A Mendrisio al via la rassegna iridata. Riflettori sulla prova dei professionisti� in programma�domenica: dopo la doppietta di Bettini (2006 e 2007) e l'acuto di Ballan l'anno scorso a Varese, la Nazionale guidata dal Ct�Ballerini punta su Damiano Cunego

di Mauro COLOMBO
Redazione

Scattano oggi a Mendrisio (Svizzera) i campionati del mondo di ciclismo. Quattro giorni di gara (venerdì è giorno di riposo), dalle odierne prove a cronometro degli under 23 e delle donne alla corsa dei professionisti di domenica 27. Inutile dire che l’attenzione principale è concentrata su quest’ultimo appuntamento.
La Nazionale guidata da Franco Ballerini mette in palio la maglia iridata che da tre anni, ormai, ricopre le spalle di un corridore azzurro. Dopo la straordinaria doppietta di Paolo Bettini (Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007), l’anno scorso fu Alessandro Ballan, con quella straordinaria accelerazione nel magico pomeriggio di Varese, a proseguire la striscia vincente. E quest’anno si punta al poker, con una carta vincente da buttare sul tavolo: Damiano Cunego.
Il Piccolo Principe veronese è uscito in gran forma dalla Vuelta spagnola, dove si è aggiudicato due tappe. Forse si è definitivamente convinto di avere caratteristiche più adatte alle corse in linea che alle gare a tappe e il Mondiale elvetico pare fatto apposta per completare il lavoro rimasto a metà lo scorso anno a causa dell’exploit del compagno Ballan (Cunego si classificò secondo). Il circuito di Mendrisio è duro e impegnativo, forse il più selettivo tra quelli su cui si è corso negli ultimi anni. Richiede fondo, ma anche esplosività: esattamente le qualità messe in mostra da Cunego in Spagna, e che fanno di lui l’uomo di punta della squadra azzurra.
Non da solo, però. Innanzitutto occorre rispettare il ruolo di campione uscente di Ballan, reduce da una stagione travagliata e sfortunata, ma proprio per questo relativamente fresco e – paradossalmente, visto che siamo a fine stagione – in crescendo di condizione. Poi ci sono Pozzato, che se azzecca la giornata di luna buona non è inferiore a nessuno, e Basso, anche lui reduce dalla Vuelta, in grado di dettare il forcing in salita, anche se destinato a pagare la mancanza di spunto veloce in caso di arrivo in compagnia. Paolini e Garzelli sono elementi collaudati, capaci di correre in appoggio, ma anche di giocarsi le loro chances. Gli altri – Bruseghin, Tosatto, Scarponi, Santambrogio e Visconti – dovranno dividersi i compiti di regia e di fatica.
E gli avversari? Anche tra loro i più temibili sono quelli “lanciati” dalla Vuelta, ideale per arrivare al top a questo punto dell’anno. In primo luogo gli spagnoli: Valverde (vincitore della corsa a tappe iberica), Sanchez (già campione olimpico, sogna un’altra medaglia d’oro) e Freire (anche lui punta al poker, personale, che lo metterebbe un gradino sopra a tutti nella storia dei Mondiali). Ma occhio anche a Boasson Hagen, a Gilbert e a due che corrono su strade conosciute: Cancellara, svizzero per l’appunto, ed Evans, australiano di casa a Stabio. Scattano oggi a Mendrisio (Svizzera) i campionati del mondo di ciclismo. Quattro giorni di gara (venerdì è giorno di riposo), dalle odierne prove a cronometro degli under 23 e delle donne alla corsa dei professionisti di domenica 27. Inutile dire che l’attenzione principale è concentrata su quest’ultimo appuntamento.La Nazionale guidata da Franco Ballerini mette in palio la maglia iridata che da tre anni, ormai, ricopre le spalle di un corridore azzurro. Dopo la straordinaria doppietta di Paolo Bettini (Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007), l’anno scorso fu Alessandro Ballan, con quella straordinaria accelerazione nel magico pomeriggio di Varese, a proseguire la striscia vincente. E quest’anno si punta al poker, con una carta vincente da buttare sul tavolo: Damiano Cunego.Il Piccolo Principe veronese è uscito in gran forma dalla Vuelta spagnola, dove si è aggiudicato due tappe. Forse si è definitivamente convinto di avere caratteristiche più adatte alle corse in linea che alle gare a tappe e il Mondiale elvetico pare fatto apposta per completare il lavoro rimasto a metà lo scorso anno a causa dell’exploit del compagno Ballan (Cunego si classificò secondo). Il circuito di Mendrisio è duro e impegnativo, forse il più selettivo tra quelli su cui si è corso negli ultimi anni. Richiede fondo, ma anche esplosività: esattamente le qualità messe in mostra da Cunego in Spagna, e che fanno di lui l’uomo di punta della squadra azzurra.Non da solo, però. Innanzitutto occorre rispettare il ruolo di campione uscente di Ballan, reduce da una stagione travagliata e sfortunata, ma proprio per questo relativamente fresco e – paradossalmente, visto che siamo a fine stagione – in crescendo di condizione. Poi ci sono Pozzato, che se azzecca la giornata di luna buona non è inferiore a nessuno, e Basso, anche lui reduce dalla Vuelta, in grado di dettare il forcing in salita, anche se destinato a pagare la mancanza di spunto veloce in caso di arrivo in compagnia. Paolini e Garzelli sono elementi collaudati, capaci di correre in appoggio, ma anche di giocarsi le loro chances. Gli altri – Bruseghin, Tosatto, Scarponi, Santambrogio e Visconti – dovranno dividersi i compiti di regia e di fatica.E gli avversari? Anche tra loro i più temibili sono quelli “lanciati” dalla Vuelta, ideale per arrivare al top a questo punto dell’anno. In primo luogo gli spagnoli: Valverde (vincitore della corsa a tappe iberica), Sanchez (già campione olimpico, sogna un’altra medaglia d’oro) e Freire (anche lui punta al poker, personale, che lo metterebbe un gradino sopra a tutti nella storia dei Mondiali). Ma occhio anche a Boasson Hagen, a Gilbert e a due che corrono su strade conosciute: Cancellara, svizzero per l’appunto, ed Evans, australiano di casa a Stabio.

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