Un banale incidente costringe un uomo, in viaggio con la moglie incinta e la figlia, afermarsi in un'officina dove è riconosciuto da un dipendente. È un aguzzino del suo passato, l’agente dei servizi segreti che l’aveva torturato in carcere
Il ritorno alle scene di Daniel Day-Lewis coincide con una sceneggiatura scritta a quattro mani tra padre e figlio per parlare… proprio del rapporto tra padre e figlio
Nel nuovo film di Paolo Virzì, il tempo diventa una prova di pazienza e redenzione: un avvocato in fuga, una vigna da salvare e una giovinezza che insegna a credere di nuovo nella vita
Nonostante il brutto titolo italiano, non è una commedia sempliciotta. L’inizio ricorda quei film scolastici che avevano grande successo tra gli anni ’80 e ’90: l’ingresso al college, il primo incontro con gli studenti, la fatica a trovare il metodo educativo giusto. Tutto da tradizione
L’avvicinarsi della morte e ciò che consegue sui rapporti delle persone è sì un tema interessante, ma la messa in scena non riesce mai ad andare oltre la superficie. Il film vorrebbe procedere con una leggerezza poetica, ma i dialoghi risultano spesso fuori fuoco e artificiali
Il vero motore della storia è Elliott, che non ha paura di aprirsi all’altro, di legarsi, di abbracciare, di provare e far provare affetto, permettendo alla regia di esplorare stati dell’esistenza sfumati e deliziosamente complessi
Le comparse non sono attori, ma ospiti della struttura che hanno partecipato a un laboratorio di cinema. Tenerezza, rispetto, normalità, sono le linee guida di questo rispettosissimo racconto della vecchiaia
Il regista Mike Flanagan, specialista dell’horror, abbandona le atmosfere lugubri e realizza un lavoro dal respiro spirituale. Una fiaba, narrata in maniera non lineare, attraverso tre momenti
Il film non racconta la paternità, ma l’eterna giovinezza a cui ci chiama la nostra società. Il percorso non sempre è a fuoco, ma è sicuramente un delizioso schiaffo con il sorriso
Il film condivide la stessa filosofia del “fuori scena”. La morte, gli spari, la violenza non si vedono, ma si ascoltano. Sta allo spettatore completare con la propria sensibilità le immagini non inserite nel film
Il viaggio per ricostruire il puzzle famigliare e superare la scomparsa del genitore diventa per Simon, 13 anni e il sogno di diventare giornalista d’inchiesta, un viaggio tra la bellezza della riserva e l’ansia per la corrotta gestione delle risorse naturali del Paese
Una storia che, purtroppo, riecheggia da molte donne di qualsiasi parte del mondo. Meno graffiante rispetto ad altri titoli della cinematografia iraniana recente, Shayda vive sul volto della sua protagonista, l’attrice Zar Amir Ebrahimi