Domenica 26 aprile in tutte le parrocchie e comunità si pregherà per i giovani. Si celebra infatti la 63esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, per la quale papa Leone ha intitolato il suo messaggio «La scoperta interiore del dono di Dio». «Questo richiamo forte alla cura dell’interiorità vale per qualsiasi vocazione», commenta Cristina Fumagalli, ausiliaria diocesana e direttrice del Centro diocesano vocazioni.
Negli ultimi anni il Cdv collabora strettamente con la Pastorale giovanile, si raduna quattro volte all’anno per offrire spunti di riflessioni su diversi temi, affinché la dimensione vocazionale sia tenuta presente in ogni proposta pastorale. Per questo il tavolo di lavoro, guidato da don Giuseppe Como, comprende oltre 20 membri che rappresentano in Diocesi le varie realtà di vita consacrata, ma anche la Pastorale familiare e quella giovanile, la Fom, la Caritas ambrosiana…
«La vocazione non è un traguardo, ma un cammino che si nutre della relazione con Dio e della scoperta dello spazio interiore che accompagna ogni momento della vita – spiega -. C’è sempre un cammino per tutti, anche per chi vive la scelta vocazionale ormai da anni: io stessa mi sono sentita interpellata. Quello del Papa è un messaggio molto aperto, che offre un’occasione di riflessione e confronto all’interno delle comunità».

In un messaggio che verrà pubblicato proprio domenica 26 aprile, l’Arcivescovo invita gli stessi ragazzi, adolescenti e giovani a invocare lo Spirito Santo perché li aiuti nel discernimento. Ma come favorire questi cammini verso una scelta vocazionale?
Li può favorire una vita comunitaria che sappia accogliere e accompagnare, attraverso forme tradizionali, ma non solo. Io lavoro in Caritas e posso dire che ci sono percorsi caritativi che di fatto sono anche vocazionali; nelle esperienze che fanno i giovani, tante e significative, l’importante è che trovino luoghi e persone che possano accompagnarli e aiutarli a riflettere su ciò che hanno vissuto. A volte i giovani fanno scelte senza la comunità che invece potrebbe aiutarli, perché non si tratta di consumare tante esperienze per farne una raccolta. I giovani abitano tanti luoghi e a volte noi adulti facciamo fatica a capire come abitarli tutti; ma l’accompagnamento e l’accoglienza possono favorire una lettura della vita in termini di chiamata. Ciascuno infatti è chiamato a rispondere a questo dono particolare che, come dice il Papa, è la scoperta della felicità, di un progetto che dà pienezza. E poi è importante che i giovani incontrino persone capaci di dare una testimonianza serena, sincera.
Che cosa oggi spaventa di più i giovani? La definitività, la paura di non farcela, la poca conoscenza di sé e dei propri limiti…
Credo siano un po’ tutti questi aspetti. A volte non sanno dove guardare. Se penso alla vita consacrata femminile è talmente ampio lo spettro che occorre un itinerario che aiuti i giovani a orientarsi. Forse questo li spaventa, anche se l’orientamento non è la definitività. Bisogna offrire loro la possibilità di orientarsi sul senso della domanda di vita in generale, che poi diventa concretezza di uno stile, di un carisma particolare da seguire. Il mondo è pieno di attrattive, come pure la vita di consacrazione.
Papa Leone, nel suo messaggio, suggerisce ai giovani tre atteggiamenti che favoriscono ogni scelta vocazionale. Dice: «Fermatevi, ascoltate, affidatevi». In una società frenetica come quella di oggi e le mille sollecitazioni esterne non è facile…
Non è facile né per i giovani, né per le comunità e per gli stessi adulti, perché il rischio è quello di proporre tante esperienze, immaginando che soddisfino la loro sete. Vale per i giovani, ma penso per tutti, imparare a fermarsi, ascoltare, affidarsi, come stile personale e impegno sempre nell’ottica educativa di una comunità che accoglie, accompagna, orienta. Anche dopo i grandi raduni, come quello del Papa, è importante, nell’ordinario, offrire ai giovani uno spazio di affidamento nella preghiera, nell’azione, nell’adorazione. Non sempre e non tutti hanno una comunità che li attende e tanti giovani scelgono da soli.




