NOTIZIEUTILI - La chiesetta di San Giacomo della Cerreta si trova nella campagnaattorno a Belgioioso, a una decina di chilometri a est di Pavia,lungo l�antica via Francigena che scorreva parallela al Po.Giunti nella frazione di San Leonardo, occorre proseguire in direzioneOspitaletto.Per visitare il piccolo, delizioso santuario, che conserva interessantiaffreschi e una statua lignea cinquecentesca di San Giacomo, bisogna rivolgersialla vicina trattoria (chiusa il marted�).Per informazioni, tel. 0382.969170.
NOTIZIEUTILI - La chiesetta di San Giacomo della Cerreta si trova nella campagnaattorno a Belgioioso, a una decina di chilometri a est di Pavia,lungo l�antica via Francigena che scorreva parallela al Po.Giunti nella frazione di San Leonardo, occorre proseguire in direzioneOspitaletto.Per visitare il piccolo, delizioso santuario, che conserva interessantiaffreschi e una statua lignea cinquecentesca di San Giacomo, bisogna rivolgersialla vicina trattoria (chiusa il marted�).Per informazioni, tel. 0382.969170.
NOTIZIE UTILI – La chiesetta di San Giacomo della Cerreta si trova nella campagna attorno a Belgioioso, a una decina di chilometri a est di Pavia, lungo l’antica via Francigena che scorreva parallela al Po.Giunti nella frazione di San Leonardo, occorre proseguire in direzione Ospitaletto.Per visitare il piccolo, delizioso santuario, che conserva interessanti affreschi e […]
16 Dicembre 2003
Concedetevi ancora qualche istante qui fuori all�aperto, per accarezzare la delicatezza di ornamenti appena accennati (come gli archetti pensili, o la morbida strombatura delle monofore, o la cornice a dente di sega al culmine delle pareti), per scoprire la bellezza di medievali rilievi (stelle, nodi, e un centauro che insegue un cervo, simbolo tanto caro all�iconografia romanica). Soffermatevi, soprattutto, a valutare la pulizia delle linee, la simmetria delle forme. La chiesa d� le spalle al lago, fedele all�orientamento canonico verso l� dove sorge il sole. Ma guardando da lontano, dall�alto di una delle balconate panoramiche tra le ultime case di Gravedona, proprio la parte absidale pare diventare la �vera� facciata di Santa Maria del Tiglio, protesa alle acque. E forse non � affatto un caso...L�interno offre ulteriori motivi di stupore. Quel che si intuiva da fuori, ora lo si percepisce con chiarezza. Il tempio ha pianta quadrata, con l�innesto su tre lati di absidi semicircolari, secondo un modulo � si pensa, si ipotizza � che doveva essere quello del primigenio battistero. Chi realizz� il santuario del Tiglio, insomma, fece qualcosa di assolutamente nuovo, ma rispettando lo spazio antico, dando cos� continuit� nell�innovazione, rivestendo di modernit� una secolare presenza. E tutto questo avveniva, � probabile, attorno alla met� del XII secolo.La luce, che filtra generosa, ma senza abbagliare, svelando poco a poco, gioca tra pieni e vuoti che si susseguono sia nella parte bassa che nell�alzato. Nicchie, rientranze, loggiati, colonne, archi, ghiere� Il tutto ad alleggerire e ad innalzare, e tuttavia senza sminuire in nulla quella che � la forza, il raccoglimento dell�architettura romanica, qui a uno dei suoi massimi gradi di maturit� e di bellezza.Sulle pareti si rinnova il contrasto chiaro/scuro, nero/bianco di pietre diverse, ma con ancora pi� vigore, con intento decorativo ancora maggiore. Nel Trecento, pittori che gi� avevano appreso la lezione di Giotto realizzarono in Santa Maria del Tiglio vasti cicli di affreschi, dei quali rimangono ampi brani sparsi. Come il grandioso Giudizio Universale sulla controfacciata, con la personificazione dei Vizi e della Virt�. O come l�immagine curiosa del martire Lucio che porge una forma di formaggio a un affamato, affascinante figura di santo-contadino assai venerata in queste contrade.Dall�alto veglia un gigantesco crocifisso ligneo, romanico anch�esso, antico e splendido quanto la chiesa che lo accoglie. Le braccia spalancate, inchiodate alla croce. Ma la testa sembra sporgersi, e il Cristo guardare gi� verso i fedeli. E ci si sente confortati. Siamo finalmente a casa, al cospetto di Dio.
Concedetevi ancora qualche istante qui fuori all�aperto, per accarezzare la delicatezza di ornamenti appena accennati (come gli archetti pensili, o la morbida strombatura delle monofore, o la cornice a dente di sega al culmine delle pareti), per scoprire la bellezza di medievali rilievi (stelle, nodi, e un centauro che insegue un cervo, simbolo tanto caro all�iconografia romanica). Soffermatevi, soprattutto, a valutare la pulizia delle linee, la simmetria delle forme. La chiesa d� le spalle al lago, fedele all�orientamento canonico verso l� dove sorge il sole. Ma guardando da lontano, dall�alto di una delle balconate panoramiche tra le ultime case di Gravedona, proprio la parte absidale pare diventare la �vera� facciata di Santa Maria del Tiglio, protesa alle acque. E forse non � affatto un caso...L�interno offre ulteriori motivi di stupore. Quel che si intuiva da fuori, ora lo si percepisce con chiarezza. Il tempio ha pianta quadrata, con l�innesto su tre lati di absidi semicircolari, secondo un modulo � si pensa, si ipotizza � che doveva essere quello del primigenio battistero. Chi realizz� il santuario del Tiglio, insomma, fece qualcosa di assolutamente nuovo, ma rispettando lo spazio antico, dando cos� continuit� nell�innovazione, rivestendo di modernit� una secolare presenza. E tutto questo avveniva, � probabile, attorno alla met� del XII secolo.La luce, che filtra generosa, ma senza abbagliare, svelando poco a poco, gioca tra pieni e vuoti che si susseguono sia nella parte bassa che nell�alzato. Nicchie, rientranze, loggiati, colonne, archi, ghiere� Il tutto ad alleggerire e ad innalzare, e tuttavia senza sminuire in nulla quella che � la forza, il raccoglimento dell�architettura romanica, qui a uno dei suoi massimi gradi di maturit� e di bellezza.Sulle pareti si rinnova il contrasto chiaro/scuro, nero/bianco di pietre diverse, ma con ancora pi� vigore, con intento decorativo ancora maggiore. Nel Trecento, pittori che gi� avevano appreso la lezione di Giotto realizzarono in Santa Maria del Tiglio vasti cicli di affreschi, dei quali rimangono ampi brani sparsi. Come il grandioso Giudizio Universale sulla controfacciata, con la personificazione dei Vizi e della Virt�. O come l�immagine curiosa del martire Lucio che porge una forma di formaggio a un affamato, affascinante figura di santo-contadino assai venerata in queste contrade.Dall�alto veglia un gigantesco crocifisso ligneo, romanico anch�esso, antico e splendido quanto la chiesa che lo accoglie. Le braccia spalancate, inchiodate alla croce. Ma la testa sembra sporgersi, e il Cristo guardare gi� verso i fedeli. E ci si sente confortati. Siamo finalmente a casa, al cospetto di Dio.
Concedetevi ancora qualche istante qui fuori all’aperto, per accarezzare la delicatezza di ornamenti appena accennati (come gli archetti pensili, o la morbida strombatura delle monofore, o la cornice a dente di sega al culmine delle pareti), per scoprire la bellezza di medievali rilievi (stelle, nodi, e un centauro che insegue un cervo, simbolo tanto caro […]
19 Novembre 2003
Siamo a Gravedona, sulla sponda occidentale dell�alto Lario, al cospetto di un monumento unico, che non ha eguali nel pur ricco patrimonio del romanico lombardo. Un tempio di rara armonia, di squisita eleganza, dove ogni dettaglio, ogni particolare sembra rispondere a un preciso programma, per il godimento estetico di chi guarda, per l�elevazione spirituale di chi osserva. Quasi un�architettura per l�anima.Il lago � l�, a due passi dalle sue mura, e te lo senti addosso, come un abbraccio, mentre ti sussurra di storie lontane, che lui ha visto, che lui ha vissuto. Di quando, ad esempio, Santa Maria del Tiglio ancora non era, e qui, proprio nello stesso luogo, sorgeva un antico battistero a san Giovanni dedicato. O di quando Ludovico il Pio, figlio e successore di Carlomagno, volle spingersi fin quass� per verificare di persona di un prodigio che gli era stato raccontato. O di quando ancora, su questa riva, i gravedonesi tesero un�imboscata agli uomini in armi del Barbarossa... Ma � solo un�eco, un mormorio indistinto di cui si coglie a tratti qualche breve espressione.Cos� �. Le notizie sull�origine di Santa Maria del Tiglio sono inversamente proporzionali al suo splendore, cio� pressoch� nulle. Ma se tacciono le fonti, parlano le pietre: il tempio comasco � l� da ammirare, meravigliosa realt�. Anche se tutto � diverso da come ce lo si potrebbe aspettare, tutto � inatteso, strano, sorprendente. Pare un cubo, ad esempio, massiccio, solidissimo. Eppure non c�� pesantezza, non c�� oppressione. Al contrario: ogni struttura, ogni elemento, sembra innalzarsi, tendere al cielo e svettare. Cos� accade per la facciata, ma anche per la parte absidale e i fianchi stessi. Uno slancio che culmina nella torre campanaria, posta sulla facciata e di forma ottagonale, particolari entrambi a dir poco inconsueti. Tanto che ancor oggi gli esperti si interrogano se questo campanile sia quello originario oppure no, divisi tra chi lo vuole geniale creazione dei maestri comacini e chi lo attribuisce a maestranze tardo-rinascimentali influenzate dal Bramante. La risposta, se mai ci sar�, andr� senza dubbio ad arricchire la storia dell�arte, ma non toglier� un�oncia al fascino di questa straordinaria costruzione, ne siamo certi.Semplice quanto raffinata � poi la modalit� costruttiva di tutta la chiesa, che gioca sull�alternanza dei materiali lapidei tipici del Lario, intervallando i grigi blocchi di Olcio con i conci candidi di Musso. Ma il gioco dei colori � ben pi� ricco, in verit�. Quando il sole buca le nuvole sul lago, Santa Maria del Tiglio s�arricchisce di sfumature cangianti, di riflessi celesti e ambrati che mutano col mutare della prospettiva, anche di un passo soltanto.Concedetevi ancora qualche istante qui fuori all�aperto, per accarezzare la delicatezza di ornamenti appena accennati (come gli archetti pensili, o la morbida strombatura delle monofore, o la cornice a dente di sega al culmine delle pareti), per scoprire la bellezza di medievali rilievi (stelle, nodi, e un centauro che insegue un cervo, simbolo tanto caro all�iconografia romanica). Soffermatevi, soprattutto, a valutare la pulizia delle linee, la simmetria delle forme. La chiesa d� le spalle al lago, fedele all�orientamento canonico verso l� dove sorge il sole. Ma guardando da lontano, dall�alto di una delle balconate panoramiche tra le ultime case di Gravedona, proprio la parte absidale pare diventare la �vera� facciata di Santa Maria del Tiglio, protesa alle acque. E forse non � affatto un caso...L�interno offre ulteriori motivi di stupore. Quel che si intuiva da fuori, ora lo si percepisce con chiarezza. Il tempio ha pianta quadrata, con l�innesto su tre lati di absidi semicircolari, secondo un modulo � si pensa, si ipotizza � che doveva essere quello del primigenio battistero. Chi realizz� il santuario del Tiglio, insomma, fece qualcosa di assolutamente nuovo, ma rispettando lo spazio antico, dando cos� continuit� nell�innovazione, rivestendo di modernit� una secolare presenza. E tutto questo avveniva, � probabile, attorno alla met� del XII secolo.La luce, che filtra generosa, ma senza abbagliare, svelando poco a poco, gioca tra pieni e vuoti che si susseguono sia nella parte bassa che nell�alzato. Nicchie, rientranze, loggiati, colonne, archi, ghiere� Il tutto ad alleggerire e ad innalzare, e tuttavia senza sminuire in nulla quella che � la forza, il raccoglimento dell�architettura romanica, qui a uno dei suoi massimi gradi di maturit� e di bellezza.Sulle pareti si rinnova il contrasto chiaro/scuro, nero/bianco di pietre diverse, ma con ancora pi� vigore, con intento decorativo ancora maggiore. Nel Trecento, pittori che gi� avevano appreso la lezione di Giotto realizzarono in Santa Maria del Tiglio vasti cicli di affreschi, dei quali rimangono ampi brani sparsi. Come il grandioso Giudizio Universale sulla controfacciata, con la personificazione dei Vizi e della Virt�. O come l�immagine curiosa del martire Lucio che porge una forma di formaggio a un affamato, affascinante figura di santo-contadino assai venerata in queste contrade.Dall�alto veglia un gigantesco crocifisso ligneo, romanico anch�esso, antico e splendido quanto la chiesa che lo accoglie. Le braccia spalancate, inchiodate alla croce. Ma la testa sembra sporgersi, e il Cristo guardare gi� verso i fedeli. E ci si sente confortati. Siamo finalmente a casa, al cospetto di Dio.
Siamo a Gravedona, sulla sponda occidentale dell�alto Lario, al cospetto di un monumento unico, che non ha eguali nel pur ricco patrimonio del romanico lombardo. Un tempio di rara armonia, di squisita eleganza, dove ogni dettaglio, ogni particolare sembra rispondere a un preciso programma, per il godimento estetico di chi guarda, per l�elevazione spirituale di chi osserva. Quasi un�architettura per l�anima.Il lago � l�, a due passi dalle sue mura, e te lo senti addosso, come un abbraccio, mentre ti sussurra di storie lontane, che lui ha visto, che lui ha vissuto. Di quando, ad esempio, Santa Maria del Tiglio ancora non era, e qui, proprio nello stesso luogo, sorgeva un antico battistero a san Giovanni dedicato. O di quando Ludovico il Pio, figlio e successore di Carlomagno, volle spingersi fin quass� per verificare di persona di un prodigio che gli era stato raccontato. O di quando ancora, su questa riva, i gravedonesi tesero un�imboscata agli uomini in armi del Barbarossa... Ma � solo un�eco, un mormorio indistinto di cui si coglie a tratti qualche breve espressione.Cos� �. Le notizie sull�origine di Santa Maria del Tiglio sono inversamente proporzionali al suo splendore, cio� pressoch� nulle. Ma se tacciono le fonti, parlano le pietre: il tempio comasco � l� da ammirare, meravigliosa realt�. Anche se tutto � diverso da come ce lo si potrebbe aspettare, tutto � inatteso, strano, sorprendente. Pare un cubo, ad esempio, massiccio, solidissimo. Eppure non c�� pesantezza, non c�� oppressione. Al contrario: ogni struttura, ogni elemento, sembra innalzarsi, tendere al cielo e svettare. Cos� accade per la facciata, ma anche per la parte absidale e i fianchi stessi. Uno slancio che culmina nella torre campanaria, posta sulla facciata e di forma ottagonale, particolari entrambi a dir poco inconsueti. Tanto che ancor oggi gli esperti si interrogano se questo campanile sia quello originario oppure no, divisi tra chi lo vuole geniale creazione dei maestri comacini e chi lo attribuisce a maestranze tardo-rinascimentali influenzate dal Bramante. La risposta, se mai ci sar�, andr� senza dubbio ad arricchire la storia dell�arte, ma non toglier� un�oncia al fascino di questa straordinaria costruzione, ne siamo certi.Semplice quanto raffinata � poi la modalit� costruttiva di tutta la chiesa, che gioca sull�alternanza dei materiali lapidei tipici del Lario, intervallando i grigi blocchi di Olcio con i conci candidi di Musso. Ma il gioco dei colori � ben pi� ricco, in verit�. Quando il sole buca le nuvole sul lago, Santa Maria del Tiglio s�arricchisce di sfumature cangianti, di riflessi celesti e ambrati che mutano col mutare della prospettiva, anche di un passo soltanto.Concedetevi ancora qualche istante qui fuori all�aperto, per accarezzare la delicatezza di ornamenti appena accennati (come gli archetti pensili, o la morbida strombatura delle monofore, o la cornice a dente di sega al culmine delle pareti), per scoprire la bellezza di medievali rilievi (stelle, nodi, e un centauro che insegue un cervo, simbolo tanto caro all�iconografia romanica). Soffermatevi, soprattutto, a valutare la pulizia delle linee, la simmetria delle forme. La chiesa d� le spalle al lago, fedele all�orientamento canonico verso l� dove sorge il sole. Ma guardando da lontano, dall�alto di una delle balconate panoramiche tra le ultime case di Gravedona, proprio la parte absidale pare diventare la �vera� facciata di Santa Maria del Tiglio, protesa alle acque. E forse non � affatto un caso...L�interno offre ulteriori motivi di stupore. Quel che si intuiva da fuori, ora lo si percepisce con chiarezza. Il tempio ha pianta quadrata, con l�innesto su tre lati di absidi semicircolari, secondo un modulo � si pensa, si ipotizza � che doveva essere quello del primigenio battistero. Chi realizz� il santuario del Tiglio, insomma, fece qualcosa di assolutamente nuovo, ma rispettando lo spazio antico, dando cos� continuit� nell�innovazione, rivestendo di modernit� una secolare presenza. E tutto questo avveniva, � probabile, attorno alla met� del XII secolo.La luce, che filtra generosa, ma senza abbagliare, svelando poco a poco, gioca tra pieni e vuoti che si susseguono sia nella parte bassa che nell�alzato. Nicchie, rientranze, loggiati, colonne, archi, ghiere� Il tutto ad alleggerire e ad innalzare, e tuttavia senza sminuire in nulla quella che � la forza, il raccoglimento dell�architettura romanica, qui a uno dei suoi massimi gradi di maturit� e di bellezza.Sulle pareti si rinnova il contrasto chiaro/scuro, nero/bianco di pietre diverse, ma con ancora pi� vigore, con intento decorativo ancora maggiore. Nel Trecento, pittori che gi� avevano appreso la lezione di Giotto realizzarono in Santa Maria del Tiglio vasti cicli di affreschi, dei quali rimangono ampi brani sparsi. Come il grandioso Giudizio Universale sulla controfacciata, con la personificazione dei Vizi e della Virt�. O come l�immagine curiosa del martire Lucio che porge una forma di formaggio a un affamato, affascinante figura di santo-contadino assai venerata in queste contrade.Dall�alto veglia un gigantesco crocifisso ligneo, romanico anch�esso, antico e splendido quanto la chiesa che lo accoglie. Le braccia spalancate, inchiodate alla croce. Ma la testa sembra sporgersi, e il Cristo guardare gi� verso i fedeli. E ci si sente confortati. Siamo finalmente a casa, al cospetto di Dio.
testi e foto di Luca Frigerio Siamo a Gravedona, sulla sponda occidentale dell’alto Lario, al cospetto di un monumento unico, che non ha eguali nel pur ricco patrimonio del romanico lombardo. Un tempio di rara armonia, di squisita eleganza, dove ogni dettaglio, ogni particolare sembra rispondere a un preciso programma, per il godimento estetico di […]
19 Novembre 2003
NOTIZIE UTILIPer raggiungere Gravedona (Co) in auto, da Milano o da Bergamo, � consigliabile prendere la strada statale 36 che da Lecco sale verso Colico, girando poi in direzione S�rico e scendendo quindi sulla sponda occidentale del Lago di Como. Pullman di linea partono da Colico e da Como. Servizi di navigazione collegano Gravedona con Como e Varenna.La chiesa romanica di Santa Maria del Tiglio si trova nella parte del borgo prospiciente il lago: di norma, � sempre aperta al pubblico. Per informazioni � possibile contattare la parrocchia al numero 0344.85261.
NOTIZIE UTILIPer raggiungere Gravedona (Co) in auto, da Milano o da Bergamo, � consigliabile prendere la strada statale 36 che da Lecco sale verso Colico, girando poi in direzione S�rico e scendendo quindi sulla sponda occidentale del Lago di Como. Pullman di linea partono da Colico e da Como. Servizi di navigazione collegano Gravedona con Como e Varenna.La chiesa romanica di Santa Maria del Tiglio si trova nella parte del borgo prospiciente il lago: di norma, � sempre aperta al pubblico. Per informazioni � possibile contattare la parrocchia al numero 0344.85261.
NOTIZIE UTILI Per raggiungere Gravedona (Co) in auto, da Milano o da Bergamo, è consigliabile prendere la strada statale 36 che da Lecco sale verso Colico, girando poi in direzione Sòrico e scendendo quindi sulla sponda occidentale del Lago di Como. Pullman di linea partono da Colico e da Como. Servizi di navigazione collegano Gravedona […]
19 Novembre 2003
NOTIZIE UTILISi pu� raggiungere Voltorre (Va) percorrendo l�autostrada A8 in direzione Varese, uscendo a Buguggiate e seguendo poi le indicazioni per Gavirate sulla strada provinciale 1. A Gavirate giungono anche le Ferrovie Nord, ma Voltorre - distante circa 5 chilometri - non � collegato da bus di linea.Il chiostro romanico, gestito da �Fabbrica Arte�, � visitabile tutti i giorni, tranne il luned�, dalle ore 10 alle 12 e dalle 14 alle 18: in occasione di mostre, l�orario � continuato. Per ulteriori informazioni, anche sulle rassegne organizzate, si pu� contattare lo 0332.743914 o visitare il sito www.fabbrica-arte.com.
NOTIZIE UTILISi pu� raggiungere Voltorre (Va) percorrendo l�autostrada A8 in direzione Varese, uscendo a Buguggiate e seguendo poi le indicazioni per Gavirate sulla strada provinciale 1. A Gavirate giungono anche le Ferrovie Nord, ma Voltorre - distante circa 5 chilometri - non � collegato da bus di linea.Il chiostro romanico, gestito da �Fabbrica Arte�, � visitabile tutti i giorni, tranne il luned�, dalle ore 10 alle 12 e dalle 14 alle 18: in occasione di mostre, l�orario � continuato. Per ulteriori informazioni, anche sulle rassegne organizzate, si pu� contattare lo 0332.743914 o visitare il sito www.fabbrica-arte.com.
NOTIZIE UTILI Si pu� raggiungere Voltorre (Va) percorrendo l�autostrada A8 in direzione Varese, uscendo a Buguggiate e seguendo poi le indicazioni per Gavirate sulla strada provinciale 1. A Gavirate giungono anche le Ferrovie Nord, ma Voltorre – distante circa 5 chilometri – non � collegato da bus di linea. Il chiostro romanico, gestito da �Fabbrica […]
27 Ottobre 2003