Demolita nel 1930 aveva origini molto antiche ed era una delle tre chiese doppie di Milano

Facciata

La chiesa di san Michele alla Chiusa, [1] situata all’incrocio fra le attuali via Chiusa e via Disciplini, ha origini molto antiche e, benché menzionata già in un documento del 1171, non siamo in possesso di informazioni precise circa la sua architettura originaria anche se possiamo venire a conoscenza del fatto che nel 1526 i suoi curati concedevano al venerando capitolo di Santa Maria Incoronata di appoggiare ai muri della chiesa una cappella per custodire un’immagine della Vergine, oggetto di particolare devozione. [2] Grazie ai documenti relativi ad una relazione stesa dai visitatori di Carlo Borromeo [3] e ad una visita pastorale compiuta dallo stesso Arcivescovo il 18 agosto 1567 [4] possiamo sapere che il pavimento era vecchio e «male compositum», le pareti minacciavano il crollo e non erano né imbiancate né affrescate e, da un lato, vi era «l’edificio novum». Grazie ai decreti borromaici del 6 marzo 1570 [5] conosciamo con precisione quanto disposto per conferire il giusto decoro ai due edifici sacri posti l’uno accanto all’altro. L’Arcivescovo, infatti, oltre ad ordinare nuove suppellettili (un tabernacolo ligneo per il Santissimo Sacramento e il Battistero in marmo con ciborio) stabiliva che «La facciata della cappella, sive Oratorio de scolari di Santa Maria si retiri uguale alla facciata della chiesa parrocchiale, si che resti una sola chiesa». La realizzazione di tale progetto fu affidata all’architetto Pellegrini che non solo costruì una nuova facciata ma aprì degli archi nel muro perimetrale, comune alla chiesa e all’oratorio, affinché il nuovo edificio non fosse diviso in due. In questo modo la chiesa di san Michele alla chiusa entrò nel piccolo novero delle chiese doppie insieme alla chiesa di santa Maria Incoronata e a quella di san Cristoforo. Alcune stime di Giovan Domenico Lonati testimoniano che i lavori furono particolarmente intensi negli anni 1583-1584 tanto che nel 1581 furono vendute alcune case per raccogliere il denaro necessario. Il Lattuada descrivendo la chiesa «fabricata con due navi o piuttosto [che] accoglie due chiese in una sola» accenna ad un solo dipinto ossia un Sant’Antonio di Gian Cristoforo Storer. Nella chiesa dedicata alla Vergine la volta dell’altare maggiore presentava affreschi rappresentanti angeli musicanti mentre alle pareti vi erano alcune opere attribuite a Camillo Procaccini. La facciata, ottenuta dall’unione delle due precedenti, era molto semplice e priva di ornamenti: furono realizzate due porte di ingresso ciascuna delle quali aveva alla propria destra e alla propria sinistra delle finestre rettangolari al di sopra delle quali furono collocati tre tondi disposti simmetricamente ai vertici di un ideale triangolo isoscele. Nel Settecento la chiesa fu arricchita attraverso al realizzazione di pregevoli balaustre marmoree policrome con cancellate in ferro per essere poi demolita nel 1930.

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[1] M.T. Fiorio, Le Chiese di Milano, Electa, Milano 1985, p. 340.

[2] ASMi, Fondo di Religione, cartt. 702, 709.

[3] ASDMi, Sez. 10 «Visite Pastorali», San Lorenzo, Vol, 11, Fasc. 20.

[4] ASDMi, Sez. 10 «Visite Pastorali», San Lorenzo, Vol, 11, Fasc. 21.

[5] ASDMi, Sez. 10 «Visite Pastorali», San Lorenzo, Vol. 11, Fasc. 4, S. Fasc. 1.

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