Tante falle sul fronte degli sport di squadra

di Leo GABBI
Redazione

Dopo le pallide esibizioni nel 2009, qualcuno criticherà gli azzurri del calcio targati Lippi, eppure loro sono lì: campioni del mondo in carica e a un punto dalla qualificazione a Sudafrica 2010. Peggio, molto peggio, è andata ai nostri alfieri degli altri sport di squadra, che ricorderanno questo davvero come un annus horribilis.
L’elenco è lungo e variegato: si comincia con l’Italbasket, scaraventata fuori dagli Europei dai francesi dopo un penoso cammino che aveva portato il quintetto di Recalcati a dover forzatamente passare sotto le forche caudine dei ripescaggi. Così – mentre qualche campione come Marco Belinelli e Andrea Bargnani tenta la fortuna nel campionato Nba, ma non fa la differenza in Nazionale -, sotto i canestri di casa nostra ci si rassegnerà a un digiuno forzato, passando obbligatoriamente per un rinnovamento anche drastico se Meneghin e compagni vorranno avere qualche chance di rinascita a Londra 2012.
Ancor più dolorosa, se possibile, la débacle dell’Italvolley, abituata a pasteggiare a caviale e champagne fino a pochi anni fa sui parquet di mezzo mondo. L’Europeo di Istanbul ha invece messo a nudo una pericolosa involuzione, che il ct Anastasi non è riuscito a frenare: dopo aver perso con avversari dignitosi come Bulgaria e Serbia, è arrivata la Caporetto con l’Olanda, non certo una superpotenza sottorete. Ora occorre reagire, anche perché il Mondiale è alle porte e lì gli azzurri hanno sempre tirato fuori l’orgoglio dei tempi migliori.
A confronto fa sicuramente meno male l’ennesimo cucchiaio di legno con cui l’Italia del rugby si è congedata dal 6 Nazioni. Il trofeo, beffardo, viene assegnato a chi conclude il torneo a zero punti, con cinque sconfitte consecutive. È la quarta volta, dal 2000, che vinciamo il cucchiaio: ci auguriamo che i dirigenti federali e il ct Marc Lièvremont riescano a invertire una tendenza che stride con la vivacità di un movimento in grande ripresa. Tanti infatti sono i giovani che si accostano a questo sport, che fa della lealtà e dello spirito di squadra il suo punto di forza e che ha sfatato col tempo i luoghi comuni che parlavano solo di rudezza gratuita.
Infine, completa questo elenco sciagurato un’altra nobile decaduta: l’Italia della pallanuoto. Fin dai tempi del mitico capitano De Magistris, il nostro Settebello era abituato a dominare nelle vasche di mezza Europa ed epici erano gli scontri al vertice con gli altrettanto gloriosi campioni magiari. Ora invece, a pochi metri dalle acque in cui trionfava la Pellegrini, il Mondiale di Roma ha visto naufragare sia il Settebello sia il Setterosa fin dagli ottavi di finale.
Il presidente del Coni Gianni Petrucci, allarmato dalle tante falle che si aprono sul fronte degli sport di squadra, ha però cercato di infondere un messaggio di speranza. «Le cause sono tante – ha spiegato -. Non ultima, quella che cambiano i cicli. In ogni caso, dico che nell’anno post-olimpico questi risultati possono avvenire come avvengono. Mancano tre anni alle Olimpiadi, dobbiamo restare ottimisti».
Il filotto di risultati negativi nelle squadre stride peraltro con le prodezze dei singoli, come quelle del nuoto a Roma con Pellegrini, Filippi e Cagnotto, il tennis con Flavia Pennetta entrata nella top 10 mondiale e la scherma che resta una fucina di medaglie per l’Italia. Speriamo basti per ripartire. Dopo le pallide esibizioni nel 2009, qualcuno criticherà gli azzurri del calcio targati Lippi, eppure loro sono lì: campioni del mondo in carica e a un punto dalla qualificazione a Sudafrica 2010. Peggio, molto peggio, è andata ai nostri alfieri degli altri sport di squadra, che ricorderanno questo davvero come un annus horribilis.L’elenco è lungo e variegato: si comincia con l’Italbasket, scaraventata fuori dagli Europei dai francesi dopo un penoso cammino che aveva portato il quintetto di Recalcati a dover forzatamente passare sotto le forche caudine dei ripescaggi. Così – mentre qualche campione come Marco Belinelli e Andrea Bargnani tenta la fortuna nel campionato Nba, ma non fa la differenza in Nazionale -, sotto i canestri di casa nostra ci si rassegnerà a un digiuno forzato, passando obbligatoriamente per un rinnovamento anche drastico se Meneghin e compagni vorranno avere qualche chance di rinascita a Londra 2012.Ancor più dolorosa, se possibile, la débacle dell’Italvolley, abituata a pasteggiare a caviale e champagne fino a pochi anni fa sui parquet di mezzo mondo. L’Europeo di Istanbul ha invece messo a nudo una pericolosa involuzione, che il ct Anastasi non è riuscito a frenare: dopo aver perso con avversari dignitosi come Bulgaria e Serbia, è arrivata la Caporetto con l’Olanda, non certo una superpotenza sottorete. Ora occorre reagire, anche perché il Mondiale è alle porte e lì gli azzurri hanno sempre tirato fuori l’orgoglio dei tempi migliori.A confronto fa sicuramente meno male l’ennesimo cucchiaio di legno con cui l’Italia del rugby si è congedata dal 6 Nazioni. Il trofeo, beffardo, viene assegnato a chi conclude il torneo a zero punti, con cinque sconfitte consecutive. È la quarta volta, dal 2000, che vinciamo il cucchiaio: ci auguriamo che i dirigenti federali e il ct Marc Lièvremont riescano a invertire una tendenza che stride con la vivacità di un movimento in grande ripresa. Tanti infatti sono i giovani che si accostano a questo sport, che fa della lealtà e dello spirito di squadra il suo punto di forza e che ha sfatato col tempo i luoghi comuni che parlavano solo di rudezza gratuita.Infine, completa questo elenco sciagurato un’altra nobile decaduta: l’Italia della pallanuoto. Fin dai tempi del mitico capitano De Magistris, il nostro Settebello era abituato a dominare nelle vasche di mezza Europa ed epici erano gli scontri al vertice con gli altrettanto gloriosi campioni magiari. Ora invece, a pochi metri dalle acque in cui trionfava la Pellegrini, il Mondiale di Roma ha visto naufragare sia il Settebello sia il Setterosa fin dagli ottavi di finale.Il presidente del Coni Gianni Petrucci, allarmato dalle tante falle che si aprono sul fronte degli sport di squadra, ha però cercato di infondere un messaggio di speranza. «Le cause sono tante – ha spiegato -. Non ultima, quella che cambiano i cicli. In ogni caso, dico che nell’anno post-olimpico questi risultati possono avvenire come avvengono. Mancano tre anni alle Olimpiadi, dobbiamo restare ottimisti».Il filotto di risultati negativi nelle squadre stride peraltro con le prodezze dei singoli, come quelle del nuoto a Roma con Pellegrini, Filippi e Cagnotto, il tennis con Flavia Pennetta entrata nella top 10 mondiale e la scherma che resta una fucina di medaglie per l’Italia. Speriamo basti per ripartire.

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