È uno dei temi al centro della visita pastorale dell'Arcivescovo nel Decanato, al via in questo fine settimana. Il decano don Maurizio Pessina: «Vogliamo coltivare la Scrittura come nutrimento della fede»

di Cristina CONTI

Don Maurizio Pessina
Don Maurizio Pessina

In questo fine settimana prende il via la visita pastorale dell’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, al Decanato di Bollate, nella IV Zona pastorale, che si protrarrà fino al 16 febbraio. «Il nostro è il terzo Decanato della Diocesi in ordine di grandezza – rileva il decano don Maurizio Pessina, parroco di San Martino a Bollate -. Si estende nella cintura nord di Milano: la parrocchia più vicina è alla periferia nord della città metropolitana. È formato da 21 parrocchie divise in sette Comuni (Baranzate, Arese, Bollate, Novate, Senago, Garbagnate e Cesate), con sei Comunità pastorali (una a Bollate, dove le altre parrocchie sono raccolte in unità pastorali, mentre Baranzate non ha ancora una Cp). È anche uno dei Decanati più popolosi, con circa 156 mila abitanti».

Qual è il suo identikit dal punto di vista sociale?
A un nucleo di antica tradizione contadina, formato dalle generazioni passate, si sono innestate due ondate migratorie: la prima dal Polesine e la seconda dal Sud Italia. Oggi in questa situazione si sono inserite le recenti migrazioni multietniche e multiculturali. L’esempio più eclatante è Baranzate, dove convivono decine e decine di etnie diverse, anche se in altre realtà cittadine c’è, comunque, una forte presenza di nazionalità differenti.

Come si svolgerà la visita pastorale dell’Arcivescovo?
Come è avvenuto anche negli altri Decanati in cui l’Arcivescovo ha fatto tappa, ci sarà una visita capillare a tutte le realtà parrocchiali. In ognuna sono previsti momenti celebrativi, come l’Eucarestia o la preghiera. Ci saranno poi incontri con i Consigli pastorali. Il dialogo con l’Arcivescovo avverrà nella liturgia, quando ci rivolgerà una parola illuminata dalla preghiera e dallo Spirito, e durante l’incontro con il Consiglio pastorale, dove tutti sono stati chiamati a suggerire contributi. Seguiranno momenti dedicati ai genitori, all’iniziazione cristiana e ai nonni, con la consegna delle lettere a loro indirizzate al termine delle celebrazioni. Sono previste poi anche altre occasioni di incontro a discrezione dei parroci. Per esempio da noi a Bollate ci sarà una tappa con gli ospiti di due case di riposo, con una riflessione particolare che si inserisce all’interno della Pastorale sanitaria.

Quali le attese dei fedeli?
Come è stato indicato dalle stesse motivazioni della visita, ci si aspetta di essere confermati e incoraggiati nel cammino di fede, spronati a continuare e sostenuti ad andare avanti nonostante le difficoltà che si incontrano ogni giorno. C’è attesa anche per le indicazioni per proseguire bene nel cammino che le comunità già vivono secondo il rispettivo progetto pastorale. Dopo la visita del cardinale Scola, i diversi Consigli pastorali avevano messo a fuoco un passo da compiere. In questa occasione, dunque, ci sarà anche una verifica per capire se il passo è stato realizzato, come sono andate le cose, quali sono state le difficoltà incontrate e quali altri passi ci siano ancora da mettere in atto. È poi importante sottolineare che, in vista della visita, la griglia che ci è stata proposta prevedeva anche una verifica sulla familiarità del popolo di Dio con la Sacra Scrittura. Per un cristiano adulto e maturo, infatti, la Parola di Dio da un lato non può essere considerata un corpo estraneo e lontano dalla vita concreta, dall’altro non può essere solo oggetto di curiosità o bagaglio culturale. Deve essere letta sempre più nello Spirito del Signore e coltivata come nutrimento della fede. Per questo motivo in tutto il Decanato abbiamo organizzato commissioni e gruppi di lavoro. A differenza di altre realtà, però, abbiamo voluto considerare questo tema come un “cantiere aperto”, un argomento su cui lavorare nel tempo e a cui dedicare spazi particolari: in modo che questa occasione possa portarci ad approfondire, sviluppare e a innescare processi di cambiamento ulteriore anche nel prossimo futuro.

 

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