Grande partecipazione ieri sera al Palasharp di Lampugnano al Natale degli Sportivi. L'Arcivescovo: «L'impegno, la rinuncia, il sacrificio conservano il loro valore anche se non portano al successo»

di Mauro COLOMBO
Redazione

«Fatevi secondi perché le persone più deboli e bisognose possano essere i primi». Questo l’appello con cui il cardinale Dionigi Tettamanzi ha salutato le migliaia di persone partecipanti al Natale degli Sportivi 2009, svoltosi ieri sera al Palasharp di Lampugnano sul tema “Dentro i secondi”: uno slogan atto a significare che la vittoria non è tutto e a rilevare l’importanza delle persone che lavorano dietro le quinte aiutando altri a primeggiare.
Una serata di festa, come è nella tradizione del Natale degli Sportivi, che da sempre riunisce esponenti dello sport professionistico, dilettantistico, amatoriale e di base; «ma una festa seria», ha puntualizzato l’Arcivescovo, contrassegnata com’è stata da alcuni messaggi significativi.
Il primo, “coach Dionigi” – come recitava uno striscione -, l’ha lanciato nel suo saluto introduttivo. Accompagnato sul palco da monsignor Severino Pagani (vicario episcopale per la Pastorale giovanile), don Samuele Marelli (responsabile del Servizio Ragazzi, adolescenti e oratorio e direttore della Fom), don Alessio Albertini (segretario della Commissione diocesana per lo sport) e don Massimiliano Sabbadini (presidente del Forum Oratori Italiani), dopo aver ringraziato i presenti «per avere risposto così numerosi al mio invito», Tettamanzi ha evocato il Natale e il suo «clima di pace, serenità e gioia», richiamando a dimostrare che «lo sport può contribuire a portare questo clima nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle nostre città, nel nostro Paese: è questo il messaggio che deve partire stasera».
Dopo aver assistito alle esibizioni e ascoltato le testimonianze del campioni presenti, l’Arcivescovo ha svolto il suo intervento a partire dalla parabola evangelica del padrone della vigna («gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi»). «Tutti siamo chiamati a lavorare nella vigna», ha sottolineato, esortando a realizzarsi come «uomini veri in quanto sportivi veri». Ricordando che anche San Paolo faceva spesso ricorso a una terminologia sportiva nei suoi scritti, il Cardinale ha poi chiarito che sportivo vero, e quindi uomo vero, è chi coglie «il significato educativo dello sport».
Un significato dalle molteplici traduzioni in concreto. Prima di tutto, lo sport «ci impegna a dare il meglio di noi stessi, quando vinciamo, ma anche quando perdiamo», perché – ricollegandosi al tema della serata – «l’impegno, la rinuncia, il sacrificio conservano il loro valore anche se non portano al successo». In secondo luogo, lo sport educa alle regole, che rappresentano non «una limitazione della libertà», ma l’assunzione «di una vera responsabilità». E infine, lo sport è scuola di «rispetto reciproco, di capacità di dialogo e collaborazione». Per tutti questi insegnamenti, l’Arcivescovo ha voluto rivolgere un ringraziamento particolarmente sentito «a tutti gli educatori»: «Sono loro i veri “primi”. Non abdichino mai a questa responsabilità faticosa, ma bella».
In conclusione, ancora un pensiero al Natale: «È una festa, ma anche un fatto storico, il più importante della storia. Nel Natale anche Dio si è fatto “secondo”, si è fatto piccolo come un uomo per colmare il cuore di tutti con il suo amore». Ed ecco quindi l’auspicio: «Il Natale ci dia un cuore buono, perché possiamo rispondere all’amore di Dio giungendo a tutti, e specialmente alle persone più bisognose». «Fatevi secondi perché le persone più deboli e bisognose possano essere i primi». Questo l’appello con cui il cardinale Dionigi Tettamanzi ha salutato le migliaia di persone partecipanti al Natale degli Sportivi 2009, svoltosi ieri sera al Palasharp di Lampugnano sul tema “Dentro i secondi”: uno slogan atto a significare che la vittoria non è tutto e a rilevare l’importanza delle persone che lavorano dietro le quinte aiutando altri a primeggiare. Una serata di festa, come è nella tradizione del Natale degli Sportivi, che da sempre riunisce esponenti dello sport professionistico, dilettantistico, amatoriale e di base; «ma una festa seria», ha puntualizzato l’Arcivescovo, contrassegnata com’è stata da alcuni messaggi significativi. Il primo, “coach Dionigi” – come recitava uno striscione -, l’ha lanciato nel suo saluto introduttivo. Accompagnato sul palco da monsignor Severino Pagani (vicario episcopale per la Pastorale giovanile), don Samuele Marelli (responsabile del Servizio Ragazzi, adolescenti e oratorio e direttore della Fom), don Alessio Albertini (segretario della Commissione diocesana per lo sport) e don Massimiliano Sabbadini (presidente del Forum Oratori Italiani), dopo aver ringraziato i presenti «per avere risposto così numerosi al mio invito», Tettamanzi ha evocato il Natale e il suo «clima di pace, serenità e gioia», richiamando a dimostrare che «lo sport può contribuire a portare questo clima nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle nostre città, nel nostro Paese: è questo il messaggio che deve partire stasera».Dopo aver assistito alle esibizioni e ascoltato le testimonianze del campioni presenti, l’Arcivescovo ha svolto il suo intervento a partire dalla parabola evangelica del padrone della vigna («gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi»). «Tutti siamo chiamati a lavorare nella vigna», ha sottolineato, esortando a realizzarsi come «uomini veri in quanto sportivi veri». Ricordando che anche San Paolo faceva spesso ricorso a una terminologia sportiva nei suoi scritti, il Cardinale ha poi chiarito che sportivo vero, e quindi uomo vero, è chi coglie «il significato educativo dello sport». Un significato dalle molteplici traduzioni in concreto. Prima di tutto, lo sport «ci impegna a dare il meglio di noi stessi, quando vinciamo, ma anche quando perdiamo», perché – ricollegandosi al tema della serata – «l’impegno, la rinuncia, il sacrificio conservano il loro valore anche se non portano al successo». In secondo luogo, lo sport educa alle regole, che rappresentano non «una limitazione della libertà», ma l’assunzione «di una vera responsabilità». E infine, lo sport è scuola di «rispetto reciproco, di capacità di dialogo e collaborazione». Per tutti questi insegnamenti, l’Arcivescovo ha voluto rivolgere un ringraziamento particolarmente sentito «a tutti gli educatori»: «Sono loro i veri “primi”. Non abdichino mai a questa responsabilità faticosa, ma bella». In conclusione, ancora un pensiero al Natale: «È una festa, ma anche un fatto storico, il più importante della storia. Nel Natale anche Dio si è fatto “secondo”, si è fatto piccolo come un uomo per colmare il cuore di tutti con il suo amore». Ed ecco quindi l’auspicio: «Il Natale ci dia un cuore buono, perché possiamo rispondere all’amore di Dio giungendo a tutti, e specialmente alle persone più bisognose». – – Il cuore di Pato, la rinuncia di Tai – Photogallery

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