In Italia per partecipare al Sinodo, la responsabile generale delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta ha visitato le consorelle presenti in città

di Silvio MENGOTTO

Nel pomeriggio di lunedì 22 ottobre Madre Mary Prema, responsabile generale delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, ha visitato la Comunità di Milano, costituita da due sedi distinte. Dopo la preghiera pomeridiana con tutte le sorelle, si è trattenuta coi volontari che dagli anni Ottanta aiutano le religiose.

Madre Mary Prema si trova in Italia perché ha partecipato al Sinodo dei Vescovi a Roma e, prima di ripartire per Calcutta, sta incontrando le consorelle residenti in Italia. Come loro, ha il volto sorridente, un invito ad accogliere la gioia della vita (Madre Teresa diceva: «Non permettete che qualcuno venga a voi e se ne vada senza essere felice…»). Madre Mary si avvicina a tutti e saluta con le mani giunte, accennando un piccolo inchino: un gesto che si chiama Namaschtè e che letteralmente significa «il Dio che c’è in me saluta il Dio che c’è in te». Poi inizia a conversare porgendo un’immagine di Madre Teresa e un rosario. Si accosta con un gesto comune e popolarissimo in India.

L’apertura della Comunità milanese risale agli anni Ottanta, quando il cardinale Carlo Maria Martini, incontrando Madre Teresa, lanciò la proposta. Si trova in via delle Forze Armate, zona popolare a due passi dalla chiesa della Madonna della Carità. Quattro suore della Congregazione si occupano di donne e bambini in difficoltà e gestiscono una mensa per i poveri del quartiere (in maggioranza clochard), frequentata ogni sera da oltre 100 persone. Nelle vicinanze di Baggio altre sorelle accolgono vittime di violenze in una casa protetta. Oltre ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza, infatti, la Congregazione ne richiede un quarto: la dedizione e il servizio gratuito ai più poveri tra i poveri (un giornalista americano, vedendo Madre Teresa lavare un uomo coperto di piaghe esclamò: «Io non lo farei per un milione di dollari!», e lei, ridacchiando, rispose: «Nemmeno io!»).

Ogni mattina, alle cinque, le suore iniziano la preghiera che si conclude con la Messa. Poi iniziano il loro servizio fatto di pulizie, preparazione dei pasti, bucato e nuova preghiera nel pomeriggio prima di riprendere il servizio serale e le visite a famiglie fortemente disagiate. Due volte alla settimana si recano al carcere di Novara. La casa è sempre aperta a chiunque ne abbia bisogno. Le religiose offrono alloggio a una cinquantina di persone tra donne e bambini, quasi tutti stranieri con alle spalle storie di solitudine, povertà, abbandono. Qui sorridono, hanno qualcuno che li ama, che si preoccupa per loro, che li chiama per nome.

Più di sessanta sono i volontari che collaborano alle attività quotidiane. Lino Sala, una presenza storica nel servizio alla Congregazione, racconta la cronaca di ogni sera: « Alle sei meno un quarto è tutto pronto. I poveri entrano chiacchierando, con occhi scintillanti. Si siedono in attesa, poi vengono serviti da bancari, ingegneri, professori, madri e nonne. Una suora fa il segno della croce e tutti, anche i musulmani, si alzano in piedi. Sussurrano a mezza voce le preghiere e poi si siedono».

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