Sirio 20 -25 maggio 2024
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Formazione

Dal Concilio al Sinodo per una Chiesa missionaria

La lettura dei segni dei tempi dalla Costituzione «Gaudium et Spes» ai documenti di papa Francesco al centro dell’ultimo incontro del ciclo «Pellegrini di speranza», con relazione di padre Costa e intervento finale dell’Arcivescovo

di Annamaria BRACCINI

18 Aprile 2024
Il tavolo dei relatori

«Il discernimento dei segni dei tempi»: questo il tema del terzo e ultimo appuntamento della proposta formativa per il clero, i laici e le persone consacrate, «Pellegrini di speranza», svoltosi al Cinema Palestrina contiguo alla parrocchia milanese del Santissimo Redentore.

Concluso dall’intervento dell’Arcivescovo, l’incontro ha visto la relazione centrale affidata al padre gesuita Giacomo Costa, segretario speciale del Sinodo universale che, a partire dalla Costituzione conciliare Gaudium et Spes – analizzata anche negli altri due momenti del ciclo – ha delineato un percorso interpretativo arrivando fino ai giorni nostri con l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium e l’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco.

E tutto questo nella consapevolezza che il pronunciamento conciliare ci interpella, come cristiani, a sentirci «destinatari di un invito» a camminare insieme per una Chiesa missionaria, come ha detto in apertura monsignor Ivano Valagussa, vicario episcopale per la Formazione permanente del Clero, promotrice dell’iniziativa. Accanto a lui sul palco, con padre Costa e l’Arcivescovo, il Vicario per la Zona pastorale I monsignor Giuseppe Vegezzi. Presente anche il Moderator Curiae monsignor Carlo Azzimonti.  

Padre Costa durante la sua relazione

Comprendere chi siamo

«Occorre essere coscienti che c’è oggi una distanza storica dai tempi del Concilio, per cui non è tanto importante, ormai, ripetere e riprendere la lettera del testo conciliare, ma rileggerlo riappropriandoci del dinamismo che Gaudium et Spes (GS) vuole suggerirci», osserva subito il relatore, in riferimento al paragrafo 4 del proemio della Costituzione, che indica quale «dovere permanente della Chiesa, scrutare i segni dei tempi», alla luce del Vangelo, «per vedere l’opera salvifica di Dio nella storia». Un atteggiamento, questo, che ha una precisa «radice biblica».

Poi, il richiamo alla prima parte del testo dal titolo, «La condizione dell’uomo nel mondo contemporaneo» nella quale per Costa «possiamo cogliere speranze e angosce, squilibri, aspirazioni, interrogativi che segnano un’epoca: per esempio, i cambiamenti profondi degli anni Sessanta, i momenti di tensione dei Settanta, i mutamenti sociali del decennio successivo, i problemi delle migrazioni degli ultimi anni». Una prima parte del pronunciamento che «evidenziando le grandi tendenze, pur nella confusione della complessità degli eventi, sottolinea l’invito a cercare, come popolo di Dio mosso dalla fede, i veri segni, mettendo in gioco criteri precisi come la prospettiva antropologica, la dignità, la verità della persona umana, il peccato». Senza dimenticare «i criteri della comunità umana, quali la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà, la carità, la responsabilità e la partecipazione», che portano ad andare in profondità fino alla vera sorgente di tutte queste categorie, all’unico criterio: «Cristo, l’uomo nuovo di Gs 22».

Occorre, insomma, capire cosa significhi essere uomo e donna nei nostri tempi, non inventandoci come Chiesa – con un esercizio fine a se stesso -, ma con uno scopo missionario, suggerisce il gesuita.

Camminare insieme

Come, infatti, spiegano il capitolo III e IV di GS – rispettivamente «L’attività umana nell’universo» e «La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo» -, che individuano «Gesù che spiega l’uomo all’uomo, secondo la dinamica del vedere, giudicare, agire».

Metodo, questo, nato in Belgio «e che è diventato un modo di essere Chiesa specie in America Latina, tanto che, attraverso papa Francesco, ci è ritornato con una rielaborazione interessante. Il punto chiave del discernere il segno dei tempi è il desiderio che la Chiesa sia nel mondo contemporaneo, potendo annunciare il Vangelo e così rendendo più umano il nostro vivere insieme».

Ma chi deve fare questo discernimento? «Questa è una delle grandi esitazioni presenti nella Costituzione – evidenzia padre Costa -, perché non si sa bene come mettere insieme la gerarchia e il popolo di Dio, i sacerdoti e il laicato. Cosa che, invece, è a tema nel Sinodo di oggi come richiamo alla partecipazione di tutti al servizio di responsabilità». L’invito è, tuttavia, a riflettere sui paragrafi 40 e il 91 del documento conciliare, per comprendere come emerga in piena chiarezza il desiderio di camminare insieme».   

E si giunge così, a una rilettura, per Costa, dei nodi della Costituzione alla luce dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, con la sua «linea di discernimento evangelico», come scrive nel paragrafo 50 papa Francesco: «Per esempio potremmo chiederci come interpretare il presente attraverso il rapporto tra il mondo digitale e la Chiesa, un tema per nulla affrontato nemmeno nel Sinodo attuale. Questo sarebbe un modo per essere fedeli alla Gaudium et Spes, non facendo sempre solo semplici citazioni».

Gaudium et Spes e Evangelii Gaudium

Anche nel contesto di EG il riferimento è a tre step di discernimento proposti dall’Esortazione: «Così come in GS vi era il vedere, giudicare, agire, qui troviamo il riconoscere come esperienza, interpretare come riflessione, scegliere come agire: non un’indicazione formale o ideologica, ma un aiuto per essere già in una prospettiva di fede, ponendosi come discepoli appassionati del Vangelo, con uno sguardo radicato nella realtà, senza giudicare a priori o dall’alto, ma avendo imparato da Cristo a giudicare con il suo stile».  

Da qui i famosi quattro punti definiti da papa Bergoglio come metodo: «Il tempo è superiore allo spazio, l’unità prevale sul conflitto, la realtà è più importante dell’idea, il tutto è superiore alla parte». «Questo movimento sarebbe fondamentale per orientare anche l’azione contemporanea, per andare in profondità, riconoscendo una vocazione, chiedendosi cosa nella realtà ci stia chiamando, in vista, alla luce della fede, di mettere in campo un’azione», scandisce Costa.

«Il discernimento chiede missionarietà», come dice papa Francesco in EG 30, esortando «ciascuna Chiesa particolare a entrare in un deciso processo di discernimento, purificazione, riforma». Anche perché – e il suggerimento è per i Consigli pastorali che potrebbero interrogarsi su tale questione – «in questo mondo violento, frammentato, polarizzato, o annunciamo insieme il Vangelo con gioia o non annunciamo niente».

«L’esempio concreto della realizzazione del dinamismo indicato in EG è la Laudato Si’, con il suo metodo di ascoltare il grido dei poveri e della terra per riconoscere e interpretare l’ecologia integrale e, infine, avviare concreti percorsi cdi conversione ecologica», conclude padre Costa.    

L’intervento dell’Arcivescovo

L’intervento dell’Arcivescovo

Su «pellegrini della speranza, un popolo in cammino», si incentra, infine, l’intervento dell’Arcivescovo.

«Sono partiti pieni di speranza, ma forse a un certo punto si sono stancati, per una strada che non si riconosce più, per dei segnali non facilmente leggibili, per una compagnia non sempre rassicurante. I pellegrini hanno sentito venire meno l’entusiasmo, passando tra paesi indifferenti o addirittura ostili proprio a questi pellegrini stanchi e con i sandali consumati. Qualcuno si è convinto a fermarsi, ma il popolo si è deciso a continuare, perché ha avvertito più che la presunzione ad arrivare alla meta, la docilità a una presenza amica».

Facile pensare al presente, quando l’Arcivescovo Mario, pur usando il passato, aggiunge: «Hanno cercato indizi essendo scomparse le evidenze: il loro modo di camminare era di leggere il territorio, più che con gli occhi, con la sete del dissetarsi, comprendendo che proseguire in luoghi aspri e inospitali aveva delle buone regioni, tanto da convincere anche altri».

«Penso che l’immagine di un popolo pellegrino, non guidato dalla presunzione del protagonismo, ma dalla docilità della sequela, può fare interpretare bene la Gaudium et Spes come principio per capire il tempo in cui viviamo. Tempo in cui possiamo leggere gli indizi con il desiderio di imparare un’altra lingua per capire il paese che si attraversa, con i tratti di una sete che cerca la sorgente, il viandante misterioso, il compagno di viaggio che fa ardere il cuore e convince a non fermarsi».  

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