Almanacco liturgico Il Santo del giorno Il Vangelo di oggi Agenda dell'Arcivescovo

Viviamo nella Diocesi infiammate da quell’Amore che ci guida e mantiene viva la fiamma della fede e ci rende testimoni in un incontro che ci mette in cammino, con lo sguardo verso il cielo

Proprio così, come abbiamo ascoltato dalla lettera di San Paolo agli Efesini durante la celebrazione eucaristica del 6 dicembre, siamo state chiamate da luoghi diversi per radunarci insieme e vivere questi due giorni di formazione iniziale, incorniciati da un arco che inizia con il discorso alla città del nostro Arcivescovo e termina con l’introduzione alla solennità dell’Immacolata, attraversando una parentesi più romana che ambrosiana sulla figura di Giovanni Battista – Vangelo della II Domenica di Avvento in rito romano.

Condividere la stessa eredità” tra noi, ma anche con le accoglienti e premurose monache benedettine del Monastero di Viboldone, pregando insieme Lodi e Vespri, in spirito ecclesiale, riscoprendo il valore di essere sorelle, pur nella diversità degli stati di vita.

È proprio questo il principio unificante che ci ha permesso di stare insieme, nella convivialità, nella preghiera e nella condivisione delle riflessioni, arricchendo tutte e ciascuna, più consapevoli di camminare insieme, più desiderose di pregare il salterio per la Chiesa, con la Chiesa universale in Cristo.

A guidarci sapientemente in questo, l’incontro con Madre Ignazia Angelini che ci ha fatto scoprire la bellezza della preghiera del salterio, che diventa compagno spirituale e preghiera privilegiata del tempo di Avvento, periodo in cui l’uomo si interroga sul proprio desiderio profondo e sull’attesa di Dio.

Nell’Avvento, il desiderio umano viene “sconvolto” dalla scoperta che è Dio stesso a desiderarci per primo. Pregare il salterio significa dare un volto a questa attesa e lasciarsi trasformare dal desiderio di Dio.

Nel salterio ciascuna scopre che non solo prega, ma diventa preghiera: è Dio che prega in ciascuna di noi.

I salmi esprimono la lotta interiore, il confronto con il male e il bisogno vitale di salvezza; sono un’esperienza corale, la preghiera dell’umanità intera in cui Dio prega Dio. Gesù stesso ha pregato i salmi, fino all’ultimo grido sulla croce e, per questo, ogni credente può pregare i salmi “in Cristo”.

Inoltre, il salterio rivela l’alleanza tra Dio e l’uomo: l’abisso della fragilità umana incontra l’abisso della misericordia divina. Pregare i salmi non significa esprimere solo ciò che si sente personalmente in quel momento, ma lasciarsi attraversare dalla linfa dell’umano che generazioni hanno espresso.

Nei salmi l’uomo impara a vivere, a sperare, a consumarsi nel desiderio della salvezza.

L’Avvento diventa così un grido dell’anima che cerca Dio, come nel salmo: “A te, Signore, innalzo l’anima mia”. Dio garantisce la vita dell’uomo e non lo abbandona. Anche nella lotta spirituale, “io sono preghiera”: l’anima divisa tra lamento e consolazione si apre a riconoscere che Dio è la mia vita e la salvezza del mio volto.

Proseguendo e dilatando questa attesa e desiderose di tradurre la preghiera in quotidiano, ci siamo soffermate anche sul discorso alla città del nostro Arcivescovo: un accorato appello alla speranza e alla responsabilità.

Come pastore premuroso che ama il suo gregge, ha posato lo sguardo su criticità e bellezze della nostra comunità. Ha risvegliato in noi, donne che vivono nel mondo e che camminano verso la consacrazione a Dio, il desiderio di essere operatrici di giustizia nel nostro piccolo quotidiano per il bene comune.

Ha richiamato alla necessità di intrecciare vita di fede e vita “civile”: il nostro lavoro, in qualsiasi campo sia, può e vuole essere giusto ed edificante, purificato dai meri interessi personali che portano la società a disgregarsi.

Ogni persona è vista: l’Arcivescovo ascolta, raccoglie e accoglie il grido dell’umanità.

A conclusione di questi due giorni possiamo affermare con fiducia che, come ci diceva Madre Ignazia, pregando il salterio (libro che raccoglie nei salmi il grido di un popolo), diventando noi stesse preghiera, è possibile portare il nostro essere preghiera là dove agiamo quotidianamente e divenire, con la grazia di Dio, seme di speranza, di giustizia e di pace.

E come nella migliore tradizione, anche i momenti più intensi e belli si sono conclusi con scambi fraterni e auguri tra noi e con le monache, con la premura di preghiera reciproca e specialmente la promessa di confrontarci ed arricchirci nuovamente in prossimi incontri.