Il terzo giorno della guerra condotta da Stati Uniti e Israele per rovesciare il regime iraniano è cominciato, e la portata del conflitto si sta allargando ai Paesi limitrofi. Dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato mattina nell’ufficio del suo palazzo a Teheran da un bombardamento israeliano, l’Iran ha reagito attaccando, oltre a Israele, i vicini Stati del Golfo: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Bahrain, Oman, Iraq, Kuwait e Giordania sono stati bersagliati da missili e droni.
Non sono state colpite solo le basi statunitensi situate nei Paesi citati: sono stati colpiti anche hotel, aeroporti e centri commerciali, dove transitano civili o turisti. L’obiettivo dell’Iran è destabilizzare l’intera area del Golfo, e provocare il maggior numero di danni, soprattutto economici, agli Stati più vicini e meno difendibili dalle risorse aeree di Israele e degli Stati Uniti. Negli Emirati Arabi Uniti, per esempio, oltre alla base aerea di Al Dhafra, droni e razzi hanno colpito l’isola artificiale di Palm Jumeirah. L’aeroporto della città, uno dei più grandi e transitati al mondo, è stato costretto a cancellare tutti i suoi voli.
Mons. Martinelli: «C’è preoccupazione tra la gente»
Attaccati anche Abu Dhabi e Dubai, dove si trova monsignor Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, già Vescovo ausiliare e Vicario episcopale ambrosiano. Quando il conflitto ha avuto inizio, si trovava in visita pastorale ad Al Ain. Pur essendo a più di 150 chilometri da Abu Dhabi, ha udito dalla capitale «rumori forti e insoliti». Solo dopo alcuni istanti, alcuni messaggi al cellulare hanno confermato l’avvio del conflitto.

Intervenuto ai microfoni di Radio Marconi, ha raccontato il clima percepito dalle comunità cristiane della regione: «C‘è ovviamente preoccupazione tra la gente, anche se le difese dell’esercito hanno respinto quasi tutti gli attacchi. Le persone hanno visto che c’è una forte risposta da parte delle forze degli Emirati Arabi».
Se nelle due principali città degli Emirati Arabi la tensione tra le persone è palpabile, nelle aree più esterne la situazione descritta è tranquilla, senza alcun danno diretto del conflitto. «Ho scritto una lettera a tutti i fedeli – racconta il sacerdote – quando è iniziato l’attacco da parte degli americani e di Israele: innanzitutto invitandoli alla calma, a restare tranquilli e uniti. Per prendersi cura gli uni degli altri e soprattutto essere uniti nella preghiera».
Nonostante gli inviti alla normalità, la ripresa della quotidianità non è ancora immediata. Nella scuola cattolica presente negli Emirati, per esempio, in questi primi giorni della settimana le lezioni saranno tenute online, e le autorità hanno invitato quanti più lavoratori possibili a proseguire a operare da casa in smart working. «Oggi bisogna stare attenti soprattutto agli assembramenti – rileva monsignor Martinelli -. Si può andare in giro normalmente, ma siamo invitati alla prudenza: Al Ain è a quasi due ore da qui, ma durante il viaggio di ritorno le strade erano molto meno affollate del solito. Se comunque ci sono attacchi, ci arriva una notifica sul cellulare, in modo tale che abbiamo il tempo necessario per metterci al riparo».






