale. Il lavoro può essere luogo di libertà, partecipazione e crescita; ma può anche diventare spazio di solitudine, sfruttamento e smarrimento. Tutto dipende dalle scelte collettive che sapremo compiere.
L’incontro del 15 gennaio è momento di discernimento comunitario, in cui istituzioni, sindacati, credenti e cittadini possano interrogarsi insieme sul futuro. Come ha ricordato l’arcivescovo Delpini, non basta analizzare i problemi: occorre coltivare una speranza operosa, capace di tradursi in responsabilità condivisa.
Il percorso Custodire l’umano nasce proprio per questo: offrire strumenti di lettura, criteri di giudizio e spazi di dialogo che aiutino a trasformare l’ansia del cambiamento in un’occasione di giustizia sociale, creatività e bene comune.
In allegato la locandina dedicata all’intero percorso socio-politico e all’incontro del 15 gennaio, con il link per l’iscrizione. Per informazioni: sociale@diocesi.milano.it.