Per l’ultimo incontro del ciclo “Dalla parte dell’umano. Protagonisti delle neuroscienze, della filosofia e della psichiatria”, martedì 17 marzo alle 21 al Centro Culturale di Milano il sociologo della comunicazione Derrick De Kerckhove dialogherà insieme a Enzo Manes, giornalista e direttore di “CON” sul tema “Un umanesimo dell’incarnazione nell’era digitale””.
Famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla capacità dei media di influenzare la realtà percettiva umana (psicotecnologie i concetti di iperpertinenza e di webnwess), De Kerckhove ritiene che l’azione dei media digitali sarebbe in grado di riconfigurare le nostre stesse strutture cognitive e relazionali, tanto che l’umano starebbe subendo una trasformazione epocale in un passaggio dall’”io” al “noi connesso”.
Le utopie politiche, tecnologiche ed ecologiste di oggi sono diverse tra loro, ma condividono un’idea di fondo: tendono a svalutare, e talvolta persino a disprezzare, ciò che è umano.
Molti pensano che, per far funzionare meglio la società, sia necessario eliminare gli errori e i difetti tipici degli esseri umani attraverso un’organizzazione tecnologica, economica e sociale più efficiente.
Da anni nella nostra cultura circolano convinzioni che vedono l’essere umano quasi come una “macchina” vivente, qualcosa che può essere sostituito, messo da parte o persino osteggiato, nel tentativo di far “progredire” il mondo e migliorare il funzionamento della società. A partire dalla eliminazione di differenze e conflitti.
Molte attività che un tempo erano svolte dagli esseri umani, oggi sembrano poter essere realizzate meglio dalle nuove tecnologie, considerate più efficienti ed efficaci.
Nei sistemi del potere attuali, infatti, sempre più gli individui sembrano avere valore come produttori e consumatori, a tal punto che la brutalità delle guerre rende la morte di decine di migliaia di uomini, donne e bambini come un evento inevitabile, qualcosa a cui rassegnarsi e, col tempo, abituarsi.
In questo contesto nasce una domanda fondamentale: che fine fa l’unicità e l’irriducibilità dell’essere umano vivente? Domanda che emerge sempre più chiaramente in molti ambiti: nelle scienze, nella medicina e nella psichiatria, così come nella filosofia e nella letteratura.
A queste tre domande se ne possono aggiungere altre: che cosa permette all’essere umano di affermarsi, di “fiorire”? In che modo questa prospettiva può essere migliore di quelle che hanno prevalso in passato o che dominano oggi? E, infine, perché conviene preferirla anche dal punto di vista economico, sociale e civile?
La conferenza al Centro Culturale di Milano si soffermerà anche sulle ultime riflessioni contenute nel suo libro di Derrick De Kerckhove dal titolo “L’uomo quantistico – Mente, società, democrazia: dove ci porterà la prossima rivoluzione digitale” (RAI Libri).




















