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Milano

Preti novelli, un frutto che rimane e si moltiplica

In Duomo l'Arcivescovo ha ordinato 17 nuovi sacerdoti ambrosiani, 3 religiosi e un missionario. Nella sua omelia la riflessione su una notte che diventa «attesa del giorno della missione», nell'offerta alla Chiesa e nel «desiderio di servire e donarsi»

di Annamaria BRACCINI

8 Giugno 2024
La foto di gruppo con l'Arcivescovo al termine della Messa (foto Andrea Cherchi)

«Forse tu stai vivendo la notte di Samuele. La notte in cui il Signore ti sveglia e ti chiama. I nostri fratelli che sono ordinati preti in questa celebrazione sono quelli della notte di Samuele, quando la notte si spegne: quella notte per loro si è tramutata nell’attesa del giorno della missione, perché hanno imparato a riconoscere la voce del Signore».  

In un Duomo gremito in ogni navata, con i fedeli che si affollano ovunque anche in piedi, l’Arcivescovo dice questo ai sacerdoti novelli che ordina poco dopo, per l’imposizione delle sue mani e la preghiera: 17 nuovi preti della Diocesi di Milano, 2 Frati minori Cappuccini, un religioso appartenente alla Congregazione delle Scuole di Carità – Istituto Cavanis e un sacerdote italiano della Diocesi peruviana di Huari, missionario dell’Operazione Mato Grosso. Sono 350 i presbiteri concelebranti, tra cui 7 Vescovi con il Vicario generale, monsignor Franco Agnesi (che proprio l’8 giugno di 50 anni fa veniva a sua volta ordinato prete), gli ausiliari di Milano, i membri del Consiglio episcopale milanese, i Canonici della Cattedrale, i Superiori del Seminario, i sacerdoti che hanno accompagnato la vita dei candidati. Tra i fedeli, i parenti, alcuni sindaci delle città di origine degli ordinandi, tanti ragazzi e giovani membri delle comunità dove i futuri presbiteri hanno già svolto servizio o sono cresciuti. Accanto all’Arcivescovo, il rettore del Seminario don Enrico Castagna e l’arciprete del Duomo monsignor Gianantonio Borgonovo. Presenti anche il Superiore dei Frati minori Cappuccini, fra Angelo Borghino, e quello della Delegazione Italia dell’Istituto Cavanis, padre Edmilson Mendes.

Dopo le letture, prende avvio la liturgia dell’Ordinazione, con la chiamata per nome dei candidati che si presentano così a monsignor Delpini il quale, a seguire, sale nel pulpito “alto” della Cattedrale per pronunciare la sua omelia, ispirata ai brani del I Libro di Samuele, della Lettera di Paolo ai Corinzi e del Vangelo di Giovanni al capitolo 15 con la frase rivolta dal Signore ai discepoli: «Vi ho chiamato amici».

La notte rischiarata dalla fede

«In quale notte si è perso il giorno, in quale tenebra si è smarrita la luce? Forse, nella notte di Samuele che è quella di un lungo sonno, talora, sereno e abitato da sogni incantati, talora, agitato da incubi spaventosi. È la notte di chi vive i suoi tempi, occupato in mille cose, trascinato dalle emozioni o assestato nella noia, angosciato o spensierato, con l’infantile incoscienza che la vita non è una storia che ci riguarda. Il Signore chiama Samuele e la notte in cui si è smarrito il giorno diventa la notte che aspetta il giorno perché la vita chiede una parola, la libertà fiorisce nella decisione. Forse tu stai vivendo la notte di Samuele. La notte in cui il Signore ti sveglia e ti chiama».

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La notte dei tradimenti

Poi, il riferimento al Vangelo: «Forse la notte in cui il Signore Gesù veniva tradito, consegnato per essere giudicato, condannato per essere crocifisso: la notte del tradimento è resa oscura dalla delusione perché la missione di Gesù non corrisponde alle fantasiose aspettative, è oscurata dal risentimento perché la libertà del Signore che contesta una religione che rende schiavi, è resa oscura dalla prepotenza di un potere che si ritiene indiscutibile».

Eppure, «proprio nella notte del tradimento, quella in cui Gesù è vittima di chi lo consegna, egli compie e offre il segno della libertà che si consegna. La notte del tradimento diventa così la notte che attende il giorno del compimento, dello svelamento della verità di Dio nel Figlio che ama fino alla fine e comanda di amare come lui ha amato».

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Chiaro il richiamo ai tanti tradimenti del mondo contemporaneo e alle responsabilità che attendono i presbiteri: «Forse tu stai vivendo la notte del consegnarsi, quella in cui il consegnarsi di Gesù nei segni del pane e del vino ti convince che la vita merita di essere vissuta perché merita di essere donata. I nostri fratelli, che oggi vengono consacrati per presiedere la celebrazione della Messa, sono quelli della notte del tradimento e che desiderano fare memoria di Gesù abitando il desiderio del giorno del servire, di quel giorno adatto per donarsi per sempre per amare secondo il comandamento di Gesù. Forse è la notte dei discepoli, quell’ultima notte in cui Gesù ha lavato i piedi dei discepoli e li ha lasciati sconcertati, li ha trovati più inclini alla perplessità che alla riconoscenza, smarriti nei loro dubbi piuttosto che disponibili allo stupore. Proprio in quella notte, Gesù ha indicato la via per entrare nel mistero e ha chiamato i discepoli amici».

Con la parola “amici” che è quest’anno è stata il “cuore” del motto scelto dai candidati («Siete miei amici»): «Così la notte dei malintesi è diventata la notte delle confidenze, la notte delle rivelazioni ultime. Così i discepoli hanno accolto Gesù, non solo come il maestro della verità, ma come la verità stessa, non solo come il modello del vivere, ma come la vita stessa».

Il gruppo degli ordinandi (foto Andrea Cherchi)

Rimanere nel Signore

Da qui la consegna: «I discepoli sono, quindi, condotti a quel “rimanere” che rende amici e a quell’amicizia che rende possibile partecipare alla vita del Padre ed essere memoria di Gesù per potenza di Spirito Santo. Forse anche tu stai vivendo la notte delle perplessità e dei malintesi e Gesù ti chiama a entrare nella sua amicizia perché si annunci il giorno della verità tutta intera, della comunione di cui vivere, del molto frutto della condivisione della fede. I fratelli che sono oggi ordinati presbiteri sono uomini che hanno vissuto con commozione e riconoscenza la notte delle confidenze e ora si offrono alla Chiesa perché il frutto si moltiplichi e il frutto rimanga».

L’imposizione delle mani (foto Andrea Cherchi)

Un frutto che nella vita dei preti novelli 2024 ha già iniziato a crescere dopo esperienze di vita e percorsi diversi che li hanno portati a decidere di diventare sacerdoti. Di età compresa tra i 25 e i 37 anni, alcuni tra loro sono entrati in Seminario dopo gli studi superiori: 7 sono laureati, altri avevano iniziato a lavorare, come chi era impegnato con lo chef stellato Davide Oldani, chi ha trovato nella passione per la musica o il cinema la strada per la propria vocazione, chi ha riscoperto la fede grazie alla Divina Commedia e chi ha fatto esperienze missionarie all’estero.

Ad accomunare i preti novelli, nella maggior parte dei casi, una prolungata frequentazione dell’oratorio: 5 di loro provengono dalla Zona pastorale IV (Rho), 4 dalla II (Varese), 3 dalle Zona I (Milano) e V (Monza), 1 dalla Zona VI (Melegnano), mentre uno proviene dal Nicaragua e ha compiuto l’ultima parte del percorso formativo a Venegono.

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Poi, i gesti, sempre suggestivi, della Liturgia dell’Ordinazione, con l’Impegni degli Eletti –  «Sì, lo voglio» e «Sì, lo prometto» -, le Litanie dei Santi con l’intera assemblea in ginocchio e gli ordinandi sdraiati a terra ai piedi dell’altare maggiore, l’Imposizione delle mani nel silenzio della Cattedrale e la Preghiera di Ordinazione pronunciata dall’Arcivescovo, i Riti esplicativi: la Vestizione degli abiti sacerdotali, l’Unzione crismale, la consegna del pane e del vino. Fino alla gioia dello scambio della pace per cui gli ormai sacerdoti raggiungono anche le prime file del Duomo dove si trovano mamme, papà, fratelli e sorelle. E, prima dell’applauso che suggella la gioia della Celebrazione, ancora un grazie dall’Arcivescovo alle famiglie, alle comunità, ai preti a coloro che hanno accompagnato e pregato per queste vocazioni.

Infine, come sempre, la festa che esplode all’esterno della Cattedrale tra striscioni, un tifo da stadio e il lancio, attesissimo, dei sacerdoti novelli in veste, verso l’alto.

Chi sono

Ecco nomi, età e provenienze dei 17 nuovi sacerdoti ambrosiani: Michele Ascari, 37 anni, della comunità pastorale San Paolo di Giussano (MB); Gioele Asquini, 34 anni della parrocchia di San Paolo di Legnano (MI); Davide Beretta, 28 anni, della comunità pastorale Madonna del Carmine di Carnate (MB); Paolo Bottelli, 31 anni, della comunità pastorale Beato Samuele Marzorati di Varese; Matteo Foppoli, 29 anni, della parrocchia Santa Francesca Romana di Milano; Marco Garrini, 26 anni, della parrocchia Ognissanti di Milano; Andrea Giuliani, 29 anni, della parrocchia Santa Maria Assunta di Inzago (MI); Edoardo Mauri, 26 anni, della parrocchia San Pio X di Desio (MB); Manuel Mazzucco, 28 anni, della parrocchia di San Gottardo al Corso di Milano; Stefano Pedroli, 30 anni, della comunità pastorale di Sant’Antonio abate di Varese; Patrick Pescialli, 26 anni, della parrocchia San Pietro in San Pietro all’Olmo di Cornaredo (MI); Ludovico Pileci, 24 anni, della parrocchia San Martino di Ispra (VA); Alessandro Tacchi, 26 anni, della parrocchia Sant’Ambrogio di Vanzaghello (MI); Piercarlo Tettamanti, 25 anni, della parrocchia dei Santi Ilario e Remigio di Beregazzo con Figliaro (CO); Erick Torres Torres, 32 anni, della Diocesi di Juigalpa (Nicaragua); Federico Valvassori, 30 anni, della parrocchia Santo Stefano di Santo Stefano Ticino (MI); Matteo Viscomi, 27 anni, della parrocchia Santa Maria Assunta di Senago (MI).
Il 20 giugno, nella Cappella feriale del Duomo, alle 11.45, l’Arcivescovo comunicherà ai nuovi sacerdoti le parrocchie in cui svolgeranno il loro ministero.

 

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