Almanacco liturgico Il Santo del giorno Il Vangelo di oggi Agenda dell'Arcivescovo

Il Servizio per la Catechesi e il Servizio per la pastorale liturgica mettono a disposizione alcuni suggerimenti liturgico musicali per vivere e far vivere bene la celebrazione della Prima Comunione.

INDICAZIONI GENERALI

  • Il rito ha una particolare dimensione di festa, per cui è opportuno proporre di preferenza la celebrazione nel quadro di una Messa in giorno festivo. In questo modo tutta la comunità parrocchiale ne è partecipe: l’iniziazione cristiana di una persona, infatti, non è solamente un fatto privato, per lui o per la sua famiglia, ma coinvolge l’intera comunità.
  • Il luogo dove celebrare sia di preferenza la chiesa in cui normalmente si celebra la Messa festiva (almeno con i ragazzi), proprio per poter sottolineare che quanto avviene nel giorno della prima Comunione è chiamato a ripetersi nel loro futuro.
  • È opportuno l’utilizzo del fonte battesimale. Il ricorso ad un fonte mobile, collocato nei pressi del presbiterio, è un’opzione meno opportuna dal punto di vista liturgico, ma da considerare nel caso in cui non si riescano ad individuare soluzioni adeguate alle difficoltà che l’uso del fonte battesimale vero e proprio porrebbe (come la visibilità e l’insufficiente spazio).
  • I partecipanti alla celebrazione sono in primo luogo i ragazzi (con padrino e madrina se presenti dei battezzandi), poi la comunità educante (catechisti, animatori), i genitori, i nonni e la comunità del luogo.

 

CARATTERISTICHE DELLA CELEBRAZIONE

Nel caso di un gruppo con presenza di battezzandi, la struttura della celebrazione sarà la seguente:

  • Riti introduttivi: ingresso; segno di croce e saluto; atto penitenziale; Gloria; prima orazione.
  • Liturgia della Parola: due letture non evangeliche, con relativo salmo interlezionale; una lettura evangelica con la relativa acclamazione; omelia e canto dopo il Vangelo.
  • Riti battesimali (se fossero presenti bambini non ancora battezzati):
    • ringraziamento sull’acqua benedetta o benedizione dell’acqua (in funzione del fatto che sia disponibile o meno l’acqua battesimale, benedetta nella Veglia di Pasqua);
    • rinuncia e professione di fede da parte della Comunità e dei catecumeni;
    • battesimo di ciascun catecumeno;
    • riti esplicativi: unzione con il Crisma, consegna della veste bianca e consegna del cero acceso;
  • preghiera dei fedeli, conclusa dalla sua orazione.
  • Liturgia eucaristica: rito della pace; rito della presentazione dei doni; preghiera eucaristica; riti di comunione.
  • Riti conclusivi: orazione; benedizione; congedo.

Nel caso di un gruppo composto solo da ragazzi già battezzati da infanti, invece, il rito prenderà la forma usuale di una Messa di prima Comunione, senza altre particolarità strutturali.

Le letture saranno quelle del giorno (tempo di Pasqua) o potranno essere sostituite con una di quelle proposte nel Lezionario per le Messe rituali per la Messa Rituale del Battesimo (se si celebrano battesimi) oppure (e più opportunamente) per la Messa Rituale di prima Comunione, allo scopo favorire un maggior coinvolgimento nel senso di quanto si sta celebrando.

 

LA DIMENSIONE DELLA FESTA

L’esperienza della fede (e in particolare della fede celebrata) non può essere disincarnata: attraversa invece l’esperienza umana dei ragazzi – nelle sue più quotidiane attività – è il luogo in cui accade l’incontro con il Signore. Dunque, la cura per la celebrazione, la bellezza dei canti e dei gesti, la partecipazione carica di attese delle persone importanti per i ragazzi, i segni anche esteriori del vestito “bello”, del rito delle fotografie-ricordo, di un piccolo regalo da parte della Parrocchia o delle catechiste, rafforzano nei ragazzi la percezione di vivere un momento importante e memorabile del proprio cammino di credenti.

Per questa evidente dimensione di “festa” la celebrazione della prima Comunione dovrebbe assumere la forma di una “Messa solenne”. Il vocabolo “solenne” non è semplicemente sinonimo di “maggior apparato rituale”, ma vuole invece esprimere la dimensione di “festa”, di presenza ministeriale e di “partecipazione”: una celebrazione sarà dunque tanto più solenne, quanto più ministeriale e partecipata e, per questo, festosa. In questa prospettiva l’apparato rituale non svanisce, ma diventa una componente necessaria per esprimere il carattere di maggior festa e per favorire la partecipazione di tutti e ciascuno al rito.

Bisognerà quindi curare il modo con cui trasmettere e far vivere la dimensione festiva del momento celebrativo che si sta considerando, attraverso la l’attuazione delle varie possibilità offerte dall’apparato rituale della Messa e, in particolare, del canto.

A questo proposito è bene sottolineare che i gesti di un rito richiedono per loro stessa natura di essere compiuti in maniera autentica e vera, altrimenti non comunicano e non suscitano nulla in chi vi partecipa o li vede.

 

SUGGERIMENTI PUNTUALI A PROPOSITO DI SPECIFICI MOMENTI DELLA CELEBRAZIONE

Processione d’ingresso
Uno degli scopi della processione di ingresso della Messa è quello di “inserire” nell’assemblea riunita i ministeri che avranno un ruolo nella celebrazione che inizia; dunque, anche i ragazzi nel giorno della loro Prima Comunione potranno prendere parte alla processione.
Perché il momento sia ben svolto, sarà necessario pianificare e preparare questo momento della Messa, dato che si vogliono coinvolgere persone che sicuramente non sono abituate a prendere parte a movimenti processionali.

Rito di offertorio
Il rito della presentazione dei doni esprime la partecipazione dei credenti al sacrificio che sta per essere offerto. Ciò che essi offrono, infatti, diventerà – attraverso il ministero del sacerdote – il corpo/la vita di Cristo che, offerti per tutti sulla croce, nel rito della comunione verranno poi ri-offerti ai fedeli come fonte della loro vita e principio della loro incorporazione a Cristo e dunque nella Chiesa.

Lo scopo della presentazione dei doni è quello di disporre sull’altare quanto è necessario (il pane e il vino) perché la Preghiera eucaristica ci faccia partecipi del sacrificio della croce, operando tra noi la presenza del Signore Gesù Cristo nei segni sacramentali del pane e del vino.
Nella processione dei fedeli che portano i doni all’altare, si rende visibile anche la disposizione dell’intera Comunità a lasciarsi coinvolgere nell’offerta di Cristo al Padre: ecco perché, insieme al pane e al vino, che diverranno il Corpo e il Sangue del Signore, portiamo all’altare anche tutto ciò che è realmente un dono a Dio, per la Chiesa e per il mondo.

L’azione del popolo cristiano che offre a Dio i propri doni ha alcune caratteristiche:

  • priva necessariamente il donatore di qualcosa di suo, quindi non può essere compiuta “per finta” (dare per poi riprendere) e non può avere come oggetto ciò che non è realmente nella disponibilità di chi dona;
  • nel rito liturgico il destinatario è principalmente il Signore, che si renderà presente attraverso la Comunione col Pane e col Vino
  • la raccolta delle offerte ci fa intuire che si possono portare all’altare anche doni per le esigenze dei bisognosi della comunità, della Chiesa intera e del mondo (raccolta offerte per adozione a distanza, raccolta indumenti per famiglie bisognose, altre lodevoli iniziative…)

Queste considerazioni permettono di intuire che non ogni forma di “dono” sarà adeguata a questo momento della Messa, ad esempio:

  • non sarà opportuno portare all’altare doni che non siano destinati a Dio o alla Comunità in suo nome (ad esempio regali vari per qualcuno dei partecipanti);
  • né sarà bene portare all’altare cose che non sono realmente “proprietà” di chi offre (ad esempio un volume della Bibbia, dato che la Parola che contiene non ci appartiene affatto), o che costituiscono un dono fittizio (perché viene poi ripreso al termine della celebrazione);

è preferibile non introdurre lunghi commenti che spieghino i doni portati: è bene invece lasciare che i simboli sprigionino la loro energia comunicativa. Brevi monizioni possono, se proprio necessario, aiutare i presenti a vivere consapevolmente il momento rituale.

 

ALCUNE INDICAZIONI PER L’ANIMAZIONE LITURGICO – MUSICALE

L’animazione liturgico – musicale della prima Comunione può essere occasione preziosa:

  1. perché risplenda la bellezza della comunità cristiana e non, semplicemente, di singoli o gruppi cui si appalta lo svolgimento rituale (famiglie, ragazzi, catechisti, gruppo liturgico, coro, strumentisti…)
  2. perché si dia vita a una buona prassi liturgica cui rifarsi nelle domeniche più ordinarie e non un evento con gesti e parole eccezionali
  3. perché si facciano dei passi in avanti rispetto ad alcune esigenze del libro liturgico (spesso disattese) che rendono infruttuosa la celebrazione e a un buon comun sentire con tutta la diocesi

Fra tutte le parti della messa ne scegliamo qui alcune paradigmatiche che potrebbero permettere la realizzazione dei punti sopra riportati. Ciascuna comunità, radunati gli attori coinvolti, saprà scegliere cosa e come attuare.


Canto di ingresso
Il canto d’inizio ha lo scopo di accompagnare la processione all’altare e di introdurre alla celebrazione del giorno – inserita in un determinato tempo liturgico. L’effetto dovrebbe essere il sentirsi costituiti comunità: sappiamo quale forza ha la musica per creare quest’unione dei cuori!
La modalità migliore per l’attuazione di questo canto è che ci sia una alternanza fra solista (o coro) e l’assemblea: questa scelta renderà palpabile che la liturgia è dialogo fecondo fra il Signore e la sua Chiesa.
Il testo dei canti sarà, principalmente, la gioia della Pasqua di Gesù e la sua vita donata ai suoi (meglio scegliere, dunque, un canto che sia alla prima persona plurale “noi” piuttosto che un canto più individuale) e la forma musicale quella di un inno strofico (con le strofe alternate fra assemblea e coro), canzone (ritornello assembleare e strofa eseguita da un gruppo) o di varie forme responsoriali (dove è scontata l’alternanza).
Bisognerà porre attenzione che i ragazzi siano coinvolti nel canto (ad esempio dovrà avere un’estensione vocale adeguata e un testo con un linguaggio accessibile) ma, al tempo stesso, ricordandosi che è la messa di tutta la comunità, chiamata a introdurre i piccoli nella dinamica ritual

Ecco alcuni esempi di canti che possono essere adatti per la celebrazione, provenienti da repertori ed epoche diverse.
Essi sono solo un elenco – non esaustivo e talvolta anche limitato – ma possono essere d’aiuto per mostrare come incarnare i criteri sopraelencati.
Li classifichiamo a seconda della tripartizione del genere musicale che abbiamo introdotto

Corali

La Pasqua del Signore                        CD 275
Cantiamo te, Signore della vita Psallite! Musica e Liturgia

Canzoni
Quando tu ci chiami                          CD 8
I cieli narrano                                      CD 454
Cristo è risorto veramente              Rinnovamento nello Spirito
Lo Spirito Dio Gesù risuscitò         CD 408
Un solo Spirito                                     CD 409
Noi veniamo a te                                  Buttazzo
Oggi è giorno di festa                         Buttazzo

Responsori
Nei cieli un grido                                 CD 291
Passa questo mondo                          CD 591
Venite al Signore                                 CD 484
Gente di tutto il mondo                    Sequeri

  

Atto penitenziale
Fra le varie formule proposte dal messale, consigliamo di scegliere (e di cantare!) quella del Kyrie, eleison. Lungi dal ridurre questo momento al luogo dove elencare tutte le mancanze personali e collettive (“Ti chiediamo perdono Signore per quando…”) questa formula è una vera e propria acclamazione a Cristo (e, certamente, alla sua Misericordia per noi).
Il Messale propone diversi esempi a seconda del tempo liturgico; sarebbe promettente e coinvolgente far scrivere questi testi ai ragazzi, a partire dal Vangelo del giorno.
Facciamo un esempio concreto, immaginando che la pagina di Vangelo proclamata fosse Lc 24,36-49

  1. si legge il brano coi ragazzi
    Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
    Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture
    e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
  2. Ci si chiede, in gruppo: chi è Gesù? Come lo descrive questo testo? Quali caratteristiche emergono dal brano?
    Potrebbe, ad esempio, venir fuori:
    Gesù è uno che porta la pace
    Gesù è uno che tranquillizza i suoi amici
    Gesù mostra senza paura le mani e i miei piedi
    Gesù chiede di mangiare (e mangia!) del pesce appena pescato
    Gesù aiuta i discepoli a capire le scritture
    Gesù è…davvero risorto!
  3. A partire dalle frasi dei ragazzi, si possono formulare alcuni tropi (questo il nome tecnico di questa espansione del nome di Gesù) rivisti, espansi, adattati per la celebrazione.
    Eccone tre, ad esempio, che provano a far sintesi di quanto sopra emerso.
    Kyrie, tu che ci porti la pace che vince le nostre paure, eleison!
    Kyrie, tu che se l’atteso di tutti i tempi e la Parola che arriva al nostro cuore, eleison!
    Kyrie, tu che come un tempo, anche oggi siedi alla nostra mensa, eleison!

Questo atto penitenziale guadagnerà ancor più forza se non verrà semplicemente letto ma cantillato da un solista (perché non uno dei bambini?) e confermato dalla risposta di tutta l’assemblea.

Un’intonazione del Kyrie davvero immediata (e molto conosciuta) proviene dalla comunità di Taizè, ma se ne possono imparare anche di altre.

Il sito della diocesi, a questo riguardo, offre due differenti esempi (Taizè e G. M. Rossi)

Servizio per la pastorale liturgica (chiesadimilano.it).

Il fatto che anche il messale romano proponga, come prima scelta, di mantenere l’espressione greca Kyrie, eleison e non la sua traduzione italiana ci suggerisce come questo sia uno dei luoghi in cui il significante sia (quasi) più importante del significato: la musica diviene un codice indispensabile per raggiungere questa finalità performativa del rito.

 

Gloria

A chi è rivolta la preghiera del Gloria? Scommetto che difficilmente saremmo in grado di rispondere, senza prima aver analizzato il testo. La lettura del Gloria – purtroppo molto diffusa nelle cosiddette messe dei ragazzi – non favorisce la portata dossologica di questo testo e, molte volte, è così frettolosa che…non si vede l’ora di arrivare alla fine!

L’inno del Gloria presenta una prima parte rivolta al Padre (“Gloria a Dio, nell’alto dei cieli…”), una seconda al Figlio (“Signore, figlio unigenito…”) che contiene una serie di litanie che, è proprio il caso di dirlo, invocano un’alternanza solista – tutti (“tu che togli; tu che siedi..”) e alla fine si accenna alla presenza dello Spirito (“con lo Spirito santo..”).

Una buona intonazione del Gloria aiuterà a entrare nelle sue varie parti, sia a livello di forma che di contenuto.

Un buon esempio – che spingiamo perché sia imparato dai ragazzi – è il Gloria scritto da don Felice Rainoldi: esso presenta una stessa melodia per tre differenti parti del testo (una volta imparata la prima, si possono cantare le altre!), una forma a botta e risposta nella prima parte fra solista e assemblea (così come nella parte litanica precedentemente analizzata) e un cambio di tempo (e di colore) nel momento in cui il testo inizia a rivolgersi al Figlio (è questa una parte che è bene che sia eseguita da un piccolo gruppo di cantori, ragazzi o adulti).

Si possono anche recuperare degli arrangiamenti con facili parti di strumenti (flauti, archi, percussioni…) che renderanno più tangibile la gioia di lodare il Signore.

Sul sito della diocesi potete trovare spartito e musica di questo Gloria (insieme ad altre intonazioni).

Ci sentiamo di incoraggiare le parrocchie che cantano solamente il ritornello del Gloria a introdurre, pian piano, una forma musicale più articolata: lungi dall’essere un mero adempimento legalistico, questa pratica aiuterà a dare più varietà alle parti del rito e a rendere questo canto – rito una perla delle parti introduttive della messa.

 

Salmo

La caratteristica di risposta del salmo (alla lettura veterotestamentaria) chiede che esso sia intonato da una persona diversa dal lettore, magari proveniente dall’assemblea stessa.

La natura poetica del salmo invoca il suo essere cantato, almeno nel ritornello!

È troppo poco leggere una poesia nata per essere intonata.

Quale strumento musicale utilizzare per accompagnare la salmodia? Sembra che i salmi venissero cantati con strumenti a corda (si pensi alla famosa arpa di Davide); d’altro canto, il Magistero ha ribadito come sia l’organo a canne lo strumento privilegiato per accompagnare il canto dei fedeli. Senza creare dannosi schieramenti è importante ribadire che nessuno strumento è escluso dal rito, purché suonato adeguatamente. Ci sono poi altri strumenti ornamentali, che possono ampliare la potenzialità evocativa del salmo: perché non coinvolgere qualcuno dei ragazzi con il flauto? Per chi è alle prime armi raddoppiando la semplice melodia oppure seguendo una seconda voce.

La modalità esecutiva del salmo, durante la celebrazione, sarà :

INTRO strumentale + proposta solista + ripetizione di TUTTI + versetto solista + TUTTI

Sulla pagina web Celebriamo la Domenica  sarà possibile trovare, per ciascuna domenica, spartito e audio del salmo in una duplice proposta: ricordiamo che nel tempo pasquale è sempre possibile sostituire il testo del ritornello con il canto dell’Alleluia.

 

Alleluia

Cosa significa la parola Alleluia? Forse qualcuno dirà, scherzosamente: “finalmente”! Forse altri avranno sentito che, in ebraico, rimanda alla lode del Signore.

Come nel caso del Kyrie, anche per l’acclamazione al Vangelo è più importante che la musica che segue l’epistola ci faccia, letteralmente, scattare in piedi e instilli in noi l’entusiasmo di un Dio-che-parla (prima ancora che sapere razionalmente la traduzione corretta).

Ci chiediamo: quali Alleluia sono da scartare? Forse ce ne sono anche di molto conosciuti ma che non riescono a esprimere questa prorompente gioia pasquale; in questo caso, sarà meglio abbandonarli e dar spazio a vere e proprie acclamazioni, a grida di gioia che tengano occhi e cuore incollati sull’Evangeliario che viene portato in processione e, successivamente, sulla bocca del diacono che proclama la buona notizia, e non sul foglietto stampato (sic!)

 

Presentazione dei doni

Il magistero della Chiesa, nel documento conciliare sulla liturgia, ha dichiarato che la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica. 

Un buon canto di offertorio potrà dunque dar voce all’incedere di alcuni fedeli (ad es. ragazzi, genitori, catechisti) mentre portano pane, vino e offerte in denaro verso il presbiterio. Ecco alcuni esempi:

Ecco quel che abbiamo                                 Gen
O Padre da cui viene tutto                           De Francesco
Portiamo a te, Signore della vita               Repertorio Seminario
Con la tua parola                                             CD 65
Pane e vino                                                        De Francesco
Accogli i nostri doni                                         Buttazzo
è Frutto della terra                                         CD 67

Non è da escludere, ove la situazione lo permetta, anche un accompagnamento solo strumentale di questo momento, magari con l’intervento di più strumenti contemporaneamente, oppure di un brano eseguito dal coro della parrocchia.

 

Preghiera eucaristica

La preghiera eucaristica inizia con il canto del prefazio e si conclude con l’Amen dossologico e, nel suo dispiegarsi, richiede il canto del Santo e del Mistero della fede: quanta varietà! Quanta forza celebrativa di condurre i corpi dei presenti all’offerta di Cristo al Padre che, nella celebrazione, rinnova la sua realtà e bellezza.

Sappiamo che non sempre è semplice trovare un celebrante presidente che possa intonare con finezza il prefazio e il Per Cristo ma, ciascuno di noi, può intuire come il cambio di codice linguistico rispetto a testi solamente letti sia in grado di far cogliere alcuni passaggi fondamentali. In ordine: il momento di alzare i cuori verso la Gerusalemme celeste, l’unione del canto con tutta la compagine dei Santi, il desiderio di Annunciare la Pasqua di Gesù e, già citato, l’essere coinvolti nella sua offerta al Padre (per, con, in).

L’esperienza della preghiera eucaristica dei fanciulli – che pur pare necessitare di un aggiornamento – può aiutare maggiormente all’intuire i passaggi cruciali del canone (le epiclesi, la consacrazione, la preghiera per la Chiesa…) a patto che, ancora una volta, si cerchi di restituire a queste risposte la loro portata evocativa. E dunque, cantandole.

Sulla pagina web già citata, si trovano audio e spartiti per cantare al meglio questa parte della messa (in particolare per quanto concerne il Santo e l’anamnesi)

 

Canti di comunione

Analizziamo, passo dopo passo, le parole del Messale riguardanti il canto di Comunione.

Mentre il sacerdote e i fedeli si comunicano, si esegue il canto di comunione.

L’attesa silenziosa non fa parte di questo canto (i momenti principali in cui è richiesto il silenzio sono dopo l’omelia e dopo la Comunione); piuttosto l’accordo delle voci esprime la natura ecclesiale di questo gesto. Quanto è importante, questa sottolineatura, per una messa di prima comunione!

Il rischio di ridurre questo rito unicamente al rapporto con Gesù – senza il coinvolgimento del resto dei presenti – è molto forte: sappiamo, al contrario, che il frutto più grande dell’Eucaristia è proprio l’edificazione della Comunità cristiana e l’apertura al mondo[1].

In effetti, così continua il testo:
esso [il canto] ha lo scopo di esprimere, mediante l’accordo delle voci, l’unione spirituale di coloro che si comunicano, dimostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il corpo di Cristo.
Il canto si protrae per un certo tempo, durante la comunione dei fedeli. 

Il tema del canto, dunque, potrà essere anche eucaristico ma non esclusivamente eucaristico. Ciò che non potrà mancare è la manifestazione autentica della gioia di andare incontro al Signore: un andamento processionale della musica aiuterà a percepire questo cammino verso il dono del Pane spezzato.

Se però è previsto che dopo la comunione si eseguisca un inno, il canto di comunione s’interrompa al momento opportuno. 

Dopo la Comunione si può eseguire un canto di ringraziamento (qui definito, genericamente, inno); è forse questo il luogo più adatto in cui tutti i ragazzi (magari con anche i loro genitori?) possano proporre un canto imparato durante l’anno, magari uno fra quelli proposti nell’itinerario catechistico. In alternativa, è sempre possibile che il coro esegua un canto di ascolto.

Come canto di comunione si può utilizzare quello dell’antifonale, con o senza salmo, oppure un altro canto adatto, secondo le norme date per il canto d’ingresso.

Raccomandando sempre di ricercare un canto con significati attigui all’antifona di comunione propria del giorno (senza tralasciare un certo legame con la Parola di Dio proclamata), proviamo a proporre alcuni canti che possano fungere da esempio per la scelta di un buon canto di Comunione nel tempo pasquale (e con una melodia non troppo complicata, adatta anche ai bambini)

Pace a voi                                             CD 140
La mano nella tua                             CD 599
Canto per te, Gesù                            CD 580
Come fuoco vivo                                Gen
Quanta sete nel mio cuore             CD 135
Tu fonte viva                                        CD 136
Come unico pane                               RN 348
Sei per noi cibo di eternità             Buttazzo
Perché tu sei con me                         Gen Verde – Rimoldi
Li amò sino alla fine                          Burgio
Fate questo in memoria di me       Burgio
Quello che abbiamo udito                RN 301, audio
Hai dato un cibo                                  CD 129

[1] Padre Arturo Paoli narra in un suo scritto che comprese cosa fosse l’Eucaristia quando, dopo la celebrazione della sua prima Comunione, fu accompagnato dai genitori a visitare gli anziani nella casa di riposo della sua città. Possa ardere anche in noi questo slancio di fraternità universale!