Il Monastero della SS. Trinità di Dumenza ha accolto due monaci Theravada per una giornata di dialogo e comunione spirituale, segno di un cammino interreligioso avviato negli anni

Lunedì 13 aprile, il Monastero della ss. Trinità di Dumenza ha vissuto una giornata di profonda comunione spirituale e scambio interreligioso in occasione della visita di Ajahn Neminda e Ajahn Weerasak. I due monaci, esponenti della tradizione Theravada della foresta (rispettivamente birmano e thailandese) e membri dell’International Buddhist Studies College di Bangkok, sono stati accompagnati da padre Daniele Mazza del Pime.
L’incontro ha suggellato un legame nato durante un ritiro di meditazione Vipassana nel 2024 e consolidatosi a Roma nel giugno 2025. In quell’occasione, i monaci avevano partecipato a un seminario sulla meditazione nel cristianesimo e nel buddhismo organizzato presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo e avevano visitato insieme il Dicastero per il Dialogo Interreligioso. La visita a Dumenza ha trovato ieri, nella cornice del monastero, la sua piena espressione comunitaria, inserendosi nel quadro degli scambi monastici promossi dal DIM (Dialogo Interreligioso Monastico) e riflettendone appieno lo spirito di accoglienza e ricerca comune.
La giornata è stata scandita dalla partecipazione dei monaci ospiti a tutti i momenti di preghiera della comunità, vissuti con grande attenzione e interesse. Nel pomeriggio, lo scambio fraterno si è fatto più intenso, orientandosi su temi cruciali della vita ascetica:
- La lotta contro i “pensieri malvagi”: un tema caro alla tradizione monastica cristiana, approfondito anche attraverso il dono agli ospiti di volumi sul tema scritti da padre Adalberto Piovano.
- Il “memento mori” e la Maranasati: si è discusso della meditazione sulla morte, che nel buddismo non è un esercizio macabro ma una pratica estremamente vitale. Lo scopo è coltivare il Samvega, ovvero un senso di urgenza spirituale che porta a non sprecare tempo in rancori o distrazioni e ad accettare l’impermanenza della vita.
Un momento di grande valore simbolico è stato la piantumazione di una rosa rampicante nel chiostro: una Pierre de Ronsard color ciclamino, scelta come segno tangibile di pace e bellezza condivisa nei luoghi della preghiera.
Dopo i vespri, Ajahn Neminda e Ajahn Weerasak hanno sorpreso la comunità cucinando personalmente un tipico piatto thailandese per cena, gesto molto apprezzato da tutti i fratelli. Nonostante la stanchezza del viaggio, la serata è proseguita con un momento di ricreazione dedicato all’approfondimento dottrinale:
- Abhidhamma Pitaka: Ajahn Neminda ha illustrato questo “Canestro della Dottrina Superiore”, descrivendolo come il cuore della psicologia buddista che analizza la realtà non come un insieme di oggetti fissi, ma come un flusso di eventi interconnessi (i dhamma).
- Anatta e la metafora delle candele: È stato spiegato il concetto di assenza di un “io” permanente tramite la celebre immagine della fiamma: come una candela ne accende un’altra, esiste una continuità causale (trasmissione di luce e calore) ma non un’identità fissa tra le due fiamme. Noi siamo un processo in divenire, un flusso di coscienza condizionato dal Karma, simile a un’eco o a un’impronta sulla cera.
La visione del dialogo emersa durante la visita si fonda sul principio della compassione (Karuna) e sull’idea che l’unità tra gli uomini risieda nel comune desiderio di felicità e nella fuga dalla sofferenza. Citando l’Editto di Ashoka, i monaci hanno ribadito che onorare la religione altrui aiuta la propria a crescere.
Dopo aver partecipato all’ufficio delle letture e aver contemplato le bellezze del lago durante una passeggiata verso Pragaletto il mattino seguente, gli ospiti hanno salutato la comunità prima della Messa. Il loro viaggio prosegue ora verso la comunità di Bose e successivamente a Padova, dove terranno un incontro di meditazione Vipassana presso la Facoltà Teologica del Triveneto (https://www.issrdipadova.it/?p=40380).