Nella Basilica che è il più antico luogo di culto cristiano a Milano, il cardinale Scola ha pregato con 180 catecumeni che si preparano al Battesimo: «Voi e io viviamo insieme la grazia dell’inizio»

Stefania CECCHETTI

Cardinale Scola_Sant'Eustorgio

Tra uno scroscio di applausi e accolto dall’abbraccio di monsignor Erminio De Scalzi, vicario episcopale della città, l’arcivescovo Angelo Scola ha fatto il suo ingresso a Milano dalla basilica di Sant’Eustorgio. Così vuole la tradizione, così hanno fatto anche i suoi predecessori, perché questo è il più antico luogo di culto cristiano in città. Qui hanno trovato spazio il primo annuncio del Vangelo, i primi battesimi e la sepoltura dei primi martiri.

Ad aspettarlo, sul grande sagrato della basilica, oltre a monsignor De Scalzi, un sorridente sindaco Giuliano Pisapia, che l’ha salutato scambiando qualche parola con lui. E poi la folla, festosa al punto che qualcuno ha intonato un coro da stadio: «Angelo Scola, facci un saluto». E l’Arcivescovo non li ha delusi, fermandosi a stringere mani a destra e a sinistra della piazza prima di entrare nella Basilica.

Memoria dei martiri e del battesimo sono stati al centro del rito. Il parroco, monsignor Pigi Perini (proprio così, con il suo soprannome, lo ha affettuosamente chiamato Scola) ha aperto la celebrazione ricordando l’omaggio reso dall’Arcivescovo alle reliquie dei santi suoi predecessori, i vescovi Eustorgio, Magno e Onorato, conservate nell’antichissimo cimitero palocristiano che si trova sotto la basilica. Un’urna contenente la terra di quel cimitero è stata donata a Scola, che con orgoglio l’ha sollevata e mostrata a tutta l’assemblea. Il “rito della terra” è uno dei principali momenti dell’ingresso del nuovo Arcivescovo a Sant’Eustorgio. Un gesto introdotto tre vescovi fa, che poi la Chiesa ambrosiana ha mantenuto.

Con Scola sono tre gli Arcivescovi che il parroco ha accolto personalmente nella sua parrocchia. Li ha voluti ricordare, prima citando la commozione del cardinale Martini nel visitare – qualche giorno dopo il suo ingresso, nel 1980 – il fonte battesimale di piazza Sant’Eustorgio restaurato dal cardinale Federico Borromeo. E poi ricordando l’impegno costante per l’evangelizzazione dell’arcivescovo Tettamanzi.

Un impegno che vede in prima linea proprio la parrocchia di Sant’Eustorgio e oggi più che mai attuale, data la presenza in chiesa di 180 catecumeni, accompagnati dal Vicario episcopale per l’Educazione scolastica, monsignor Carlo Faccendini, e dal responsabile del Servizio Catecumenato, monsignor Paolo Sartor.

È significativo che il primo incontro del nuovo Arcivescovo nella sua città sia avvenuto con i catecumeni: «Uomini e donne – ha detto monsignor Sartor –  italiani e provenienti da tante parti del mondo, molti piuttosto giovani e altri già con scelte di vita definite: tutti hanno trovato una famiglia più grande nella Chiesa che è in Milano». Uomini e donne che guardano al nuovo Arcivescovo «aperti fin d’ora alla sua parola autorevole e alla testimonianza di vita che vorrà donare a loro e a tutti noi»

Ai catecumeni ha voluto rivolgersi, in modo particolare, l’arcivescovo Scola, nel suo primo discorso alla città, dicendo con commozione: «Voi e io viviamo la grazia dell’inizio. Voi l’inizio del vostro cammino cristiano e io del mio ministero ambrosiano. Per questo sono particolarmente contento che il mio primo passo sia un incontro faccia a faccia con voi».

E in riferimento alla provenienza straniera di molti di loro ha aggiunto: «Quest’assemblea di fedeli, anche grazie alla vostra presenza, esprime visivamente il volto della nostra amata terra: Milano, la terra di mezzo, da sempre crocevia di incontro con l’altro. Spesso doloroso, talora violento, ma, per finire, sempre accogliente». Un piccolo assaggio di un tema, quello del meticciato, che è nel cuore del nostro nuovo Arcivescovo.

L’Arcivescovo ha poi avuto parole di incoraggiamento per i catecumeni, senza però nascondere che la fede non è solo gioia, ma anche sacrificio: «PreparandoVi al santo Battesimo riconoscete Gesù come il valore supremo a cui volete subordinare tutti i rapporti, tutti i beni e la stessa vostra vita[…]Come ogni vera relazione d’amore il rapporto con Cristo domanda sacrificio. Ce lo testimonia il significativo gesto del dono della terra benedetta, memoria dei martiri, che ricorda all’Arcivescovo la natura della sua missione. La testimonianza è il nostro martirio quotidiano. A questo Voi siete chiamati da subito, non occorre attendere. Il catecumeno è già un testimone.Il vostro Arcivescovo allora Vi indica umilmente la strada: vivete in prima persona questo ininterrotto dialogo tra Gesù e la vostra libertà, comunicatene i frutti a tutti i membri della comunità cristiana, così che essa possa lasciar trasparire sul suo volto Cristo, luce delle genti».

Nel ringraziare la comunità di Sant’Eustorgio, che ha ospitato i suoi rimi passi a Milano, l’arcivescovo Scola l’ha definita «espressione di tutta la Chiesa» nel gesto fondamentale dell’accoglienza» e ha fatto dono del proprio rocchetto, una veste liturgica di lino bianco: secondo dei segni rituali che i nuovi pastori ambrosiani compiono al loro ingresso nella basilica più antica della città.

 

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