Fondata alla fine del 1300 fu una delle più prestigiose chiese della città per essere poi soppressa e abbattuta per edificare il Teatro alla Scala.

Mirko Guardamiglio

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Marc'Antonio Dal Re (1697-1766), Santa Maria della Scala Collegiata Regia

Verso la fine del 1300 Beatrice, moglie di Bernabò Visconti, volle edificare una chiesa dedicandola alla Beata Vergine Maria. [1] Il 7 settembre 1381 Antonio da Saluzzo, Arcivescovo di Milano, benedisse la prima pietra mentre la chiesa fu consacrata solo nel 1385 anno di morte sia di Beatrice della Scala sia di Bernabò Visconti. [2] Questo luogo di culto, dedicato all’Assunzione della Vergine Maria, assunse varie denominazioni: [3] venne chiamata S. Veronica in riferimento al fatto di essere stata edificata sulle vestigia di un precedente omonimo oratorio; S. Maria alle Case Rotte per essere stata edificata nei pressi delle diroccate case dei Torriani; Santa Maria Nuova o in Porta Nuova, per la sua ubicazione cittadina, infine, S. Maria alla Scala perché Beatrice Visconti era la figlia primogenita di Taddea di Carrara e di Mastino II della Scala signore di Verona, Vicenza, Padova, Parma, Brescia e Lucca e perciò veniva chiamata anche «Regina della Scala». [4] Già nel 1406 la chiesa era in grado di ospitare lo svolgimento delle funzioni sacre mentre solo nei primi decenni del 1400 fu ultimato il chiostro. A partire dal 1445 assistiamo alla sepoltura di personaggi di spicco come Giovanni da Prato, funzionario ducale, dei Borsano, dei Galiano, dei Landriano, dei Curzio, di Bartolomeo Morone (1461), consigliere ducale, di Simone Mazenta (1474), medico. [5]

Maria alla Scala, può essere considerata una significativa esemplificazione del gotico lombardo e, collocata all’interno della porzione del territorio della città di Milano affidato alle cure della Parrocchia S. Fedele, volgeva un fianco a Palazzo Marino e l’ingresso alla contrada S. Damiano. [6] Due file di quattro pilastri cilindrici in cotto separavano le tre navate della chiesa che, priva di transetto e con semplice copertura a vista, terminava in una lunga abside poligonale. Un alto e snello campanile, con fusto poligonale su base quadrata assai simile a quello di San Gottardo, si innalzava a sinistra del coro. La ricca facciata a capanna, scandita verticalmente da quattro contrafforti sormontati da pinnacoli – il quinto pinnacolo, più grande, era posto al centro, sul colmo – era per metà rivestita di marmi chiari mentre la parte superiore era in cotto, come le pareti laterali. [7] Il portale al centro era caratterizzato da un arco a tutto sesto con sguanci ornati da colonnine marmoree che si concludevano con la fascia dei capitelli che verso gli stipiti sorreggevano l’architrave scolpito da formelle quadrate mentre la lunetta era incorniciata da cordonature concentriche, [8] inoltre era sovrastato da un ampio rosone traforato in marmo bianco sopra il rosone si trovava una bifora sotto arco sopracciliare, mentre ai lati si aprivano due finestre circolari «a cielo», anch’esse riccamente traforate. Due ingressi minori che affiancavano il portale, sormontati da finestre archiacute, furono probabilmente aperte in seguito. Il sagrato era cintato da un muro con due ingressi. [9] Alla fine del Quattrocento è probabile che l’abside sia stata rifatta: difatti un certo Taddeo da Vimercate, figlio di Gio. Agostino, nel suo testamento dispose un legato per l’ampliamento dell’abside. [10] Nel Cinquecento, furono collocati nuovi stalli nel coro ligneo, intagliati probabilmente da Anselmo del Conte. Agli inizi del Settecento venne rimodernato tutto l’interno della chiesa con rivestimenti di stucchi; nella stessa occasione furono probabilmente costruite le volte. Davanti all’altare fu innalzata un balaustra in marmo. [11]

Bernabò Visconti, conferì alla chiesa di S. Maria alla Scala speciali immunità e privilegi [12] che, confermati dai successori, la resero una delle più prestigiose chiese della città, una vera e propria Cappella Palatina a tal punto che il suo prevosto possedeva il privilegio di indossare mitra e pastorale e i canonici il privilegio di liberare ogni anno due condannati a morte. Tuttavia con l’ingresso in diocesi di Milano di Carlo Borromeo ed in particolare con le successive visite pastorali i privilegi e le immunità di S. Maria alla Scala iniziarono ad incrinarsi [13] tanto che, per essersi opposti alla visita del Borromeo, i Canonici della Scala furono costretti per dieci anni nel giorno della Natività di Maria ad umiliarsi in Duomo davanti all’Arcivescovo. Infine sotto il governo austriaco, ed in particolare l’imperatrice Maria Teresa, la chiesa venne soppressa e successivamente abbattuta (a partire dal 5 agosto 1776) in vista della costruzione del Teatro alla Scala. Tutte le opere d’arte di un certo pregio e il Capitolo vennero trasferiti a S. Fedele (chiesa dei Gesuiti). [14] Durante i lavori di demolizione di S. Maria alla Scala fu ritrovato il cippo del pantomimo Pilade, oggi custodito presso l’Ambrosiana. [15] Anche se, naturalmente, non è possibile controllare le varie notizie riguardo gli artisti che lavorano presso S. Maria alla Scala pare che vi si trovassero affreschi di Bramante e del Luini. Fra i dipinti che ornavano la chiesa sono noti una Trasfigurazione, di Bernardino Campi con la collaborazione di C. Urbini, firmata e datata 1565, ed una Deposizione di mano di Simone Peterzano, risalente al 1584. Ambedue le opere sono oggi conservate in S. Fedele. Si hanno notizie di quadri di Camillo Procaccini e di Paolo Camillo Landriani; vicino ad uno degli ingressi era affrescata un’Assunzione di mano di Bernardino Lanino, già molto rovinata agli inizi del 1700. Alcuni frammenti marmorei dei monumenti funebri dei Toscani, di Francesco Orsini e di un anonimo prelato, attribuiti al Bambaia, come anche gli stalli del coro ligneo furono trasferiti in S. Fedele dove si conservano tuttora; altri frammenti marmorei furono collocati nel giardino di casa Gnecchi, in via Filodrammatici. [16]

 

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[1]       B. Pellegrino, Così era Milano. Porta Nuova, Edizioni Meneghine, Milano 2011, 24-27;             ASDMi, Sez. X «Visite Pastorali», S. Fedele, vol. 6.

[2]       M. Caciagli, Milano, le chiese scomparse, Civica Biblioteca d’Arte, Milano 1997, 171.

[3]       https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_alla_Scala in data 02.09.2017; C.     Torre, Milano 1674, Libro III.

[4]       https://it.wikipedia.org/wiki/Regina_della_Scala in data 02.09.2017.

[5]       M. Caciagli, Milano, le chiese scomparse, Civica Biblioteca d’Arte, Milano 1997, 171.

[6]       B. Pellegrino, Così era Milano. Porta Nuova, Edizioni Meneghine, Milano 2011, 24-27;             ASDMi, Sez. X «Visite Pastorali», S. Fedele, vol. 6.

[7]       M.T. Fiorio (a cura di), Le Chiese di Milano, Electa Editrice, Milano 1985, 176-177.

[8]       M. Caciagli, Milano, le chiese scomparse, Civica Biblioteca d’Arte, Milano 1997, 173.

[9]       M.T. Fiorio (a cura di), Le Chiese di Milano, Electa Editrice, Milano 1985, 176-177.

[10]     M. Caciagli, Milano, le chiese scomparse, Civica Biblioteca d’Arte, Milano 1997, 171.

[11]      M.T. Fiorio (a cura di), Le Chiese di Milano, Electa Editrice, Milano 1985, 176-177.

[12]     ASDMi, Sez. X «Visite Pastorali», S. Fedele, vol. 23, fasc. 17;

https://it.wikipedia.org/wiki/Regina_della_Scala in data 02.09.2017.

[13]     ASDMi, Sez. X «Visite Pastorali», S. Fedele, vol. 16; ASDMi, Sez. X «Visite Pastorali»,

  1. Fedele vol. 14, fasc. 16;

[14]     https://it.wikipedia.org/wiki/Regina_della_Scala in data 02.09.2017.

[15]     M. Caciagli, Milano, le chiese scomparse, Civica Biblioteca d’Arte, Milano 1997, 170.

[16]     M.T. Fiorio (a cura di), Le Chiese di Milano, Electa Editrice, Milano 1985, 176-177.

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