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Futuro

Irkalla – Gilgamesh’s Dream, il film premiato da ACEC Milano

Mentre le proteste del 2019 divorano a Baghdad, un gruppo di orfani sogna di fuggire. Tra loro, Chum-Chum, è convinto che il fiume Tigri nasconda l’accesso a Irkalla, l’aldilà da cui poter riportare in vita i genitori

di Giovanni BONZANINO

28 Marzo 2026
Un uomo anziano con barba bianca e un bambino seduti l'uno accanto all'altro in un ambiente esterno spoglio in una scena del film Irkalla - Gilgamesh's Dream

Nelle zone di conflitto, l’infanzia non è un tempo, ma una condizione precaria, una condanna. Il film premiato da ACEC Milano alla 35ª edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, Irkalla – Gilgamesh’s Dream, ci racconta questo vissuto assumendo un punto di vista complesso da prendere in considerazione: quello dei diretti interessati, i bambini che vivono sotto le bombe.

La trama

Baghdad, autunno 2019: la città è attraversata dalle proteste dopo anni di dittatura e occupazione. Un gruppo di amici orfani sopravvive nei bassifondi, coltivando fragili sogni di fuga. Tra loro, Chum-Chum, sognatore, è convinto che il fiume Tigri nasconda l’accesso a Irkalla, l’aldilà da cui poter riportare in vita i genitori.

Quando l’amico Moody resta coinvolto in un complotto più grande di lui, il destino lo porterà a prendere una decisione: aggrapparsi al mito o accettare la realtà?

Interno di un autobus modificato e adibito ad aula scolastica. Circa quindici bambini sono seduti ai banchi lungo le due file, molti di loro guardano verso l'inquadratura. La parete di fondo è coperta da scaffali pieni di libri e disegni appesi in una scena del film Irkalla - Gilgamesh's Dream
Una scena del film Irkalla – Gilgamesh’s Dream

Un mito che si trasforma nel linguaggio del dolore

Uno degli elementi più potenti del film iracheno è la scrittura poetica, che senza scadere nel pietismo plasma ciò che si è perso. Lo sguardo del regista Mohamed Al-Daradji, cresciuto in quella Baghdad, si traduce in una narrazione intima e stratificata, dove il mito non è evasione ma linguaggio per nominare il dolore.

In questo contesto, gli adulti hanno lasciato un vuoto affettivo ed educativo: Chum-Chum si aggrappa al suo telefono, che sostituisce il genitore che non c’è. È qui che cinema e mitologia diventano strumenti vitali: nutrono l’immaginazione del protagonista e riempiono l’assenza degli adulti, facendosi veicolo di sopravvivenza emotiva e resistenza.

Ma quindi, come crescono i bambini nelle zona di conflitto? Il quesito è tristemente attuale, ma in definitiva retorico: sappiamo tutti quali sono le condizioni in cui versano. Ma con Irkalla si carica di un peso nuovo: i bambini crescono come possono, aggrappandosi a ciò che resta. E forse è proprio in quel fragile intreccio di immaginazione e dolore che si nasconde l’unica, ostinata possibilità di futuro.

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La scheda del film

Regia di Mohamed Jabarah Al-Daradji. Con Youssef Husham Al-Thahabi, Hussein Raad Zuwayr, Samar Kazem Jawad.

Genere Drammatico, Fantastico, Iraq, Emirati Arabi, Francia, Regno Unito, Qatar, Arabia Saudite, 2025, durata 109 minuti.

Distribuito da COE Distribuzione. Premio ACEC Diocesi di Milano al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2026.

 

Temi: conflitti, infanzia, sopravvivenza, immaginazione, religione, futuro

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