Si apre l’esperienza estiva all’insegna della proposta «Bella storia!». Don Stefano Guidi, direttore della Fom e responsabile del Servizio diocesano, ne presenta gli obiettivi

di Nino PISCHETOLA

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L’oratorio estivo «Bella storia!», che si apre lunedì 10 giugno, ogni settimana farà riferimento a un santo o a un beato per accompagnare i ragazzi a mettere in gioco il proprio «talento», in chiave vocazionale. Lo stesso Arcivescovo farà visita a luoghi significativi che richiamino la figura del santo o del beato corrispondente alla settimana di oratorio estivo. Da Madre Teresa di Calcutta a Gianna Beretta Molla, da don Pino Puglisi a Francesca Saverio Cabrini e Pier Giorgio Frassati. Ognuno di questi santi e beati farà da «maestro» in ciascuna delle cinque settimane in programma e la loro storia sarà il filo conduttore della preghiera.

Delinea l’orizzonte la «parabola dei talenti», icona di evangelica di riferimento per l’oratorio estivo 2019, così come è narrata al capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 14-21; 24-30). «Ecco, il tema dell’oratorio estivo non è propriamente la santità – puntualizza don Stefano Guidi, direttore della Fom (Fondazione diocesana per gli oratori milanesi) -; il tema è la vocazione o, per meglio dire, la mia vita, la vita di ciascuno di noi è quel talento che ci è stato dato per fare della nostra vita un capolavoro. La santità o l’impegno per gli altri sono già effetti di qualcosa che sta prima, che è una scelta personale. Spiegheremo innanzitutto ai ragazzi che queste figure di santità sono santi perché hanno fatto della loro vita un’opera d’arte, hanno fatto della loro vita un capolavoro».

Come saranno allora accompagnati i ragazzi nello specifico a incontrare le cinque storie di santità?
Funzionerà così: faremo entrare i ragazzi dentro un’“accademia d’arte”. Non gli diremo «adesso ti parlo dei cinque santi», ma «ti faccio incontrare con questi cinque artisti». E perché sono artisti? Perché hanno fatto della loro vita un’opera d’arte.

Ma rispetto allo slogan dello scorso anno «All’opera!» qual è il passo ulteriore?
Nel tema dello scorso anno erano al centro l’uomo e la sua “dimensione lavorativa”, l’uomo che diventa con-creatore. Quest’anno invece la “dimensione artistica” permette di recuperare più la dinamica personale. Quindi “a regola d’arte” è innanzitutto la tua vita, non l’opera che stai compiendo.

Più in generale, come la Diocesi di Milano ha tradotto il tema «Bella storia!» proposto a tutti gli oratori della Lombardia?
Individuando il riferimento alla Parola di Dio e quindi alla “parabola dei talenti”. Leggendola si capirà che in definitiva il talento è innanzitutto la vita che ci è stata data. Perciò ogni ragazzo che frequenta l’oratorio estivo sarà aiutato – e questo è l’obiettivo educativo spirituale – a scoprirsi come talento, a comprendere che il talento è la vita che ti è stata donata. Come dire, la vita che tu hai ricevuto è già il talento, è il talento da giocare, prima di ogni altra determinazione caratteriale, qualità umana, desideri, sogni, condizioni di partenza, vissuto familiare…

Appunto come hanno ben compreso quei «maestri d’arte» che sono i santi…
Certo. Sono figure con una dimensione vocazionale molto forte che si è sviluppata ed è maturata in relazione con il loro vissuto umano. Mi spiego. Troveremo Madre Teresa di Calcutta e con lei l’incontro con la povertà che diventa provocazione e quindi vocazione. In Gianna Beretta Molla si scoprirà l’esperienza della malattia, da lei assunta e rielaborata in una dimensione spirituale che la porta comunque a scegliere la vita, perdendo la propria per salvare quella della figlia che nasce. Don Pino Puglisi insegna invece a stare dentro una dimensione sociale sofferta, dolorosa, e a diventare nonostante ciò un portatore di giustizia, come ha fatto lui salvando i suoi ragazzi dalla mafia. Poi Francesca Saverio Cabrini, che dedica tutta la sua vita ai migranti italiani negli Stati uniti e all’interno di questa realtà scopre la sua vocazione, e Pier Giorgio Frassati, questo giovane che conosciamo bene, capace di esprimersi sempre al massimo livello sia nell’impegno sociale sia in quello universitario. Ed è dunque dentro l’“accademia d’arte” dove l’arte è la vita che si gioca, è il talento che si gioca, che i ragazzi dell’oratorio estivo incontreranno questi artisti, questi “maestri d’arte” che sono tali proprio perché hanno giocato la loro vita.

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