Martedì 31 marzo alle ore 14.45, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, un convegno a partire dal “Discorso alla Città” dell’Arcivescovo Mario Delpini
Responsabile Servizio per la pastorale Sociale e il lavoro
Foto PixabaySi terrà il 31 marzo pomeriggio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore il convegno Le crepe della cura: fragilità sociali, welfare e responsabilità condivisa, un momento di confronto che intende mettere a tema le trasformazioni del welfare state e le tensioni che attraversano oggi il tessuto sociale del Paese. L’iniziativa prende avvio dalle sollecitazioni emerse nel recente “Discorso alla Città” dell’Arcivescovo di Milano, che ha richiamato l’attenzione su un dato sempre più percepito: il logoramento progressivo di alcuni pilastri del sistema di protezione sociale e la conseguente crescita di insicurezze diffuse. La paura di non essere adeguatamente sostenuti nei momenti di fragilità – malattia, invecchiamento, povertà, solitudine – non è soltanto un sentimento individuale, ma un indicatore della qualità del patto sociale. Il modello italiano di welfare, storicamente fondato su un intreccio fecondo tra intervento pubblico e iniziativa del privato sociale, è oggi chiamato a confrontarsi con sfide profonde: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle diseguaglianze, la trasformazione del lavoro, la pluralizzazione dei bisogni. Molti risultati raggiunti nel secondo dopoguerra sono percepiti come diritti acquisiti, talvolta senza una piena consapevolezza delle storie, delle istituzioni e delle energie civili che li hanno resi possibili. Allo stesso tempo, emergono nuove forme di fragilità che non sempre trovano risposte adeguate nelle strutture esistenti. In questo scenario, parlare di “crepe” non significa decretare il fallimento del welfare state, ma riconoscere segnali di affaticamento che chiedono un ripensamento. Il rischio è duplice: da un lato la progressiva mercificazione dei servizi di cura, dall’altro la delega passiva allo Stato, con l’indebolimento della responsabilità comunitaria. Il programma del convegno riflette la volontà di affrontare tali questioni da prospettive diverse e complementari. Dopo i saluti istituzionali del Rettore, Prof.ssa Elena Beccalli, l’intervento di apertura sarà affidato a Mons. Mario Delpini, Presidente dell’Istituto Toniolo. Seguiranno contributi che analizzeranno:il tema della longevità e del patto intergenerazionale, con particolare attenzione alle dinamiche di invecchiamento diseguale, il passaggio culturale da una logica centrata sulla prestazione a una concezione più ampia di promozione della salute e del benessere, il ruolo del servizio sociale nell’accogliere e accompagnare le fragilità,le istituzioni del welfare e i meccanismi di assicurazione sociale, la dimensione comunitaria della cura e la responsabilità condivisa tra soggetti diversi.
L’intento è quello di offrire strumenti interpretativi e proposte che tengano insieme sostenibilità economica, equità e attenzione alla persona, evitando letture riduttive o ideologiche. Prendersi cura delle fragilità significa riconoscere la centralità della persona e delle reti relazionali – famiglie, associazioni, comunità locali – che rendono possibile una crescita autenticamente sociale. Le crepe della cura interrogano l’intera società, nessun attore può ritenersi autosufficiente: né le istituzioni pubbliche, né il mercato, né il terzo settore, né le comunità ecclesiali. È necessario un rinnovato patto di corresponsabilità che sappia valorizzare la sussidiarietà, promuovere la solidarietà e ricostruire fiducia. In gioco non vi è soltanto l’efficienza di un sistema, ma la forma stessa della città e dell’umano che intendiamo edificare. Il convegno all’Università Cattolica si inserisce in questo orizzonte: non come evento isolato, ma come tappa di un percorso che invita a ripensare il welfare state alla luce delle nuove fragilità e delle risorse morali e civili di cui il Paese dispone.