Nella Festa della Sacra Famiglia l’immagine di Maria e Giuseppe - che hanno smarrito il figlio e poi lo ritrovano nel tempio - nell'omelia dell'Arcivescovo per le celebrazioni nelle comunità di Arese e Bollate durante la visita pastorale al Decanato

di monsignor Mario DELPINI
Arcivescovo di Milano

Gente che ha smarrito il futuro

Abitano sulle nostre terre persone che hanno smarrito il futuro, che cercano di non pensare al futuro perché lo intuiscono minaccioso. Leggono i giornali, cercano notizie, ascoltano sapientoni e si convincono che il futuro è una strada pericolosa.

Il clima che si respira sembra segnato dalla assenza della speranza: la speranza non è un argomento interessante per tanta gente del nostro tempo. Non so se sia perché la gente sia tanto indaffarata per le cose da fare, sia tanto distratta dall’alluvione delle notizie e delle banalità, tanto preoccupata per le cose pratiche o se sia perché è proibito, è di cattivo gusto parlare della morte e della promessa della vita eterna.

L’immagine di Maria e Giuseppe che hanno smarrito Gesù possono offrire l’immagine della generazione adulta del nostro tempo: non sanno dove sia il figlio dell’annunciazione, della promessa.
Sono però anche l’immagine della via per rimediare alla speranza perduta.

I cristiani, il popolo della speranza

La comunità cristiana abita questo tempo, come ogni tempo della storia, per testimoniare la speranza, fondata sulla promessa di Gesù.

Maria e Giuseppe possono suggerire come la comunità cristiana e ogni singolo discepolo del Signore può superare lo smarrimento del futuro e diventare testimone di speranza.

La visita pastorale si deve intendere in sostanza come l’occasione per incoraggiare la comunità a camminare sulla stessa strada di Maria e di Giuseppe.
Quale percorso ci raccomandano Maria e Giuseppe?

Cercare Gesù

La promessa di un futuro desiderabile non si può trovare che in Gesù. Come Maria e Giuseppe, finché non troviamo Gesù viviamo nell’angoscia, siamo smarriti e inquieti. La comunità cristiana vive in Gesù, si raduna nel nome di Gesù, trova il centro della sua vita e la direzione del suo cammino in Gesù, nella comunione con lui, nella pratica del suo comandamento, nella partecipazione alla sua vita.

Può anche capitare che la comunità sia indaffarata, distratta, attirata qua e là da scadenze, adempimenti, abitudini, al punto da “perdere Gesù”. In questi tempi di incertezza e smarrimento i cristiani sono chiamati a trovare un fondamento sicuro e una direzione certa nell’obbedienza al Signore Gesù. E chi cerca Gesù lo trova nel tempio: cioè nelle cose del Padre: non si tratta di trovare un amico come tanti, un maestro da cui imparare una lezione, un esempio da imitare. Si tratta di entrare con lui nella comunione con il Padre e di accogliere Gesù nella presenza quotidiana.

Tutto nel nome di Gesù

La comunione con Gesù rende possibile una vita nuova. La novità cristiana non è una stranezza, ma una vita buona, lieta: rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri... come il Signore vi ha perdonato così fate anche voi.

La vita familiare, la vita comunitaria, trovano nella parola di Dio una indicazione affascinante.

Alcuni tratti sono forse più urgenti e necessari.
– una vita unificata dalla carità: sopra tutte queste cose rivestitevi della carità che le unisce in modo perfetto. La testimonianza di comunità dove abita la pace.
– il perdono: come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ogni storia ha le sue ferite, ogni famiglia, ogni comunità. Ma la grazia del Signore rende possibile guarire le ferite: non siamo vittime della nostra storia, non siamo imprigionati in una situazione che ci impedisce la pace. Siamo stati perdonati: possiamo perdonare!
– il rendimento di grazie: e rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e cantici ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. La testimonianza della gioia e della gratitudine può reagire alla tendenza al lamento e al malcontento.

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