Il mese straordinario voluto da papa Francesco deve favorire un rinnovato desiderio di annuncio e una pastorale ordinaria all’insegna della missionarietà. L’invito dell’Arcivescovo a rinnovare l’esperienza dei “fidei donum”

di Maurizio ZAGO
Responsabile Ufficio diocesano Pastorale missionaria

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Fortemente voluto da papa Francesco e proposto per quest’anno in vista del ricorrere dei cent’anni dall’enciclica di papa Benedetto XV Maximum Illud sul rinnovamento dello slancio missionario della Chiesa, il prossimo mese di ottobre non può essere considerato come una sorta di contenitore di innumerevoli iniziative a motivo della sua straordinarietà. È mese straordinario semplicemente perché papa Francesco chiede alla Chiesa, come fece a suo tempo Benedetto XV, di trovare un nuovo slancio nell’annuncio e nella diffusione del Vangelo. E come Benedetto XV trovò necessario richiamare la Chiesa su alcune dimensioni essenziali della sua missione nel mondo (la separazione dal colonialismo, la libertà dei missionari dalle tentazioni del potere e del denaro, l’impegno nell’imparare le lingue locali…), così fa papa Francesco: attività, incontri, iniziative che avranno luogo in questo mese dovrebbero dare vita a processi che facciano risplendere la novità del Vangelo di Gesù nelle nostre società. Sono infatti due le direzioni che questi processi dovrebbero favorire: un rinnovato desiderio di annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosce; una trasformazione in chiave missionaria della pastorale ordinaria delle comunità.

Nella prima delle brevi lettere che accompagnano il cammino diocesano lungo l’anno pastorale corrente, il nostro Arcivescovo precisa le attenzioni da coltivare per inserirci nel cammino della Chiesa universale. Prendendo spunto dalla relazione tra l’apostolo Paolo e la comunità dei Filippesi da lui fondata, l’Arcivescovo ci invita a saper intravedere in ogni situazione, positiva o negativa che sia, un’occasione per la diffusione del Vangelo, sull’esempio di San Paolo. A partire quindi dall’invito a un’attenta lettura di questa lettera paolina, dalla contemplazione della missione di Gesù, dall’ascolto di quanto il magistero papale a partire da Paolo VI ci ha offerto su questa dimensione imprescindibile della vita della Chiesa, la riflessione dell’Arcivescovo si fa più concreta nelle indicazioni offerte per aiutare le nostre comunità nel loro cammino di maturazione in prospettiva missionaria.

Lasciando alla lettura comunitaria quanto la lettera suggerisce, intendo soffermarmi ora su un solo invito, quello di una rinnovata disponibilità della nostra Chiesa nella persona di presbiteri, singoli fedeli laici (giovani o adulti) e famiglie all’esperienza di un tempo dedicato al servizio del Vangelo come fidei donum. La conoscenza della vita e delle storie di missionari è spesso fonte di ispirazione per una simile esperienza. L’impegno di cooperazione della nostra Chiesa milanese con altre Chiese sorelle per la diffusione del Vangelo è conosciuto, forse però in termini generici. L’occasione di questo mese missionario straordinario ci può aiutare a conoscere in maniera più significativa come questa esperienza – a partire dall’invito di Pio XII con la lettera enciclica del 1957 Fidei donum – sia nata e stia continuando. Albania, Turchia, Camerun, Congo, Niger, Zambia, Argentina, Brasile, Colombia, Cuba, Haiti, Messico, Perù non sono più Paesi culturalmente o geograficamente lontani. La presenza di uno o più fidei donum in quelle terre li sta rendendo sempre più cari e conosciuti anche alla nostra Diocesi. Proprio per questo vorremmo impegnarci periodicamente a far conoscere quanto i nostri preti diocesani stanno operando in quelle terre, così da rendere anche il nostro cuore sempre più desideroso di comunicare il Vangelo di Gesù a partire dai luoghi ordinari della nostra vita.

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