Col trascorrere dei giorni il fronte della guerra in Iran si allarga. Nelle ultime ore le Forze di difesa israeliane hanno colpito anche il Libano. Mentre continuano gli attacchi di missili e droni, gli Stati Uniti e Israele non escludono l’invio di truppe di terra.
«Qui a Gerusalemme la situazione è abbastanza sicura, anche se i razzi li vediamo e li sentiamo, ma cadono in zone periferiche», racconta suor Sandra Castoldi, religiosa milanese delle Orsoline di San Carlo che da 11 anni svolge il suo apostolato negli uffici del Patriarcato. Venerdì scorso aveva lasciato del lavoro in sospeso e ieri, lunedì 2 marzo, è tornata alla sua scrivania nonostante il Patriarca avesse detto agli impiegati che potevano lavorare anche da casa. «Ma io sono una volontaria, non sono tenuta a seguire gli orari dei dipendenti, e poi alcune cose si possono fare solo in presenza», si giustifica. In effetti il Patriarcato era quasi deserto, a parte i preti che vi abitano. Uscendo lunedì sera si è portata via un po’ di carte perché se gli attacchi continuano, oggi lavorerà anche lei a distanza.
«Quando suonano gli allarmi mi dico: questo film l’ho già visto», commenta suor Sandra. Anche lei, come tutti, ha scaricato un’app sul cellulare che «ci informa in tempo reale se nei prossimi minuti è previsto un lancio di missili. Per esempio domenica hanno comunicato che c’è stata l’incursione di un aereo ostile, quindi monitorano tutto e cercano di bloccare, mi pare che su Gerusalemme questo funzioni. È vero che a volte cadono pezzi di missili, ma è importante in quei momenti restare in una zona riparata».
Sospese tutte le attività educative
Tra le 7 e le 8 di lunedì mattina c’è stato un lungo allarme, mentre partecipava alla Messa dai Cappuccini, poi per tutta la giornata non ci sono state altre sirene. «Devo dire che non ho particolare paura», ammette la religiosa. «Più che altro non voglio dare preoccupazione agli altri se sono fuori casa, d’altra parte la spesa si deve fare. Invece sono proibite le riunioni, i lavori non socialmente utili: si tratta di disposizioni che la municipalità dà ai cittadini». Sono sospese anche tutte le attività educative, per questo anche le suore Orsoline non si sono più dedicate ai figli degli immigrati a Gerusalemme.

Da quando sono iniziati gli attacchi sull’Iran «non ho ancora incontrato i miei amici ebrei e non conosco il loro stato d’animo», dice suor Sandra. «Comunque la gente si divide in due categorie: quelle che hanno molta paura e stanno rintanate e quelle che ne hanno meno e quindi escono. Ieri al ritorno dal Patriarcato ho incontrato un amico che era andato a fare la spesa, mi sono pentita di non averla fatta anch’io, perché dopo i primi lanci è difficile che seguano subito altri attacchi, quindi si è più tranquilli e si può uscire».
«Ora, come tutto il mondo, stiamo anche noi a vedere cosa succederà, mi sembra di capire che la situazione sia veramente ingovernabile. Qui siamo più che spettatori per via della posizione di Israele. E se in passato la gente aveva protestato tanto contro Netanyahu, adesso che sono cadute bombe a Tel Aviv le preoccupazioni sono altre», spiega la religiosa. «Qui si tocca con mano che, come dico sempre, non siamo fatti per vivere su questa terra, per quanto limitati e in pochi spazi (nonostante tutti vogliano accaparrarsene altri), ma siamo fatti per vivere con orizzonti più grandi, dove non ci sono limiti. Qui lo ricordiamo molto spesso, perché i credenti che siano musulmani, ebrei, cristiani sanno che c’è qualcosa al di là che li aspetta, questa è la nostra vera speranza, la nostra salvezza. Anche psicologica, perché per esempio scopro sempre di più che il popolo palestinese ha una pazienza enorme, una capacità di sopportazione, di pazienza nel senso di patire, stare sotto, stare lì. È abituato da tanti anni e si potrebbe pensare che sia vigliaccheria, invece i palestinesi hanno coraggio nel venire a lavorare, nel creare famiglia, avere figli restando qui, in questa realtà, credendo nella vita. Al di là di tutto».




