Link: https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/beirut-guerra-israele-don-giorgi-2865414.html
Speciale

Venti di guerra sulla Terra Santa

Radio Marconi ospiti
Share

Libano

Don Giorgi da Beirut: «Sento i droni sopra la mia testa»

Il sacerdote milanese, parroco della chiesa di St. Joseph Amonot, da due giorni ha allestito un rifugio per gli sfollati provenienti dal sud: «Oggi sono 90, ma abbiamo una lista d'attesa lunghissima»

di Lorenzo GARBARINO

4 Marzo 2026
Beirut, 3 marzo 2026: fumo si alza dal sito di un attacco aereo israeliano nella periferia meridionale (Foto AFP/SIR)

Nel quinto giorno di guerra, Israele sta continuando ad attaccare Beirut, la capitale del Libano. Nella notte e nel corso della mattinata di mercoledì l’esercito israeliano ha proseguito la sua campagna di bombardamenti, che hanno colpito soprattutto il quartiere di Dahieh. 

L’obiettivo è Hezbollah, l’organizzazione politica e militare alleata dell’Iran, o perlomeno ciò che ne rimane. Negli ultimi tre anni, infatti, a seguito delle precedenti invasioni di Israele dopo il 7 ottobre 2023, il suo esercito ha quasi completamente distrutt­­o le capacità operative del gruppo. Nel settembre 2024 era già stato inferto un colpo decisivo all’organizzazione, con l’uccisione di Hassan Nasrallah, l’ex leader di Hezbollah in Libano.

Da quasi dieci anni a Beirut vive anche don Carlo Giorgi, sacerdote originario di Milano e parroco della chiesa di St. Joseph Amonot, che a Radio Marconi (ascolta qui l’intervista) ha raccontato come i bombardamenti sono proseguiti per tutta la notte. Tra i quartieri colpiti c’è anche Baabda, dove risiede il Palazzo Residenziale, che non risulta comunque colpito dalle esplosioni.

Crescono gli sfollati nella capitale

Ma la conseguenza più tragica di questi attacchi sono gli sfollati. Prima dei bombardamenti, Israele ha ordinato ai libanesi che vivono al confine sud di abbandonare le proprie case, e di trasferirsi oltre il fiume Leonte. La maggior parte della popolazione si è riversata nella capitale.

«In due giorni – racconta don Giorgi – abbiamo organizzato un rifugio per tutti i migranti provenienti dal sud. Sono fuggiti senza neanche prendere l’asciugamano, perché nel cuore della notte hanno ordinato loro di andarsene. Oggi sono 90, ma abbiamo una lista d’attesa lunghissima, e forse apriremo un altro shelter». Al secondo giorno di bombardamenti, gli sfollati sono diventati 58 mila, e secondo don Giorgi continueranno a crescere, se Israele continuerà a occupare il sud del Paese.

Don Giorgi non immaginava che, dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, il conflitto avrebbe investito anche il Libano. Il sacerdote racconta come Hezbollah avesse dichiarato che non avrebbero reagito: «Se il gruppo manda razzi su Israele, sappiamo tutti che la risposta (israeliana) è dieci volte tanto. Avevano detto che non avrebbero reagito, e invece è stato così. È stato l’elemento che ha fatto deflagrare tutto».

I droni sopra la città

Con i bombardamenti e l’invasione israeliana, la quotidianità a Beirut è cambiata radicalmente. Anche le attività più ordinarie, ma comunque essenziali, al momento sono state sospese. Le aule del catechismo servono ad accogliere gli sfollati. Le scuole e le università sono chiuse e si riprenderà solo con la didattica online, dato che per strada si possono vedere e sentire i droni che si abbattono sulla città. «In questo momento li posso sentire sopra la mia testa, e bisogna evitare i quartieri dove sono più probabili i bombardamenti. Emettono un rumore che assomiglia a quello di un’aspirapolvere. I bambini vivono in un clima di forte tensione».

Edificio residenziale gravemente danneggiato a Beirut dopo un bombardamento israeliano, con la facciata crollata, detriti in strada, cavi elettrici penzolanti e persone tra le macerie
Beirut, 3 marzo 2026: un edificio danneggiato da un attacco aereo israeliano nel sobborgo meridionale di Haret Hreik (Foto AFP/SIR)

La preoccupazione per i più giovani di don Giorgi è figlia delle sue esperienze. Nel precedente conflitto, il suo Seminario era vicino a un quartiere sciita obiettivo dei bombardamenti, e ricorda ancora cosa significa convivere con il boato delle bombe: «Quando capitava durante il giorno, si andava al balcone per vedere da dove arrivava il fumo.  Alla fine ti abitui a vivere in una situazione pazzesca, ma totalmente anormale, perché si diventa nevrotici. Basta che sbatta una porta e tutti si voltano spaventati. È tutto amplificato perché la paura, anche se inconscia, resta presente».

Anche nella desolazione, don Giorgi racconta come la solidarietà non sia mai venuta meno. I ristoranti si sono messi in contatto con il parroco per donare cibo; chi poteva ha spedito materassi, coperte e altri generi di prima necessità per gli sfollati. Loren, un’immigrata filippina che lavora a Beirut per una famiglia, già al secondo giorno dall’apertura del rifugio si era presentata da don Giorgi per coordinare la distribuzione dei pasti. Lo aveva già aiutato nella passata guerra, e resta con lui anche per fare le notti.

Leggi anche

Intervista
Il cardinale Pietro Parolin (foto Università Cattolica)

Parolin: le guerre preventive rischiano di incendiare il mondo

Il Segretario di Stato vaticano parla di quanto sta avvenendo in Medio Oriente: pericoloso l’affermarsi di un multipolarismo caratterizzato dal primato della potenza

di Andrea TORNIELLI Vatican News

Analisi
Teheran, piazza Ferdowsi, distrutto dall’attacco aereo di Stati Uniti e Israele

Maggiolini: «In Medio Oriente la deterrenza non basta più»

Secondo il docente di Storia e istituzioni dell’Asia dell'Università Cattolica, con la morte di Ali Khamenei l’Iran è entrato in una transizione che accelererà dinamiche già presenti nel Medio Oriente

di Riccardo BENOTTIAgenSir

Testimonianza
Gerusalemme

Suor Sandra a Gerusalemme: «I razzi li vediamo e li sentiamo, ma cadono in zone periferiche»

La religiosa milanese delle Orsoline di San Carlo, da undici anni negli uffici del Patriarcato, racconta come la città si sforza di preservare una sorta di quotidianità, mentre si attendono le evoluzioni del conflitto

di Luisa BOVE

Testimonianza
Tehran, 1 marzo 2026: esplosioni in seguito all’attacco aereo condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran

Martinelli da Abu Dhabi: «Siamo invitati alla prudenza, il cellulare avvisa quando mettersi al riparo»

Il Vicario apostolico dell'Arabia meridionale dopo l'attacco all'Iran e l'escalation del conflitto nella regione: «Ho scritto una lettera ai fedeli chiedendo loro di prendersi cura gli uni degli altri, e soprattutto di restare uniti nella preghiera»

di Lorenzo GARBARINO

Vaticano
Bombe su Teheran (foto Vatican News)

Il Papa dopo l’attacco all’Iran: la pace non si costruisce con minacce reciproche, né con le armi

All’Angelus la preoccupazione di Leone XIV per la situazione in Medio Oriente: evitare una «voragine irreparabile» promuovendo il bene dei popoli «che anelano a una convivenza pacifica». Poi un nuovo appello durante la visita a una parrocchia