Il progetto di integrazione per ragazzi con disabilità è parte integrante del percorso di catechesi, realizzato con modalità accessibili a tutti. Un modello preso a esempio da altre comunità e premiato anche al concorso Cei “Tutti per tutti”

di Cristina     CONTI

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Bambini e ragazzi non vedenti, autistici, affetti da sindrome di Down o sulla sedia a rotelle, che frequentano gli incontri di catechismo e l’oratorio estivo insieme agli altri. È il progetto di integrazione per persone con disabilità attivo ormai da dieci anni a Bresso. «Le famiglie ci avevano chiesto un luogo per accogliere i loro figli nel tempo libero – spiega don Andrea Carrozzo, responsabile della Pastorale giovanile decanale -. All’inizio il servizio era offerto la domenica pomeriggio e nei giorni di festa. I genitori coinvolti poi sono aumentati ed è nata la richiesta di accompagnare questi ragazzi anche all’interno di un cammino di fede, in un vero e proprio percorso spirituale. L’obiettivo, infatti, è quello di formare la persona sotto tutti i punti di vista».

Così alcune catechiste hanno dato la loro disponibilità e si è costituito un gruppo unico, formato da bambini di età diversa. «Le catechiste hanno accolto il desiderio dei genitori e hanno creato un nuovo modo di parlare con i ragazzi», aggiunge don Carrozzo. Brani del Vangelo messi in scena come un vero e proprio copione teatrale, disegni, racconti mimati. Linguaggi che permettono di rendere il messaggio comprensibile da tutti, ma che agevolano anche chi non ha disabilità. «Con il tempo, i ragazzi sono arrivati a ricevere i Sacramenti e altre famiglie del territorio si sono affacciate a questa esperienza – sottolinea don Carrozzo -. Il progetto è abbastanza conosciuto nel territorio e nei paesi limitrofi. Sono le famiglie stesse, che frequentano i nostri ambienti, a raccontarlo e a darne testimonianza». Oggi i ragazzi che ne fanno parte sono una ventina: il più piccolo ha appena iniziato la seconda elementare, i più grandi hanno tra i 16 e i 17 anni.

Da qui è nata anche l’esperienza dell’oratorio estivo per tutti, dove i ragazzi con disabilità sono perfettamente integrati con gli altri. «L’oratorio ha provato a collaborare con la Coges, una cooperativa educativa che già seguiva i bambini a scuola, e ha realizzato un servizio per le cinque settimane dell’oratorio estivo, in modo che anche i bambini con disabilità potessero partecipare senza problemi», precisa don Carrozzo. Al mattino, dalle 9 alle 12, è presente un educatore per ogni bambino, se possibile lo stesso che poi lo accompagna a casa e a scuola durante l’anno, o comunque qualcuno che conosce la famiglia. «Per gli adolescenti questa esperienza è stata utile, perché li ha stimolati a organizzare momenti di preghiera e giochi per tutti – commenta don Carrozzo -. Si sono ingegnati a trovare nuove forme di gioco e di partecipazione. Mentre altri oratori della zona sono stati incuriositi». Catechisti, genitori e adolescenti sono venuti spesso a Bresso a guardare le attività per poi portarle nei loro oratori.

Cene, eventi, raccolte fondi. Sono diverse le modalità che permettono di finanziare queste iniziative. «I ragazzi con disabilità pagano quello che pagano gli altri. Perché questo sia possibile, partecipiamo a diversi bandi dedicati al tema dell’inclusione e della disabilità e spesso vinciamo. L’ultimo in ordine di tempo è stato il concorso della Cei “Tutti per tutti”, in cui abbiamo raggiunto l’ottavo posto e abbiamo vinto un premio di 3 mila euro, provenienti dall’8 per mille», racconta il sacerdote. E poi si organizzano momenti strettamente conviviali, in cui si raccolgono fondi per sostenere le attività di accompagnamento. «L’aspetto più bello di questa iniziativa è proprio che tutta la comunità se ne fa carico. Nessuno è lasciato da solo, tutti partecipano insieme», conclude don Carrozzo.

 

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